Il paradossale riemergere del comunismo in salsa interbancaria

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comun10 nov – Gli europei sono sempre più poveri, il Pil crolla, le aziende chiudono, la disoccupazione galoppa mentre lo stato sociale rinsecchisce. Questo sfacelo non è figlio di nessuno. Letta è responsabile, Monti è prestigioso, Hollande  è stimabile, Merkel è rigorosa e Van Rompuy irreprensibile. Per non parlare di Draghi, salvatore dell’Euro che i posteri dipingeranno di sicuro alla stregua di un redivivo Don Giovanni d’Austria capace di difendere la cristianità dai assalti degli infedeli ottomani. Da qualche anno a questa parte, di fronte all’aggravarsi di una crisi che pare infinita, il capo della Bce ripete a cadenza trimestrale sempre lo stesso ritornello: “La politica monetaria della zona euro resterà accomodante per tutto il tempo necessario”.

A Supermario basta ripetere questa frasetta ogni tanto per meritarsi di volta in volta la solita valanga di applausi che parte in automatico nelle redazioni dei nostri principali giornali esperti in anilingus e produzione di bava. Anche ieri quindi, di fronte all’ennesimo taglio dei tassi di interesse promosso dall’inquilino dell’Eurotower,  sono partiti i consueti canti di lode all’indirizzo dell’Altissimo megapresidente  (clicca per leggere). Rileggete ora questo articolo del novembre del 2011 (clicca per leggere)  e dopo ditemi se, cambiata qualche virgola e la data, toni e contenuti non risultino esattamente identici ai tanti resoconti adoranti pubblicati in questi giorni per la gloria imperitura del Venerabile Draghi.

Nel mezzo due anni di lutti, licenziamenti, chiusura di imprese e disperazione. Tutto inutile. Qualunque cosa accada nel mondo reale non sposta di una virgola i temi di un dibattito pubblico sclerotizzato e abituatosi a suonare all’infinito lo stesso logoro spartito. Perché mai il taglio dei tassi di interessi promosso ieri dovrebbe sortire effetti differenti (cioè peggiorativi o nulli) rispetto alle identiche misure approvate nel recente passato? Cosa hanno risolto fino ad oggi le politiche “accomodanti” volute da mister Draghi a costo di inimicarsi per finta quel cattivone di Weidmann che guida la BuBa con pugno di ferro? Zero, nulla, nada. Cosa vi fa credere che ciò che non ha funzionato ieri, per magia funzionerà oggi? Per avere delle risposte sarebbe prima necessario che qualcuno facesse le domande. Ma siccome i nostri giornalisti sono in genere troppo impegnati ad usare la lingua per completare attività ben più remunerative, i dubbi rimangono giocoforza sospesi.

Tassi di interessi vicini allo zero e continua immissione di liquidità nel circuito finanziario e bancario, l’esperienza lo dimostra ampiamente, non generano affatto crescita, lavoro e aumento dei consumi. Anzi, paradossalmente finiscono quasi sempre per accentuare gravissime dinamiche recessive già in corso. Perché? Perché in realtà la massoneria reazionaria che controlla le leve della finanza globale è riuscita a separare di netto il sistema finanziario da quella produttivo. Oggi questi due mondi non si toccano. La finanza non è al servizio di un’idea di sviluppo. E’ divenuto un luogo oscuro e metafisico, che si autolegittima e si estranea, nelle cui vene scorrono fiumi di denaro creati dal nulla da banchieri centrali asserviti che servono a fomentare un circuito che, come al gioco del Monopoli, interessa solo i fortunati giocatori seduti al tavolo.

Per Marx il fatto che il denaro producesse interessi in automatico (persino dormendo) dimostrava lo sfruttamento intrinseco del Capitale in danno della classe lavoratrice. Il paradosso contemporaneo ci propone un quadro dove domina una specie di “comunismo interbancario” nel quale il denaro è abbondante e costa zero solo per chi fa parte del giro. Per gli altri invece, plebei costretti a misurarsi con la fatica del lavoro per sopravvivere, l’accesso al credito è pressoché impossibile. Solo iniettando liquidità nelle tasche di pochissimi, lasciando contestualmente morire di fame tutti gli altri, il pericolo inflazione tanto temuto dalle nostre responsabili classi dirigenti risulta debellato all’origine a dispetto di una massa monetaria che si allarga a dismisura a beneficio dei soliti noti. Agli aguzzini moderni non basta avere molti soldi. Effettivamente c’è più gusto a bere champagne in mezzo al deserto che in un bar al centro di Manhattan.

Francesco Maria Toscano  il moralista

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