La sinistra sociale e quella giudiziaria vogliono l’esproprio dell’ILVA

ilva16 sett –  Il caso ILVA acquista ogni giorno di più uno straordinario significato di carattere generale che si aggiunge agli evidenti danni prodotti sull’economia e sul lavoro italiano da provvedimenti giudiziari sproporzionati e indifferenti ai terzi incolpevoli come i lavoratori, i clienti e i fornitori. Ora viene invocato il commissariamento generale del gruppo quale dichiarata premessa per la sua nazionalizzazione. Si vuole non solo sottrarre al mercato – con prevedibili effetti disastrosi sulla sua competitività – un gruppo produttivo decisivo per tutta l’industria metalmeccanica nazionale, ma costituire anche un più generale precedente per l’esproprio di società italiane sgradite facendo magari leva perfino sulla responsabilità oggettiva. Coloro che credono nell’economia di mercato e nelle più elementari libertà economiche, coloro che temono la fuga degli investitori – esteri in primo luogo – devono reagire con determinazione nelle sedi istituzionali.

Maurizio Sacconi

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Il sequestro da parte del Gip di Taranto ”sottrae alla disponibilità di Riva Acciaio tutti i beni, senza disporre alcuna facoltà d’uso a beneficio dell’azienda”. Lo precisa Riva Acciaio, dopo la nota della procura di venerdì. ”Il sequestro preventivo penale – aggiunge Riva – impedisce all’azienda ogni utilizzo dei beni”. Inoltre Riva Acciaio sottolinea che le banche finanziatrici hanno congelato i fondi e che non è quindi possibile neanche pagare le utenze.



   

 

 

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