Pakistan: “ha offeso Maometto”, pastore cristiano minacciato di morte

cris12 nov. – Accusato di aver insultato il profeta Maometto, denunciato per blasfemia e minacciato di morte da un gruppo estremista islamico: la vittima e’ Adnan Masih, un pastore cristiano di Lahore. Ieri il procuratore ha ordinato alla polizia di avviare indagini approfondite, e di tenere l’uomo e la sua famiglia sotto protezione fino a quando non sara’ chiarita la situazione. Il Jamat-ul-Dawa, l’organizzazione radicale, ha dichiarato pero’ di poterlo uccidere “anche se in custodia delle forze dell’ordine”.

La vicenda – riferisce l’agenzia AsiaNews – ha avuto inizio il 7 ottobre scorso per un equivoco. Adnan Masih stava sostituendo il fratello al negozio di occhiali in cui e’ impiegato, il Diamond Glass. Mentre era li’, il pastore cristiano ha notato su uno scaffale un libro scritto da un leader musulmano che guida l’organizzazione estremista Jamat-ul-Dawa, considerata fuorilegge. Masih ha notato che alcune frasi relative alla Bibbia erano sbagliate, e le ha corrette a penna lasciando poi il libro nel negozio. Il giorno successivo Abid Mehmood, un collega del fratello, ha denunciato Masih alla polizia accusandolo di blasfemia (art.   295A, 295B e 295C del Codice penale pakistano). Venuto a sapere della denuncia a suo carico, il cristiano ha negato ogni responsabilita’.

Da quel momento pero’ sono iniziate le minacce di morte da parte del Jamat-ul-Dawa, culminate con l’emissione di una fatwa contro Masih. Spaventato per se’ e i suoi cari, l’8 novembre scorso l’uomo si e’ consegnato alla polizia locale, chiedendo protezione. “Siamo spaventati – raccontano i familiari – Adnan non ha scritto nulla contro l’islam. Ha solo corretto alcune cose riguardo Gesu’ Cristo”. Ad AsiaNews padre Arshed John, della diocesi di Lahore, spiega: “Questo e’ il terzo caso di persecuzione contro i cristiani sfruttando le leggi sulla blasfemia avvenuto in soli due mesi. Spero che la polizia sara’ in grado di proteggerlo. Chiedo a tutti, senza distinzione di religione, di pregare per quest’uomo e per la sua famiglia”. (AGI) .

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