Diffamazione: non più carcere per i cronisti, Sel e M5S votano contro

sel17 OTT – Via libera dell’Aula della Camera al testo che riforma il reato di diffamazione a mezzo stampa, cancellando il carcere per i giornalisti e i direttori di testate. I sì sono stati 308, 117 i contrari, 8 gli astenuti. Il testo passa al Senato. Contro votano Sel e M5S.

No al carcere per i giornalisti in caso di reato di ingiuria o diffamazione a mezzo stampa, ma una multa da cinquemila a diecimila euro. Tuttavia, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato falso, la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità, si applica una multa da ventimila a sessantamila euro. E’ questo l’aspetto più rilevante della proposta di legge in materia di diffamazione che, prendendo spunto da quella presentata dal deputato del Pdl Enrico Costa e da quelle di altri parlamentari, è stata approvata in prima lettura dall’Aula della Camera.

La nuova disciplina della rettifica
Alla condanna è associata la pena della pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva, vi sarà anche l’interdizione da uno a sei mesi dalla professione. Ma la rettifica sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità.

La modifica apportata dalla proposta di legge è sostanziale perché oggi la sanzione per la diffamazione a mezzo stampa è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o con una multa non inferiore a 516 euro, secondo l’articolo 595 del codice penale. Un’altra novità del testo riguarda l’ambito di applicazione della legge che coinvolgerà anche le testate giornalistiche online registrate presso le cancellerie dei tribunali mentre escluderà i blog.

Punizione anche per il querelante “temerario”
La pena è ridotta di un terzo e non si applica la pena accessoria dell’interdizione dalla professione. il direttore può delegare la vigilanza a uno o più giornalisti professionisti idonei a svolgere le funzioni di controllo e la delega deve risultare da atto scritto e accettata dal delegato. In caso di querela temeraria, il querelante può essere condannato al pagamento di una somma da mille a diecimila euro in favore delle casse delle ammende. Con la nuova norma, non solo il giornalista professionista ma anche il pubblicista potrà opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.

Infine, anche per l’ingiuria e la diffamazione fra privati, viene eliminato il carcere ma aumenta la multa che si applica anche alle offese arrecate per via telematica. La pena pecuniaria è aggravata se vi è attribuzione di un fatto determinato. Risulta abrogata l’ipotesi aggravata dell’offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.



   

 

 

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