Oriana Fallaci: L’11 settembre e gli ultimi anni della sua vita.

orianaimagesCA9YSEVIIl 29 settembre del 2001 il «Corriere della Sera» pubblica La Rabbia e l’Orgoglio, una lunga lettera che segna il ritorno di Oriana Fallaci sulla ribalta della scena italiana e internazionale. Dopo anni di ritiro e di silenzio per dedicarsi alla grande saga della sua famiglia e combattere la sua spietata guerra personale contro il cancro, Oriana così racconta le ore che seguono la tragedia delle Twin Towers:

 Quell’11 settembre pensavo al mio bambino, dunque, e superato il trauma mi dissi: «Devo dimenticare ciò che è successo e succede. Devo occuparmi di lui e basta. Sennò lo abortisco». Così, stringendo i denti, sedetti alla scrivania. Ripresi in mano la pagina del giorno prima, cercai di riportare la mente ai miei personaggi. Creature d’un mondo lontano, di un’epoca in cui gli aerei e i grattacieli non esistevan davvero. Ma durò poco. Il puzzo della morte entrava dalle finestre, dalle strade deserte giungeva il suono ossessivo delle ambulanze, il televisore lasciato acceso per l’angoscia e lo smarrimento lampeggiava ripetendo le immagini che volevo dimenticare.[1]

La scrittrice fiorentina percepisce con forza il dovere di riflettere su quanto stava succedendo intorno a lei e nel mondo, e sente l’urgenza di scriverne. La pubblicazione del lungo articolo sul «Corriere della Sera», che nel giro di poche ore va esaurito, dà inizio a un dibattito senza precedenti in Italia e all’estero. Il successo de la Rabbia e l’Orgoglio richiede alla Fallaci un ulteriore impegno su più fronti, dalla revisione delle numerose traduzioni del libro alle risposte agli attacchi personali e pubblici di chi era contrario alle sue posizioni, fino alle denunce e ai processi prima in Francia e poi in Italia. Nonostante la ferma intenzione di ritirarsi di nuovo a vita privata, la scrittrice è ormai proiettata sulla ribalta della scena internazionale. Impossibile tirarsi indietro dopo le violente accuse all’Islam e all’Occidente.

A ripartire dal successo del 2001 la voce di Oriana si fa sentire in occasione dei dibattiti internazionali più scottanti: si schiera con forza contro l’eutanasia sulle colonne del «Foglio» in seguito alla vicenda di Terri Schiavo; si batte, stavolta sul «Corriere della Sera», contro il referendum per estendere la ricerca sulle cellule staminali; nell’aprile del 2002 scrive per «Panorama» un lungo pezzo contro l’antisemitismo che viene spontaneamente tradotto in inglese, in francese e in tedesco, in differenti versioni, e comincia a circolare su Internet provocando un fenomeno mai visto prima: la creazione, ad opera della giornalista francese Anne-Elisabeth Moutet, del sito thankyouoriana sul quale convergono migliaia e migliaia di messaggi di stima, apprezzamento e sostegno da tutto il mondo. Per la prima volta la Fallaci si avvicina all’universo di Internet e ne capisce le potenzialità di diffusione e comunicazione.

Dell’aprile del 2004 è La Forza della Ragione, un nuovo volume in risposta agli attacchi e alle minacce ricevuti per aver espresso il proprio punto di vista in assoluta libertà e senza condizionamenti:

 Stavolta non mi appello alla rabbia, all’orgoglio, alla passione. Mi appello alla Ragione. E insieme a Mastro Cecco che di nuovo sale sul rogo acceso dall’irragionevolezza ti dico: bisogna ritrovare la Forza della Ragione. stavolta a Cassandra, colei che riesce a vedere la verità ma non viene ascoltata, si sostituisce Mastro Cecco, condannato al rogo perché percepisce la verità nonostante l’oscurantismo medievale. […] Scriverlo era mio dovere.[2]

 Nel settembre successivo esce in edicola, con il «Corriere della Sera», il piccolo volume Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, poi rivisto e arricchito di un post-scriptum dell’autrice e ripubblicato a dicembre da Rizzoli, nel cofanetto La Trilogia di Oriana Fallaci, insieme a La Rabbia e l’Orgoglio e La Forza della Ragione, con il titolo Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse:

In quest’ultimo libro Oriana si auto-intervista, commentando gli ultimi attacchi terroristici, le ultime esecuzioni islamiche, la situazione politica italiana, e raccontando il proprio rapporto con la morte e con il cancro che avrà la meglio su di lei; nel breve post-scriptum, invece, trasfigura il testo dell’Apocalisse dell’evangelista Giovanni, identificando nella cultura islamica la versione attuale del mostro a sette teste e dieci corna che sale minaccioso dal mare.[3]

Tra il 2005 e il 2006, scrive il suo ultimo articolo sulla questione islamica, pubblicato sul «Corriere della Sera» con il titolo Il nemico che trattiamo da amico. Il quotidiano «Libero» fa invece partire una raccolta di firme per chiedere al Presidente della Repubblica la nomina a senatore a vita di Oriana. Settantacinquemila persone appoggiano l’iniziativa.

L’ultima intervista la Fallaci la concede al «New Yorker» raccontando qualcosa del suo passato, attacca di nuovo il mondo arabo, conferma la sua astensione dal voto in Italia criticando sia Berlusconi che Prodi e conclude ribadendo la sua spontanea unicità, il suo desiderio di rimanere, nonostante l’età, sempre lontana da ogni schema del politically correct: «Apro la mia boccaccia. […] E dico quello che mi pare».[4]

Nell’agosto del 2006 le sue condizioni di salute si aggravano, e Oriana chiede di essere trasportata in Italia, alla casa di cura Santa Chiara di Firenze, per poter chiudere definitivamente gli occhi sulla Cupola di Santa Maria del Fiore, il duomo di Firenze. Intanto ha terminato il suo ‘bambino di carta’ e lo da a suo nipote Edoardo Perazzi in copia dattiloscritta con precise disposizioni sulla futura pubblicazione che avverrà dopo la sua morte.[5] Il volume ha come titolo Un cappello pieno di ciliege. Edito nel 2008 narra l’epopea della famiglia di Oriana in una saga che copre gli anni dal 1773 al 1889, con incursioni nel passato e in un futuro che precipita verso il bombardamento di Firenze del 1944:

Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io. […] e tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, trisnonni, trisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro, a dargli anzi ridargli la vita che essi avevano dato a me.[6]

Il 15 settembre del 2006, all’età di settantasette anni, Oriana Fallaci muore lasciando un grande vuoto nella scena italiana. Riposa insieme ai suoi familiari al cimitero degli Allori di Firenze. Sulla sua lapide, soltanto tre parole: “Oriana Fallaci. Scrittore”. (Carmelo Sabatelli)


[1] Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio, Milano, Rizzoli, 2001, p. 29.

[2] Oriana Fallaci, La Forza della Ragione, Milano, Rizzoli, 2004, p. 131.

[3] Cfr. O. Fallaci, Oriana Fallaci intervista sé stessa-L’Apocalisse.

[4] Mike Wallace, Intervista ad Oriana Fallaci, in «60 Minutes», 1976.

[5] In un’intervista fatta da Maria Giuffrè a Paola Fallaci, sorella di Oriana, è stato dichiarato che Un cappello pieno di ciliege, in realtà non è stato ultimato, la dimostrazione sta nel fatto che Oriana voleva arrivare alla sua nascita mentre il libro si interrompe all’anno 1889.

[6] Oriana Fallaci, Un cappello pieno di ciliege, Milano, Rizzoli, 2008, pp. 22-23.



   

 

 

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