Alitalia privata, c’è Poste per te e per Mistral Air

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11 ott – Poste Italiane ( che ha esperienza nel settore essendo proprietria di Mistral Air, a suo tempo presieduta dall’ex deputato e fondatore di Forza Italia Antonio Martusciello) dovrebbe partecipare con 75 milioni all’aumento di capitale da 300 milioni complessivo, a cui si dovrebbero aggiungere 200 milioni di crediti. Una cifra necessaria per ridare ossigeno alle casse quasi vuote del vettore che altrimenti rischia di rimanere a terra.

Si tratta di una ”soluzione intermedia”, un’altra operazione ponte per rivedere Alitalia a condizioni migliori, che dovrà essere varata dal Cda convocato per oggi. ”Ce l’abbiamo fatta”, ricorda il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, aggiungendo come in questo modo ”ora l’integrazione con il partner straniero può essere affrontata da posizioni di parità”.

[box] Cosa c’entrano le Poste con il trasporto aereo? C’entrano, c’entrano. E, dati alla mano, hanno in effetti tutti i numeri per gestire al meglio anche una patata bollente come Alitalia. Sarmi conosce in effetti il settore. Nel 2007 ha comprato Mistral Air, piccola compagnia fondata da Bud Spencer, impiegata di notte a portare in giro per l’Italia plichi postali e di giorno per servizi charter (specie i pellegrinaggi a Lourdes, che nel caso della società dei patrioti pare una destinazione azzeccata). E il track-record della Mistral è la prova provata di come le Poste siano adatte a capire subito i problemi del grande malato dei cieli italiani.

Nei cinque anni sotto la sapiente gestione dei postini tricolori la Mistral non ha mai chiuso un bilancio in attivo e ha obbligato a più riprese l’azionista a mettere mano al portafoglio per ricapitalizzarla. I conti 2012 si sono chiusi con 8 milioni di passivo su 100 di fatturato e un patrimonio in rosso per 3 milioni. Tanto che Sarmi aveva deciso di metterla in vendita e di uscire dal settore del trasporto aereo. Ora invece sta pensando a raddoppiare. I soldi non gli mancano. Sono quelli dei risparmiatori italiani in coda paziente agli uffici postali, inconsapevoli di essere chiamati a metter un buco alle malefatte dell’imprenditoria privata di casa nostra.[/box]

Poco prima una nota dell’esecutivo aveva benedetto la società del Tesoro come partner industriale e con un chiaro appello agli imprenditori ‘italiani’, usciti malconci dagli ultimi cinque anni di gestione privata di Alitalia, ha chiesto ad ognuno di fare la propria parte. ”Ora i soci si assumano la responsabilità”, ha avvertito il Governo ribadendo la strategicità della società della Magliana e ponendo espliciti paletti: ”Sono necessarie una profonda revisione del piano industriale e l’adozione nei tempi più rapidi del nuovo piano da parte dei nuovi organi societari”.

Ricordiamo che i soci italiani di Cai-Alitalia sono Riva con il 10,6% delle azioni, Intesa Sanpaolo (8,9%), Benetton/Atlantia (8,9%), Colaninno/Immsi con il 7,1%, Toto al 5,3%, Angelucci (5,3%), Fondiaria Sai ( 4,4%), Equinocse (3,8%), Carbonelli (3,1%), D’avanzo (2,7%), con l’1,8 Acqua Marcia, Finanziaria/Gavio, Pirelli, Gfmc; seguono Maccagnani all’ 1,4%, Vitrociset e Traglio/Aura Holding all’1,3; Fondo Intesa Ottobre 2008 (1,2%); e con lo 0,9% Manes/12 Capital Portfolio, Marcegaglia Spa e Loris Fontana & C.

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