Monzuno: il paese si mobilita per il recupero della Croce di Monte Venere

Don Dario Zanni davanti alla Croce di Monte Venere di Monzuno

Don Dario Zanni davanti alla Croce di Monte Venere di Monzuno

«Una grande sorpresa. Un impegno che mi sorprende». E’ sintetizzabile con queste parole di don Dario Zanni, ex viceparroco di Monzuno (oggi parroco a Sasso Marconi), la soddisfazione dell’intero paese per l’ottima riuscita del concerto organizzato nella Chiesa di San Giovanni Evangelista sabato scorso.
Una serata che ha reso visibile la grande partecipazione che si è venuta a creare attorno al progetto di raccolta di fondi per il recupero della croce di Monte Venere. Fatta costruire nel settembre del 1956 proprio da don Dario, in memoria delle vittime di tutte le guerre.
E che con il passare degli anni è stata prima aggredita dalla ruggine, e successivamente utilizzata come un qualsiasi traliccio, per l’installazione delle antenne e dei ripetitori per la telefonia mobile. E’ necessario rinforzarne il basamento, riverniciarla, illuminarla, e pulire il piazzale antistante, che comunque è già pavimentato.

«Grazie a questo progetto di restauro, si torna a dare alla croce il suo significato più integro, quello di un segno di fede e di memoria dei caduti», aggiunge don Dario.
Che subito dopo ricorda le motivazioni che hanno portato all’edificazione della croce: «Essendo stata eretta nel punto più alto dei tre comuni dell’Appennino bolognese i cui abitanti erano stati uccisi nella Strage di Marzabotto, la croce doveva diventare un segnale di conciliazione, di pace e di speranza per il futuro, chiaramente visibile anche da lontano».
Con una sensibilità, appunto, che travalicava i confini geografici del territorio di Monzuno: «Non è ammissibile fare distinzioni fra i morti buoni e i morti non buoni».
La guerra, in particolare la Seconda Guerra Mondiale, ha lasciato tracce profonde anche nella vita di don Dario: «Mio fratello più piccolo, che era rimasto ferito ad un piede, è riuscito a riprendersi. Mia madre, invece, ha sofferto a causa della mancanza di assistenza, e quando le truppe degli alleati sono arrivate per liberarci la sua salute era già compromessa».

L’appello per il recupero della croce, che don Dario aveva lanciato fin dal 2004, si è incrociato nell’agosto di quest’anno con l’esperienza di Alba Chiara Dotti, di Modena.
Nel 2008, all’età di 13 anni, proprio nel momento in cui sembravano avviati ad una promettente carriera nel mondo del calcio, i suoi due figli più grandi decidono di appendere le scarpe al chiodo e di entrare in seminario. Una scelta che lascia profondamente traumatizzato il loro fratello più piccolo, che guardava a loro come ai suoi due miti, e che non riesce minimamente a comprendere le motivazioni di un gesto come quello.
L’estate del 2013 offre ai tre fratelli la possibilità di tornare a trascorrere un po’ di tempo assieme, in un appartamento su misura per due settimane di “vacanza autogestita” che Alba Chiara è riuscita a trovare a Monzuno. E una passeggiata con destinazione la vetta di Monte Venere, in compagnia del figlio Matteo in procinto di indossare l’abito talare, la fa riflettere con una sensibilità diversa sul significato di quella croce di cui ciascuno di noi è chiamato a prendersi carico nella vita di tutti i giorni.

Dall’appello di don Dario del 2004, però, aveva già preso il via anche il coinvolgimento dell’attuale Primo Cittadino di Monzuno, Marco Mastacchi.
«In quel momento facevo parte dei gruppi dell’opposizione, ma fra quell’anno e la mia elezione a Sindaco nel giugno del 2009 non si è mosso assolutamente niente». Adesso, a seguito di un primo lavoro legato «all’approfondimento delle questioni più tecniche che riguardavano la rimozione delle antenne e dei ripetitori, con il coinvolgimento dei proprietari privati e non dei terreni e delle attrezzature stesse», l’Amministrazione comunale «vuole sollecitare la cittadinanza» e «si è resa disponibile per fare da punto di riferimento per tutti coloro che volessero contribuire».
Il Primo Cittadino ci tiene a sottolineare «la massima disponibilità da parte della Wind, proprietaria del terreno su cui sorge la croce e di un ripetitore dietro alla stessa, su cui si è resa disponibile anche per ospitare gratuitamente i ripetitori della Protezione Civile e della Pubblica Assistenza».

E racconta del concerto di sabato come di «una serata bellissima, sia dal punto di vista artistico che di quello della raccolta di fondi, che fra più di 500 euro di offerte libere e il ricavato della prevendita dei biglietti ci ha permesso di raggiungere quota 1.200/1.300 euro».
Alba Chiara è già al lavoro per una manifestazione da proporre al Sindaco come seguito di questa iniziativa: un quadrangolare di calcio a Rineggio, con testimonial ed ospiti veramente prestigiosi.

 

Luca Balduzzi

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