Milizie armate dominano in Libia: sparatorie per strada, sequestri e rapine a mano armata

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10 ott –  Il sequestro del primo ministro libico Ali Zeidan si puo’ inserire nel clima di sfiducia nella polizia e nell limitato controllo esercitato dal governo di Tripoli che fa sì che, a due anni dalla rivoluzione del 17 febbraio che ha portato alla deposizione di Muammar Gheddafi, siano le milizie a tenere le redini della sicurezza della Libia. Anche la figlia dell’ex capo dei servizi segreti libici del regime di Gheddafi Abdullah al-Senussi era stata rapita da uomini appartenenti a una milizia legata al ministero degli Interni, la Prima Unita’ speciale di rinforzo, ufficialmente per evitare che finisse nelle mani di miliziani rivali.

A farne le spese è la stabilita’ e l’economia del Paese, con frequenti sparatorie per la strade, sequestri e rapine a mano armata all’ordine del giorno, un numero crescente di funzionari di governo assassinati e il continuo contrabbando di armi dal Niger e dal Ciad. Molti miliziani, infatti, non hanno una preparazione militare professionale, ma hanno preso le armi solo durante la rivoluzione contro Gheddafi per poi non abbandonarle.

La sicurezza era al primo punto del governo libico, ma le numerose milizie private, meglio armate rispetto alla polizia e all’esercito, hanno la meglio, raccogliendo i frutti del lavoro svolto per far cadere un regime che aveva guidato il Paese per 42 anni. Durante la rivoluzione, infatti, meccanici, commercianti e contadini hanno aderito a milizie su base tribale, familiare, religiosa o di quartiere. Hanno preso le armi dal vasto arsenale di Gheddafi e creato una rete con molte differenze, ma un unico obiettivo: rovesciare il colonnello. Dopo la sua morte nell’ottobre 2011, molti miliziani si sono rifiutati di deporre le armi. Alcuni per farsi giustizia da soli sostituendosi a polizia ed esercito, altri restando organizzati in bande criminali o in gruppi religiosi estremisti.



   

 

 

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