Un libro e un documentario ricordano Carlo Maria Martini, “Cardinale del dialogo”

CarloMariaMartini

Il 31 agosto dello scorso anno, dopo una lunga malattia, ci lasciava il Cardinale Carlo Maria Martini, da molti soprannominato “il cardinale del dialogo”. Lui che annotava: «La via della pace sembra passare sempre più per l’ospitalità».
Nel primo anniversario della sua scomparsa, la Mostra internazionale di Arte cinematografica di Venezia è stata un’occasione sicuramente particolare per presentare due iniziative editoriali in sua memoria: acquistare il libro Il silenzio della parola di don Antonio Modena, il segretario personale del Cardinale durante gli anni della malattia, e il documentario Carlo Maria Martini-Un uomo di Dio di Salvatore Nocita, con interviste -fra gli altri- a don Antonio Sciortino, Direttore di Famiglia cristiana, a Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, a don Luigi Ciotti e ad Aldo Maria Valli, vaticanista per la Rai.


INTERVISTA CON DON ANTONIO SCIORTINO, VENERDI’ 4 OTTOBRE 2013 (a cura di Luca Balduzzi)

Come è nata questa iniziativa editoriale così particolare (multimediale) per ricordare il cardinale Carlo Maria Martini nel primo anniversario della sua scomparsa? E perché avete scelto anche una location come quella della Mostra del Cinema di Venezia per darle visibilità?
Carlo Maria Martini non è stato solo un “pastore” molto amato nella sua diocesi di Milano, ma ha segnato con la parola e gli scritti la storia della Chiesa di questi anni. Anzi, è stato un profeta dei nostri tempi. Ha anticipato quella Chiesa accogliente e in dialogo con tutti, che sta incarnando molto bene papa Francesco. Purtroppo, come Mosé, Martini ha intravisto la terra promessa, ma non ha potuto mettervi piede.
Quando, poco tempo prima della sua morte, disse in un’intervista che la Chiesa “era indietro di duecento anni”, denunciava una comunità ecclesiale stanca e invecchiata, che aveva perso l’ottimismo, la freschezza e lo slancio del Vaticano II, appesantita da un apparato burocratico e ipertrofico, da riti e abiti pomposi. E in difficoltà a proporsi come “guida” per le nuove generazioni. Una stanchezza da vincere attraverso tre “vie”: la “Parola di Dio”, la “conversione” e i “sacramenti”. “La Chiesa”, diceva, “deve avere la forza di riconoscere i propri errori e percorrere un cammino di radicale cambiamento, cominciando dal papa e dai vescovi”. Martini denunciava una Chiesa chiusa in sé stessa e autoreferenziale, come fa oggi anche papa Francesco.
Con la nostra iniziativa multimediale, condivisa con il Corriere della sera, abbiamo voluto rendere omaggio a questa grande figura di pastore e comunicatore. E rilanciare l’insegnamento di Martini, che auspicava il ritorno della Chiesa allo spirito del Vaticano II. Una Chiesa che, alla luce del Vangelo e della Parola di Dio, fosse vicina agli uomini d’oggi, che attendono una risposta su tanti problemi esistenziali, soprattutto quelli legati all’inizio e a fine vita, ma anche sui divorziati, le coppie risposate e le famiglie allargate. Una Chiesa in dialogo con tutti, credenti e non credenti, che sta dalla parte degli umili e non dei potenti, spoglia di ogni simbolo di potere e di ricchezza. Martini, nella linea della formazione spirituale e dell’apertura verso tutti, diede vita a due straordinarie iniziative come la “Scuola della parola”, che fece confluire nel Duomo di Milano migliaia di giovani a meditare e pregare sui testi sacri, e poi la “Cattedra dei non credenti”, che fu una straordinaria esperienza di dialogo e di incontro tra chi ha fede e chi è alla ricerca di un senso esistenziale. In ciascuno di noi -diceva Martini- c’è un credente e un non credente, per questo è importante che ognuno ascolti le ragioni dell’altro.
Perché abbiamo presentato alla Mostra del Cinema il libro e il Dvd su Martini? E’ presto detto: la sua morte, a fine agosto 2012, coincise con l’inizio della Mostra del Cinema di Venezia, e gli organizzatori appresa la notizia gli hanno voluto rendere subito un pubblico omaggio. Così, a distanza di un anno, anche noi ci siamo inseriti su quel terreno laico ma “fertile” del Festival per commemorarlo con un film-dossier del regista Salvatore Nocita, Carlo Maria Martini, un uomo di Dio, che ripercorre la vita del cardinale nei luoghi e nelle città da lui tanto amate, Roma, Milano e Gerusalemme. E con una serie di interviste a personaggi del mondo ecclesiale, del giornalismo e della cultura.

Che ritratto del Cardinale emerge dal racconto del suo segretario don Damiano Modena?
Il libro Carlo Maria Martini, il silenzio della parola, nasce dalla straordinaria esperienza umana e spirituale di don Damiano Modena, che ha assistito il cardinale negli ultimi anni della sua vita, alle prese con la malattia, il Parkinson, che progressivamente l’ha ridotto all’immobilità e alla perdita della parola. E’ un Martini inedito, molto umano e familiare, che combatte contro la malattia e non si arrende mai. Un Martini che segue con preoccupazione le tristi vicende della Chiesa, dai preti pedofili alle divisioni e al carrierismo tra le alte gerarchie; che non ha mai smesso di ricevere amici, giornalisti e persone semplici che chiedevano di incontrarlo nel suo ritiro a Gallarate; che ha tenuto una rubrica mensile di lettere e risposte con i lettori del Corriere della sera, fino a poco tempo prima della morte. Un libro denso di emozioni, “fioretti quotidiani” che don Damiano racconta con la partecipazione e la commozione di un “figlio” che ama e assiste il padre, divenendone la voce e l’interprete delle sue parole. Un figlio che ha accompagnato il padre fino alla morte, con una gioiosa complicità, che ha reso meno pesante la lotta contro la devastante malattia del Parkinson, che ha tolto a Martini il dono più grande che egli possedeva: la parola e la capacità di comunicare con tutti. Dall’insieme dei racconti di don Damiano emerge un cardinale ben diverso da quell’immagine distaccata che dava a prima vista, per l’imponenza della sua statura e per la naturale timidezza. Un Martini affabile e cordiale con tutti, attaccato alla vita e agli amici, in lotta con paure e insofferenze, ma sempre lucido e sereno nel condurre una vita normale, nonostante le tante limitazioni dovute alla malattia.

L’immagine scelta per il titolo del libro, quella di una persona capace di comunicare anche attraverso quel silenzio esteriore a cui era stata costretta dalla malattia, sintetizzata in maniera molto efficace la forza “pastorale” che ha caratterizzato l’apostolato del cardinale anche in quel periodo della sua vita.
Il silenzio della parola è uno straordinario titolo che mette assieme la forza della parola e dei suoi scritti con la testimonianza umana e cristiana attraverso il silenzio e la sua stessa “debolezza fisica”. Pur impossibilitato a muoversi, Martini non s’è mai isolato dal mondo. Aveva una particolare predilezione per i giovani, e ogni occasione era buona per stare in mezzo a loro e osservarli da vicino. A Gallarate, don Damiano regolava il flusso delle “udienze” fino a quattro incontri al giorno. Venivano a trovarlo illustri personaggi ma anche persone semplici, affascinate dalla sua figura, dai suoi insegnamenti e dai suoi scritti. Le lunghissime file nel Duomo di Milano per un saluto e una preghiera davanti alla sua salma sono state la testimonianza più significativa di una stima e un affetto molto estesi, e non solo tra i credenti.

Nel documentario si ripercorre, fra l’altro, l’esercizio del ministero del Cardinale in due città particolari, Milano e Gerusalemme, a cui si è sempre sentito maggiormente legato. Come raccontava la vita e la sua attività in questi luoghi, anche così differenti fra loro?
In realtà, le città in cui si è snodata la vita di Martini sono tre: Roma. Milano e Gerusalemme. Nella capitale ha svolto i suoi studi biblici fino a diventare Rettore del Biblico e poi dell’Università Gregoriana, fino a quando Giovanni Paolo II lo strappò dai suoi amati studi per inviarlo vescovo a Milano, nella più grande diocesi del mondo. A Milano, pur non avendo esperienze pastorali alle spalle, si impose per la grande statura di studioso della Parola di Dio e del Vangelo, che seppe calare nella difficile realtà milanese, negli anni del terrorismo. Significativo fu il suo ingresso nel capoluogo lombardo, a piedi dal Castello Sforzesco al Duomo col Vangelo in mano, memore di quanto gli aveva scritto Dossetti: “Le raccomando che da lei Milano senta solo Vangelo, nient’altro che Vangelo”. D’altronde, la Parola di Dio era la sola cosa che egli conosceva molto bene. Gerusalemme, infine, fu la città del suo grande amore, dove pensava di finire i suoi giorni ed esservi anche sepolto. La malattia l’ha privato del “sogno” di legare l’ultima parte dell’esistenza alla “città della speranza”, sacra alle tre religioni monoteiste. Una città carica di simboli, dove si decide il destino dell’umanità intera e la pace nel mondo. E dove anche concludere l’esistenza “è quasi come morire in cielo”, un anticipo di Paradiso.

Il Cardinale ha sempre mantenuto uno sguardo attento e interessato anche alle vicende politiche e sociali che si sono intrecciate agli anni del suo ministero…
Il mondo laico e la politica hanno sempre avuto un’attenzione particolare per il cardinale Martini, riconoscendo in lui un interlocutore intelligente e aperto ai problemi della società. Fece scalpore a Milano la sua vicinanza ai poveri e ai carcerati. Una delle sue prime visite pastorali fu ai detenuti di San Vittore. A lui consegnarono l’arsenale di armi i brigatisti coi quali aveva stabilito una lunga relazione epistolare. Fu la coscienza critica in una città in preda alle paure negli anni del terrore. Ma seppe anche portare nella “Milano da bere”, indaffarata e affannata, una dimensione spirituale e contemplativa della vita, allora poco conosciuta e praticata. Ma furono, soprattutto, i suoi discorsi alla città, in occasione della festa di sant’Ambrogio, patrono di Milano, a scuotere i politici per richiamarli al dovere del servizio e al rispetto della legalità, in anni in cui dominavano corruzione e clientelismo, sfociati poi in “Mani pulite”.

Nella presentazione del libro, lei racconta della Chiesa che il Cardinale sognava, e che ha molti punti in comune con quella che sta cercando di portare avanti papa Francesco…
Martini sognava una Chiesa povera, accogliente e misericordiosa. Vicina a quelle persone che papa Francesco chiama gli “scarti della società”, poveri ed emarginati, carcerati e barboni. Sognava, come don Tonino Bello, la “Chiesa del grembiule”, che si mette a servizio dell’umanità, spoglia di quegli apparati e sovrastrutture che ne offuscano l’immagine e tradiscono la testimonianza del Vangelo. Voleva una Chiesa che sa “farsi prossimo” a tutti, che “cerca Gesù” e si incarna nella storia e nei problemi quotidiani. Non tutti sanno che già da prete e poi da rettore del Biblico, Martini dedicava il suo tempo non solo ai severi studi esegetici, ma anche a opere di assistenza e solidarietà. Trascorreva le domeniche al carcere minorile di Casal del marmo o nelle borgate di Primavalle dove celebrava Messa, e accudiva gli anziani nelle loro case o nelle comunità dov’erano ricoverati. A Milano, come segno di questa attenzione verso i poveri e gli immigrati, destinò un fondo lasciatogli in eredità per costruire la “Casa della carità” affidata alle cure di don Colmegna.

Qual è il suo personale ricordo del Cardinale?
Diversi sono i ricordi personali, come quello di averlo affiancato a Lecco come relatore nell’incontro annuale del cardinale con i giornalisti in occasione di san Francesco di Sales, loro santo patrono. Ma mi aveva colpito, all’inizio della mia professione giornalistica, l’attenzione e il tempo che mi aveva dedicato quando, ancora da praticante, ero andato a intervistarlo e a raccogliere il racconto, avventuroso e appassionante, di un suo viaggio in Zaire, dove s’era recato per predicare un corso di esercizi spirituali ai missionari. Ma, poi, ho sempre seguito con estremo interesse tutti i suoi passi e i suoi scritti, ispirandomi al suo magistero come fa un discepolo con un grande maestro. Soprattutto, con un grande maestro della comunicazione qual era Martini, che sapeva annunciare il Vangelo agli uomini d’oggi con il linguaggio d’oggi.



   

 

 

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