Mauro manda navi italiane in zona di guerra e prega col papa per la pace

maestr5 sett – Ci risiamo. Come i suoi predecessori anche l’attuale Ministro della Difesa, Mario Mauro, adotta la strategia del silenzio nascondendo notizie ritenute evidentemente scomode o sconvenienti. Dopo essersi distinto in discutibili sortite sul numero degli aerei che verranno rimpiazzati dagli F-35 e sul costo della portaerei Cavour, di fronte all’avvicinarsi della guerra in Siria il ministro ha annunciato nei giorni scorsi che parteciperà “al digiuno indetto dal Papa per la Siria” ma ha dimenticato di dire ai cittadini contribuenti di aver inviato nelle acque del Mediterraneo Orientale il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria, che ha già lasciato Taranto, e la fregata Maestrale, che salperà nelle prossime ore.

La notizia, trapelata da fonti vicine agli ambienti militari, non aveva nessuna ragione per restare segreta se non forse un qualche imbarazzo di Mauro nel pregare per la pace accanto al Santo Padre dopo aver inviato in zona di guerra 500 militari. Se è vero che le due navi italiane raggiungeranno acque già affollate di unità navali e sottomarini statunitensi, francesi, russi e turchi, è altrettanto innegabile che la missione delle nostre unità è più che giustificata e nulla ha a che fare con la guerra a Bashar Assad che appare ormai imminente. Doria e Maestrale sono infatti state inviate nei pressi delle coste libanesi  (non lontano da quelle siriane) per consentire all’Italia di non trovarsi impreparata allo scoppio delle ostilità.

L’invio delle due navi ha infatti l’obiettivo di fornire protezione contro  eventuali rappresaglie dei siriani o dei loro alleati (specie Hezbollah) al contingente di caschi blu italiani schierato nel Libano meridionale nell’ambito del contingente Unifil di cui l’Italia ha il comando affidato al generale Paolo Serra. I quasi 1.200 militari italiani, appartenenti per lo più alla brigata Pozzuolo del Friuli, sono privi di armi pesanti, antiaeree e antimissile e come tutti i 12 mila caschi blu di Unifil sono schierati sul terreno non per combattere ma solo per assicurare la copertura dell’area da monitorare tra il fiume Litani e il confine con Israele. Le caratteristiche delle due navi consentono di ipotizzare la missione loro affidata. Il cacciatorpediniere Andrea Doria da 5.500 tonnellate è  una nave concepita soprattutto per la difesa aerea grazie al sistema PAAMS (radar multifunzionale Empar e missili Aster 15) che garantisce una buona copertura areale contro attacchi dal cielo. La più piccola fregata Maestrale può invece offrire un buon supporto di fuoco ai caschi blu sul terreno in caso di attacchi con forze terrestri e in particolare con artiglierie contro le postazioni italiane o dei contingenti dell’Onu.

In grado di avvicinarsi alla costa, la Maestrale può entrare in azione con il suo cannone da 127 millimetri a tiro rapido in grado di colpire con precisione bersagli fino a 23 chilometri di distanza. Le due navi dispongono inoltre complessivamente di 4 elicotteri che potrebbero rivelarsi utili per trasportare truppe e materiali, evacuare feriti o effettuare ricognizioni. Anche se non fanno parte della flotta multinazionale che attaccherà la Siria le navi italiane si troveranno in ogni caso in zona di guerra co il rischio di venire coinvolte come i caschi blu a terra in un eventuale allargamento del conflitto al territorio libanese. A bordo delle unità vi sarebbero, oltre ai 425 membri degli equipaggi, anche molti tecnici e specialisti inclusi probabilmente incursori e subacquei del Comsubin la cui presenza potrebbe risultare necessaria nell’imprevedibile sviluppo del conflitto.

In questo contesto assume ancora più rilievo la rapidità con la quale la Marina ha approntato le due navi che fino a pochi giorni or sono erano destinate a una lunga sosta nel porto di Taranto. Del resto l’emergenza siriana evidenzia ancora una volta l’importanza di disporre di una flotta efficiente e con un numero di navi sufficiente anche a far fronte a crisi inattese. Aspetti che per la Difesa sarebbe stato opportuno evidenziare ma che sono rimasti invece nell’ombra a causa del silenzio del ministro Mauro. Le dichiarazioni degli esponenti politici riportate da Paolo Salvatore Orrù in un articolo pubblicato da Tiscali.it sono di una involontaria comicità.

Il viceministro degli affari Esteri, Lapo Pistelli, raggiunto telefonicamente a Tel Aviv (Israele), ci ha spiegato di non aver saputo nulla sull’argomento. “Sono decisioni – ha peraltro commentato l’esponente del Pd – che competono al ministero della Difesa”. Tuttavia, ha anche detto Pistelli, “ritengo che Doria e Maestrale siano salpate perché impegnate in esercitazioni”. Il viceministro ha anche precisato che da quel che gli risulta “non c’è nulla di programmato e che il governo italiano sta prendendo tempo per capire quale sarà l’approccio al problema da parte Congresso americano. Meglio, dunque, non dare giudizi a vista”. Il vice presidente della Commissione Difesa Massimo Artini (M5S) ci ha invece chiesto “tempo” per informarsi, la stessa richiesta ci è stata fatta dal segretario di Stato al Ministero della Difesa Gioacchino Alfano (Pdl).

Possibile che nel governo nessuno sapesse dell’invio di due navi italiane in zona di guerra?  Mauro non lo aveva detto a nessuno, neppure al suo sottosegretario Alfano? Della missione di Doria e Maestrale era al corrente almeno il sottosegretario alla Marina, Roberta Pinotti? Le opzioni sono solo due. O  fingono di non sapere per non dover fornire all’opinione pubblica spiegazioni ritenute scomnode, oppure davvero nessuno ne sapeva nulla e allora i 500 uomini e donne imbarcati su Doria e Maestrale sono figli di nessuno, inviati per di più a effettuare “esercitazioni” in  un’area che sta per essere sconvolta da operazioni belliche.
Le operazioni di protezione dei caschi blu di Unifil sembrano coinvolgere anche i francesi che in Libano schierano 866 militari, ancora più esposti degli italiani ad eventuali rappresaglie considerando che Parigi è in prima linea nel fronte degli interventisti. La Marine Nationale ha fatto salpare il 29 agosto da Tolone il cacciatorpediniere Chevalier Paul, nave del tipo Orizzonte gemella dell’italiana Doria con la quale probabilmente opererà congiuntamente (anche se non ci aspettiamo che la Difesa .ci informi in proposito). Con la differenza sostanziale che il governo francese ha reso noto subito l’invio della nave verso le coste siriane, quello italiao no. E per fortuna che solo pochi giorni or sono il Ministero della Difesa aveva reso pubblica la nuova Direttiva per la comunicazione strategica.

analisidifesa



   

 

 

2 Commenti per “Mauro manda navi italiane in zona di guerra e prega col papa per la pace”

  1. Cazzate ! Questi due catorci li conosco molto bene. Specialmente Nave Maestrale.
    Non sono in grado neanche di difendere sé stesse.
    Se entrano in acque territoriali siriane nell’ambito della scellerata azione di attacco di Obama Bin Laden potrebbero essere le prime a ad essere colpite.
    Inoltre: solo un babbeo ignorante può credere che vadano a proteggere le truppe italiane di UNIFIL. Con cosa le proteggono: con due elicotteri progettati per il pattugliamento e la caccia antisom ?
    Non mi risulta siano state dotate di elicotteri da attacco tipo Apache. Non mi risulta proprio.
    Altra cosa: non conosco nessuno sano di mente che si permetta di tentare un fuoco di copertura con un 127 mm in area ad elevata densità abitativa.
    VORREI CONOSCERE IL NOME DEL BASTARDO CHE HA ORDINATO QUESTA MISSIONE FARLOCCA ED INUTILE TENENDONE SEGRETE LE MODALITA’ !
    E del perché PDL e Lega non si sono opposti !
    E neanche quei cartoni animati di Grillology.

  2. Sei forte Sanna!!!

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