Cassazione: Ustica, fu un missile e ci fu un depistaggio

ustica22 ott – “Il depistaggio ormai si considera accertato” e la tesi “del missile sparato da aereo ignoto risulta oramai consacrata anche nella giurisprudenza”. Così la Cassazione che ha accolto il ricorso dell’erede del patron della compagnia area Itavia di cui faceva parte il DC9 caduto al largo di Ustica il 27 giugno 1980. Nella tragedia morirono gli 81 passeggeri. La corte suprema ha così disposto un nuovo processo a Roma per valutare un’eventuale responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento della compagnia aerea.

Consacrata la tesi del missile – Inoltre la tesi “del missile sparato da aereo ignoto”, quale causa dell’abbattimento del DC9 Itavia caduto al largo di Ustica, risulta “oramai consacrata” anche “nella giurisprudenza” della Cassazione. Ad avviso dei supremi giudici, comunque, dal momento che è accertato il depistaggio delle indagini da parte di ufficiali dell’Aeronautica diventa anche “irrilevante ricercare la causa effettiva del disastro”, e questo “nonostante la tesi del missile sparato da aereo ignoto, la cui presenza sulla rotta del velivolo Itavia non era stata impedita dai ministeri della Difesa e dei Trasporti, risulti ormai consacrata pure nella giurisprudenza di questa Corte”. Ora i due Ministeri torneranno sotto processo.

Valutare il peso del depistaggio sul crac Itavia – Sarà quindi un nuovo processo civile, davanti alla Corte di appello di Roma a valutare, su indicazione della Cassazione, se il dissesto della compagnia aerea Itavia sia stato “effettivamente preesistente” al disastro aereo di Ustica o se, e in quale misura, il fallimento sia stato determinato dalla “riconosciuta attività di depistaggio” delle indagini. La Cassazione ricorda anche che il disastro aereo avvenne in situazione “assai peculiare” del mercato “del trasporto aereo nazionale, da poco avviato timidamente verso la liberalizzazione e la progressiva apertura all’iniziativa economica dei privati”.
Legale famiglia Davanzali: è solo l’inizio – ”Siamo solo all’inizio. Ora la verità dovrà venire fuori, si scoprirà chi ha compiuto la strage e chi l’ha coperta. Noi non abbiamo mai avuto dubbi: il Dc9 di Ustica è stato abbattuto da un missile”. Per l’avvocato Mario Scaloni, difensore della famiglia Davanzali ”resta un unico rammarico: che Aldo Davanzali, morto nel 2005, non ci sia più”.

Bonfietti: buona notizia, mancano solo i colpevoli – Anche per Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, la decisione della Cassazione ”è una buonissima notizia, l’ennesima buona notizia che arriva della Cassazione in sezione civile. L’ennesima conferma di quello che già sappiamo: sappiamo quello che è successo, ora mancano solo i colpevoli. Ora ci vuole un maggiore impegno da parte del Governo per capire chi abbia abbattuto un aereo civile e abbia depistato le indagini. E’ un problema politico del Governo che non deve solo pagare i conti ma chiedere conto del perchè si sono depistate indagini”.

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Il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo con il nominativo radio IH870, scomparve dagli schermi del radar del centro di controllo aereo di Roma alle 20.59 e 45 secondi del 27 giugno 1980. L’aereo era precipitato nel mar Tirreno, in acque internazionali, tra le isole di Ponza e Ustica. All’alba del 28 giugno vennero trovati i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell’equipaggio).

La partenza in ritardo – Il volo IH870 era partito dall’ aeroporto Guglielmo Marconi di Borgo Panigale in ritardo, alle 20.08 anziché alle previste 18.30 di quel venerdì sera, ed era atteso allo scalo siciliano di Punta Raisi alle 21.13. Alle 20.56 il comandante Domenico Gatti aveva comunicato il suo prossimo arrivo parlando con “Roma Controllo”. Il volo procedeva regolarmente a una quota di circa 7.500 metri senza irregolarità segnalate dal pilota. L’aereo, oltre al radar di Ciampino (Roma), era sotto il raggio d’azione di due radar della difesa aerea: Licola (vicino Napoli) e Marsala.

Il mancato arrivo e l’allarme – Alle 21.21 il centro di Marsala avvertì del mancato arrivo a Palermo dell’aereo il centro operazioni della Difesa aerea di Martinafranca. Un minuto dopo il Rescue Coordination Centre di Martinafranca diede avvio alle operazioni di soccorso, allertando i vari centri dell’aeronautica, della marina militare e delle forze Usa. Alle 21.55 decollarono i primi elicotteri per le ricerche. Furono anche dirottati, nella probabile zona di caduta, navi passeggeri e pescherecci. Alle 7.05 del 28 giugno vennero avvistati i resti del DC 9. Le operazioni di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell’aereo, vari relitti e alcuni bagagli delle vittime.



   

 

 

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