Tutte le leggi ad personam della sinistra, da Prodi a Penati, da Sofri e Valpreda

pd[…]  Ultima, ma solo in ordine cronologico, “la legge Severino”, votata in maniera bipartisan da Pd e Pdl sull’onda emotiva degli scandali dei gruppi consiliari in varie regioni italiane. Un mostro giuridico che non solo nasconde profili di incostituzionalità, ma che ha di fatto salvato l’ex braccio destro di Pier Luigi Bersani, Filippo Penati, da un processo per concussione, dato che abbrevia i termini di prescrizione proprio per quel reato. Eppure ce l’hanno propinata come una legge giusta, necessaria e urgente.

Un po’ come successe nel dicembre del 1972 con la cosiddetta “legge Valpreda”, varata dal governo Andreotti dopo un’incessante campagna mediatica promossa da un vastissimo movimento d’opinione che, su input delle sinistre, si era mobilitato in favore di un artigiano anarchico, meglio noto come Pietro Valpreda. In carcere per la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, beneficiò di un provvedimento che disponeva la concessione della libertà provvisoria anche a coloro che erano imputati per reati gravissimi.

Una robetta da niente, insomma. Bazzecole – si dirà – rispetto a un Lodo Alfano, alla legge Cirami o alla ex Cirielli. O perché no alla “legge Sofri”, approvata da un Parlamento a maggioranza centrosinistra l’11 novembre 1998, all’indomani del respingimento dell’istanza di revisione delle condanne di Sofri, Bompressi e Pietrostefani per il delitto Calabresi. Proprio grazie a quella legge, in caso di revisione del processo disposta dalla Corte di Cassazione, essa sarebbe potuta avvenire in una Corte d’Appello diversa da quella cui apparteneva il giudice di merito, se coinvolto nell’indagine preliminare o nella sentenza di condanna.

Fu tutto vano, però. Così come la proposta, sempre di quel periodo, contenuta in un disegno di legge firmato da alcuni senatori dell’Ulivo (nello specifico Ersilia Salvato, Luigi Manconi e Cesare Salvi, ndr) che prevedeva una modifica dell’articolo 176 del codice penale. “Il condannato alla reclusione può essere ammesso alla liberazione condizionale quando siano trascorsi più di 20 anni dal fatto per il quale è stato condannato, sempre che in libertà, ovvero durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere insussistente il pericolo che commetta altri reati”, si leggeva la proposta di cui, per puro caso, avrebbero beneficiato proprio Sofri, Bompressi e Pietrostefani.

Ma la più grossa la fece senza dubbio il governo Prodi nell’estate del 1997 (ministro di Grazia e Giustizia, Giovanni Maria Flick, ndr), quando con la sponda dell’Ulivo promosse e approvò l’abrogazione dal codice penale dell’abuso d’ufficio non patrimoniale. Legge che, guarda caso, riguardava proprio Romano Prodi, presidente del Consiglio, e Claudio Burlando, ministro dei Trasporti, indagati per quell’odioso reato. Risultato: Prodi uscì indenne da un’inchiesta contornata da molti punti oscuri, fu prosciolto, evitando il rinvio a giudizio, e continuò la sua brillante carriera politica. Identica sorte toccò al dalemiano Burlando, per il quale i magistrati annunciarono addirittura la sospensione del procedimento che lo riguardava in attesa delle decisioni del Parlamento Sovrano (solo col centrosinistra).

Esilarante, insomma. Soprattutto se si pensa che il trio di governo Prodi-Burlando-Flick era accomunato dal fatto che quest’ultimo, allora Guardasigilli e dunque direttamente chiamato in causa nel momento di controfirmare la legge, era stato l’avvocato difensore dei primi due.

Stupefacente alla stessa maniera del decreto con cui il ministro Oliviero Diliberto, l’anno successivo, rinviò di sei mesi l’incompatibilità nella funzione di Giudice per l’udienza preliminare, chiamato a decidere se archiviare un’inchiesta o rinviare a giudizio, di un medesimo Giudice delle indagini preliminari, se nel corso di queste avesse disposto custodie cautelari.

L’incompatibilità sarebbe dovuta entrare in vigore il 2 giugno ’99, ma il governo D’Alema la posticipò al gennaio del 2000. Perché altrimenti il Gip di Milano, Alessandro Rossato, proprio quello del processo Imi Sir, sarebbe divenuto incompatibile e non avrebbe potuto decidere come Gup il rinvio a giudizio di Berlusconi, che venne nel novembre. E anche qui, sia chiaro, sono solo coincidenze.

ilquintuplo   20 sett 2013



   

 

 

1 Commento per “Tutte le leggi ad personam della sinistra, da Prodi a Penati, da Sofri e Valpreda”

  1. Non centrano niente quelle leggi ad personam, non erano a favire di un Berlusconi, Presidente del Consiglio di area di centro destra, ma a personaggi che hanno incominciato a fare i terroristi di sinistra in Italia, perchè l’assassionio di Calabresi è un atto terroristico. Quindi rendiamoci conto i terroristi hanno avuto dalla loro parte tutte le forze politiche di sinistra le quali hanno fatto di tutto per tirarli fuori dal carcere. Addirittgura due rivisioni di processo. Meditate gente,meditate.

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