Piccinin: “il gas usato è stato usato dai ribelli, ho ascoltato le loro conversazioni”

pierre9 sett – Domenico Quirico, il giornalista de “La Stampa” liberato domenica dopo essere stato rapito in Siria, “ha subìto due false esecuzioni con una pistola”. Lo ha rivelato l’insegnante belga Pierre Piccinin, suo compagno di prigionia, il quale ha spiegato che entrambi sono stati sottoposti a “violenze fisiche”. I due hanno tentato due volte la fuga, ma, ricatturati, sono stati puniti. Poi la clamorosa rivelazione: “Assad non ha usato i gas“.

“Il regime non ha usato i gas” – “E’ un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco”, ha spiegato Piccinin alla radio RTL-TVi, riferendo di una conversazione, ascoltata a sorpresa, tra i ribelli. Piccinin ha aggiunto che ammetterlo “mi costa perché da maggio 2012 sostengo con decisione l’esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia . “Per il momento, però, per una questione di etica Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire i dettagli di questa informazione”. “Quando la ‘Stampa’ riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch’io in Belgio”, ha spiegato l’insegnante belga. Piccinin ha raccontato quindi che, quando il 30 agosto, lui e il giornalista italiano hanno appreso dell’intenzione degli Usa di agire in seguito all’uso, attribuito al regime, delle armi chimiche “avevamo la testa in fiamme: eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla”.

“Odissea terrificante” – I cinque mesi di prigionia “sono stati un’odissea terrificante attraverso tutta la Siria”. “Siamo stati trasferiti molte volte in diversi posti – racconta Piccinin – . “Non era sempre lo stesso gruppo che ci teneva prigionieri, e questi gruppi erano molto violenti, molto anti-occidentali e islamici anti-cristiani”.

Quirico in Procura – Quirico sarà interrogato nell’ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo assistito dai pm Francesco Scavo e Sergio Colaiocco. Sul caso a Roma è aperto un fascicolo nel quale si ipotizza il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo.



   

 

 

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