Bari: la rivolta degli immigrati fu un inferno, lanci di massi e spranghe di ferro e materassi incendiati

cara18 ott – «Fu un inferno. Le nostre macchine completamente distrutte, decine di uomini feriti, lanci di massi e spranghe di ferro e materassi incendiati». È il racconto della rivolta al Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Palese (Bari) del primo agosto 2011, fatto in aula da Rosa Romano, dirigente di polizia alla Questura di Bari che quel giorno era sui binari mentre centinaia di migranti in protesta partecipavano ad una vera e propria guerriglia.

«Ad un certo punto – racconta la dirigente, citata come testimone nel processo – ci avevano accerchiati e avevano assediato il modulo di polizia lanciando bottiglie e pietre contro porte e finestre. Un inferno, mentre le famiglie di migranti con bambini che non prendevano parte alla rivolta si riparavano all’interno dei moduli abitativi».

Nel processo in corso dinanzi alla prima sezione collegiale del Tribunale di Bari sono imputate 31 persone, accusate di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, blocco ferroviario, interruzione di pubblico servizio, danneggiamenti, incendi e violenza privata. Tra gli imputati uno dei tre presunti capi della rivolta, il 36enneSankara Maliki del Burkina Faso, che risponde anche di istigazione a delinquere. Il processo è stato aggiornato al 7 marzo 2014. Parteciperà all’udienza MadaKabobo, il 31enne ghanese imputato per la rivolta ma l’unico ancora detenuto perchè all’alba dell’11 maggio scorso ha aggredito e ucciso a picconate tre passanti alla periferia di Milano.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, coordinati dal pm Marcello Quercia, circa 300 migranti, istigati da tre ospiti del Cara, organizzarono la protesta con l’obiettivo di accelerare le pratiche per i permessi di soggiorno e il riconoscimento dello status di rifugiati. Con sassi, spranghe di ferro, bastoni, zappe, rastrelli e bottiglie di vetro, danneggiarono la struttura del Cara, auto e mezzi sulla vicina strada ferrata e sulla Statale 16, bloccando il traffico ferroviario e la circolazione stradale per ore e causando anche il ferimento di un centinaio di agenti dello Forze dell’Ordine intervenuti per contenere la rivolta. Dei 300ne furono identificati 45. Nel febbraio scorso altri 14 migranti, cittadini originari di Bangladesh, Pakistan, Costa d’Avorio e Mali, sono stati condannati con rito abbreviato.

gazzetta

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