Cambia sesso, ma non vuole lasciare sua moglie: “Ricorrerò alla Corte UE, non mi arrendo”

ale13 ott –  Non si arrende il marito che ha deciso di cambiare sesso ma non di lasciare sua moglie. Alessandra Bernaroli, 41 anni e un passato alle spalle da Alessandro con tanto di matrimonio in Chiesa, è pronto a dichiarare ancora battaglia. “A giorni, probabilmente già questa settimana – spiega Bernaroli all’Adnkronos – l’ordinanza interlocutoria della Cassazione verrà pubblicata in Gazzetta ufficiale, a quel punto io e mia moglie avremo 20 giorni di tempo per presentare le nostre memorie. Lo faremo senza alcun dubbio e, semmai la Consulta dovesse decidere di non riconoscere il nostro matrimonio, mi rivolgerò alla Corte europea dei diritti dell’uomo: non mi arrendo, non ho alcuna intenzione di indietreggiare di un solo passo”.

La vicenda di Bernaroli e di sua moglie è destinata a fare giurisprudenza. Si tratta, infatti, del primo caso del genere in Italia. La coppia si era rivolta al Tribunale dopo che Bernaroli, bolognese, dipendente della Banca popolare dell’Emilia Romagna e attivista dell’associazione Rete Lenford, aveva ottenuto il cambio di sesso sulla propria carta d’identità, ma per avere il documento nuovo si era fatta stilare uno stato di famiglia in cui la coppia risultava separata pur abitando sotto lo stesso tetto. E’ lì che comincia una battaglia a colpi di udienze e dibattimenti sulla quale ora dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale.

La Cassazione ha infatti deciso di inviare gli atti alla Consulta muovendo dubbi sulla norma che ha imposto lo scioglimento del matrimonio. Per gli ermellini “tale soluzione obbligata pone l’interrogativo della sua compatibilità con il sistema costituzionale” e con “l’autodeterminazione nelle scelte relative all’identità personale”, del diritto dell’altro coniuge di scegliere se proseguire la relazione. Ma per Bernaroli la sentenza della Cassazione non rappresenta affatto una vittoria, anzi.

Lei sperava che la Cassazione mettesse fine all’annosa vicenda una volta per tutte. “In Italia bisogna trovare qualcuno che decida – lamenta – non lo fa la politica e anche la giustizia dimostra di non assumersi la responsabilità di farlo. Lo dico con una nota di stanchezza, mentre continuo a vedere preservato lo status quo, il conservatorismo primeggia. In tutti i gradi di giudizio passati sinora ho toccato con mano la volontà di preservare la macchina burocratica”, accusa Bernaroli, che bolla come “un abominio” l’annullamento di un matrimonio “che di fatto è un divorzio di Stato”.

La sua unione, però, va avanti a vele spiegate: “Sto mangiando un piatto di spaghetti preparato da mia moglie – sorride al telefono – è un tesoro, dovrei farle una statua per la pazienza che ha avuto sinora”. Di divorzio, dunque, nemmeno a parlarne, “lotterò fino all’ultimo dei miei giorni”. “Non vorrei che ora – ironizza – abdicasse anche la Corte Costituzionale passando la ‘palla’ all’Onu. Chi deve decidere è pagato per questo, non si può far melina per evitare spaccature, altrimenti rischiamo di ritrovarci un Paese di zombie”.

Questa sarà la terza volta, tra l’altro, che la Consulta tratterà una vicenda di transessualismo: la prima nel ’79, quando negò il cambio di nome a chi mutava sesso, la seconda nell’85, quando tornò sui propri passi circa la pronuncia del ’79 aprendo al cambio di nome. La terza sul caso Bernaroli “e spero che l’esito arrivi presto – l’auspicio della diretta interessata – e che la Corte Costituzionale si pronunci già nei primi mesi del 2014. La battaglia è sfibrante, spero di venirne a capo una volta per tutte”. Intanto la fede nuziale resta all’anulare, “al suo posto. Ed è lì che rimarrà, comunque vada”.



   

 

 

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