Pagheremo con le bollette dell’acqua le infrastrutture idriche per l’Africa

bollette12 ott – Investimenti e cooperazione internazionale per offrire ai Paesi in Via di Sviluppo progetti che garantiscano l’accesso all’acqua. E’ la proposta fatta da Federutility (la Federazione delle imprese energetiche e dell’acqua) nella giornata conclusiva del Festival dell’acqua a L’Aquila – che per tutta la settimana ha ospitato 151 relatori, personaggi della cultura e dello spettacolo, quasi 2000 bambini delle scuole elementari e medie – si realizza con un contributo da parte dei servizi idrici dell’1% che, se attuato, in Europa vale una cifra pari a circa 5 miliardi all’anno.

Il Festival dell’acqua serve a mascherare l’interesse di chi vuole lucrare sull’acqua

“Riproporremo e sosterremo l’iniziativa parlamentare per raccogliere, con le bollette idriche, risorse per la cooperazione internazionale – afferma Mauro D’Ascenzi, vicepresidente di Federutility -. L’acqua nei Paesi in Via di Sviluppo è un volano fondamentale per la crescita sociale ed economica. È un diritto universale”. L’obiettivo è creare “un meccanismo universale di regolamentazione che garantirebbe l’accesso ad acqua potabile e servizi igienici” sulla base dell’esperienza francese (con il ‘Oudin-Santini Act’).

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Secondo le proiezioni di Federutility questo modello tariffario, se applicato in tutta Europa, consentirebbe il recupero di 5 miliardi di euro all’anno. In Africa, per esempio, con progetti simili, con 400 mila euro è stato assicurato l’approvvigionamento idrico a 15.000 persone.

L’adozione anche in Italia di una norma analoga a quella francese potrebbe portare il nostro Paese a svolgere un ruolo significativo nella promozione di infrastrutture idriche a vantaggio dei Paesi in Via di Sviluppo, senza comportare disagio economico per gli utenti e sviluppando il ruolo delle Ong. Federutility ricorda che “la tariffa idrica in Italia è tra le più basse d’Europa”. Per esempio a Roma il costo medio è pari a 0,8 euro per metro cubo, a Parigi si superano i 3 euro, a Berlino 4,6 e a Copenhagen, 6,5.

Partecipano all’appello di Federutility, affinché ci sia un sostegno parlamentare, anche Unesco, Focsiv, ed Expo 2015. Proprio in vista della fiera internazionale a Milano nel 2015 – dove tornerà la prossima edizione della kermesse ‘idrica’ e dove ci sarà un messaggio ad hoc sull’acqua per il Pianeta – “saremmo orgogliosi di poter arrivare a quell’appuntamento con l’annuncio che il mondo ha raggiunto e superato gli Obiettivi del Millennio – osserva D’Ascenzi -. Lo saremmo ancora di più se potessimo arrivare a quella data presentandoci come un’Italia che traduce la commozione per i morti di Lampedusa in solidarietà vera, attuando una legge italiana che sostenga il diritto all’acqua per coloro che fuggono da fame e sete”.

L’importanza dell’accesso all’acqua è stata raccontata da Simone Grego del Programma Acqua dell’Unesco che definisce gli investimenti nella risorsa come qualcosa che fa bene al Pil, circa 35 volte di più dei Paesi che non lo fanno. Grego ha anche ricordato che “le persone al mondo che non accesso all’acqua potabile 884 milioni e 2,6 miliardi quelle senza servizi igienici e sanitari di base. E 3,5 milioni di persone muoiono ogni anno per scarsa qualità dell’acqua”.

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Nel frattempo ecco cosa fa La UE (da Movisol)

L’UE dice no a Transaqua e condanna l’Africa ad altre tragedie come quella di Lampedusa

9 ottobre 2013 (MoviSol) – La tragedia di Lampedusa ha costretto i media e la politica europei a parlare del problema dell’Africa. L’accento tuttavia è su misure repressive o di accoglienza, evitando accuratamente di affrontare al cuore il problema dello sviluppo di quel continente.

A dir poco vergognoso, se non infame, è l’atteggiamento della Commissione Europea, che ora mostra preoccupazione ma è tra i corresponsabili del genocidio africano per aver letteralmente sprecato i fondi a disposizione in innumerevoli e inutili micro-iniziative, respingendo i grandi progetti infrastrutturali con motivazioni ambientaliste.

Proprio con queste giustificazioni poche settimane fa, rispondendo ad un’interrogazione del parlamentare europeo Cristiana Muscardini, il Commissario allo Sviluppo Andris Piebalgs ha respinto il progetto di trasferimento idrico dal bacino del Congo al Lago Ciad, chiamato Transaqua. Sulla base della nostra notizia (cfr. SAS 29/13), l’on. Muscardini aveva fatto presente alla Commissione che la sofferenza degli africani nel Sahel “potrebbe essere alleviata se si potesse far giungere acqua in quelle regioni”.

Il deputato italiano ha chiesto alla Commissione se fosse al corrente del progetto Transaqua, e se sì, come mai non sia stato preso in considerazione, e se la versione ridotta del progetto, il trasferimento idrico dal fiume Obangui, fosse stata avviata.

Piebalgs ha replicato che l’UE è al corrente di Transaqua, ma l’ha confuso forse volutamente con il progetto Obangui, e affermando che “gli studi preliminari di fattibilità indicano tuttavia che il progetto comporterebbe notevoli rischi ambientali”.

Raggiunto per un commento, Marcello Vichi, che negli anni settanta e ottanta guidò il team dell’IRI che sviluppò l’idea di Transaqua, ha osservato che già a suo tempo gli ambientalisti si opposero perché, sostenevano, il canale avrebbe impedito agli animali di muoversi liberamente nella regione del Congo. “E’ come se in Italia, quando fu fatta l’Autostrada del Sole, avessero detto: no, non si può fare perché divide il paese in due”. Si è sempre bravi a difendere l’ambiente a casa degli altri, ha concluso con amarezza.

La Commissione Europea, rifiutando di promuovere i progetti che possono veramente cambiare il volto dell’Africa, si è resa corresponsabile del genocidio in corso.

 



   

 

 

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