Spiegel: “Merkel spiata dal 2002. Anche a Roma un centro Nsa-Cia”

German Chancellor Merkel holds a BlackBerry Z10 smartphone featuring high security Secusite software at the booth of Secusmart during her opening tour at the CeBit computer fair in Hanover

26 ott – Nel 2010 la National Security Agency e la Cia possedevano circa 80 centri comuni di spionaggio ed intercettazioni in tutto il mondo, 19 dei quali si trovavano in capitali europee, inclusa a Roma. Lo rivela il settimanale tedesco Der spiegel, secondo il quale queste reti di ‘ascolto’ americane sono state costituite sul modello di quelle installate sulla fine degli anni ’70 in Paesi nemici. Tra le altre città si citano Parigi, Madrid, Praga e Ginevra. Un simile centro è attivo anche nell’ambasciata americana a Berlino

Il magazine tedesco, basandosi su alcuni documenti segreti della Nsa, afferma inoltre che Angela Merkel era spiata da servizi americani fin dal 2002, quindi tre anni prima che diventasse cancelliere tedesco. Una direttiva di intercettazione che sarebbe rimasta valida fino a poco prima del suo incontro con Obama, nel giugno scorso. Il numero da tenere sotto controllo sarebbe stato indicato come ‘Ge cancellor Merkel’, e la direttiva sarebbe partita dal dipartimento ‘European States Branch’. Questo servizio speciale di raccolta operava come “una branca di spionaggio non legalmente registrata” all’ambasciata americana di Berlino, dove un equipaggiamento altamente sofisticato veniva usato per spiare il governo tedesco.

Era già stato lo Spiegel a rivelare nei giorni scorsi la sorveglianza del cellulare del cancelliere tedesco. Successivamente il presidente americano Barack Obama aveva telefonato alla Merkel, assicurandole che avrebbe fermato lo spionaggio del suo cellulare se ne fosse stato al corrente. La Casa Bianca ha poi riferito che, nel corso della conversazione, Obama “ha assicurato che gli Stati Uniti non spiano e non spieranno il cancelliere Merkel”. La Casa Bianca non ha però accennato al passato.

Intanto dopo lo scandalo del Datagate, Brasile e Germania hanno preso l’iniziativa all’Onu per la stesura di una risoluzione che protegga la privacy su Internet e ne stanno discutendo con altre 19 delegazioni. Un fronte di 21 paesi che sta elaborando una bozza con cui si chiede agli Stati membri dell’Onu “di prendere misure per metter fine alle violazioni dei diritti” alla privacy e di “rivedere le procedure, pratiche e leggi in materia di sorveglianza extraterritoritoriale di comunicazioni private e l’intercettazione di dati personali di cittadini in giurisdizioni starniere”. Ogni due anni, prevede il testo, l’Alto commissario per i diritti umani dovrà fornire un rapporto su “diritti umani e sorveglianza indiscriminata”.

Fra i paesi vi sono alleati degli Stati Uniti, come Francia e Messico, o Paesi rivali come Cuba e Venezuela. L’iniziativa coinvolge anche Argentina, Austria, Bolivia, Ecuador, Guyana, Ungheria, India, Indonesia, Liechtenstein, Norvegia, Paraguay, Sud Africa, Svezia, Svizzera e Uruguay. Mentre l’Italia non appare nel gruppo citato.

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