Venezia 70: Gianni Amelio delude la stampa

La delegazione (con Antonio Albanese) sul red carpet del film L'intrepido

La delegazione (con Antonio Albanese) sul red carpet del film L’intrepido

Un’occasione decisamente sprecata.
E’ questa la sensazione che lascia L’intrepido di Gianni Amelio, secondo dei tre film italiani in Concorso alla Mostra internazionale di Arte cinematografica di Venezia.

Eppure, un argomento più che mai attuale come il lavoro (o, meglio, la mancanza di lavoro), ed un protagonista che pur di riuscire a sopravvivere si è inventato il mestiere dell’eterno rimpiazzo, sarebbero sufficienti da soli per offrire spunti di riflessione molto più forti ed originali rispetto a qualsiasi altro film italiano che si sia cimentato con il tema della precarietà (Generazione 1000 euro di Massimo Venier, Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, solamente per citarne due).
Anche perché migliaia di esodati ci dimostrano come, oramai, la precarietà non sia più una caratteristica esclusiva delle giovani generazioni.

Amelio spreca tutto questo enorme potenziale cercando di mescolare toni drammatici e leggeri, che lasciano in bocca uno sgradevole sapore dolceamaro.
Nel bel mezzo di una crisi economica e finanziaria come quella che ha messo in ginocchio l’Europa, è semplicemente anacronistico strizzare l’occhio a quel cinema, anche italiano, che arrivava ad esaltare la sensazione del “vagabondaggio”, e cercava di trasmettere sempre e comunque un messaggio di speranza, facendo leva sul buonismo e sull’ottimismo di certi personaggi.

Rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa, Amelio ha detto di avere «bisogno di essere consolato. Penso che tutti abbiamo bisogno di qualcosa che non ci lasci l’amaro in bocca sempre, e quando vediamo un film vorremmo anche un po’ sognare. Anche quando ho fatto film differenti da questo, più drammatici, ho cercato di far intravedere sempre qualche spiraglio di luce».
Da questo suo nuovo tentativo, però, escono fuori solamente spunti narrativi semplicistici e scontati, e troppi personaggi lasciati abbozzati sullo sfondo.

L’unica scelta di Amelio decisamente azzeccata è quella dell’attore protagonista, Antonio Albanese.
Si sono conosciuti quasi venti anni fa, non hanno mai smesso di ammirarsi “a distanza”, e alla fine Amelio ha deciso di confezionare un personaggio “su misura” per Albanese. Decisamente agli antipodi di quelli che lo hanno reso celebre, come lo stesso attore ha riconosciuto: «Da un po’ di anni cerco di raccontare il nostro tempo attraverso i miei personaggi, ma in una maniera crudele ed un po’ paradossale. Mi sembrava molto interessante raccontare l’oggi con un personaggio apparentemente leggero, ma determinato e con una grande dignità».

 

Luca Balduzzi



   

 

 

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