Bari, il dramma di 26enne incinta: «Muoio ma salvate mia figlia»

vendola

18 OTT – Preferisce non curare il suo tumore al cervello, inoperabile, ma salvare la bambina che porta in grembo. Angela Bianco, 26 anni, di Casalveleno (Salerno), studentessa in Scienze della formazione, non ha dubbi: «Mia figlia deve nascere. Io? Io vengo dopo di lei. Assolutamente». La famigliola è approdata a Bari, nella clinica «La Madonnina», ieri mattina. Il marito, Marco Spinelli, e i genitori di Angela le stanno attorno con tanto affetto e soprattutto rispetto per la scelta coraggiosa. Lunghi capelli neri, il viso della ragazza campana esprime tanta serenità. Infonde serenità ai familiari ma anche a medici e infermieri. Nonostante tutto. Il sole del tramonto filtra dalla finestra al secondo piano della clinica del gruppo Cbh, Reparto Ostetricia.

La bambina si chiamerà Francesca Pia. Angela e Marco, devotissimi del Santo di Pietrelcina, lo hanno già deciso. Una speranza di salvare madre e figlia, però, c’è. La spiega il dottor Enrico Restini, il chirurgo oncologo che sta seguendo la paziente a Bari: «Il tumore è inoperabile – conferma lo specialista – e l’unica cura praticabile è la radioterapia. Le tecniche per così dire tradizionali metterebbero in pericolo la salute del feto. A Bari, precisamente alla “Mater Dei”, il nostro gruppo sanitario ha in dotazione il “Cyber Knife”, il coltello cibernetico in grado di bombardare la massa tumorale con la precisione di un terzo di millimetro. Insomma – aggiunge Restini – la tecnica avanzata, della quale disponiamo nell’altra nostra clinica, consentirebbe di colpire solo la massa tumorale e non parti del cervello il cui coinvolgimento potrebbe compromettere la salute del feto».

Il chirurgo oncologo ricorre a una metafora: «È come se ho un elicottero il cui pilota può decidere di atterrare non genericamente su Carbonara, ma esattamente nella piazza centrale, anzi esattamente al centro della piazza centrale». Il problema è che per autorizzare l’utilizzo della macchina occorre una firma dell’amministrazione regionale. «Dall’autorizzazione all’impiego della macchina – aggiunge Restini – deriverebbe l’autorizzazione alla spesa, che andrebbe poi in carico alla Regione Campania, dove risiede la paziente». In effetti la spesa complessiva della procedura terapeutica è di circa 8mila e 500 euro.  […]

GAZZETTAdelMezzogiorno

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5 Commenti per “Bari, il dramma di 26enne incinta: «Muoio ma salvate mia figlia»”

  1. Ma può la burocrazia mettere a rischio una vita ,togliere ad una meravigliosa mamma la possibilità di crescere la sua bambina?ma fate il piacere ,forse se al suo posto ci fosse un qualunque disgustoso politico il problema non sussisterebbe,Smettetela di giocare con la vita degli altri ,uomini che non temono neache Dio,non si sfuggirà al suo giudizio.

  2. provate a parlare con l’istituto carlo besta di milano! è all’avanguardia

  3. l’unico commento che si può fare ad una donna così forte, così determinata?
    un bocca al lupo!…….. e che crepi il lupo.
    e che l’iter burocratico non faccia intralcio alla terapia da fare.
    di nuovo… forza Angela

  4. Ma di cosa si parla? Ci sono anche dubbi? Se c’è una sola possibilità… anche merita un tentativo!

  5. Vi auguro ogni bene, spero che la tecnica detta dal chirurgo oncologo possa essere messa in pratica.
    Però siamo sull’assurdo, avere un macchinario e non poterlo usare se non facendo firmare un’autorizzazione è triste….
    Forza Angela, tanta positività aiuta a essere sereni!!!

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