Arabia Saudita e Qatar spingono gli Usa ad attaccare la Siria

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27 AGO – Qatar e Arabia Saudita appaiono da tempo in prima fila nel chiedere la caduta del regime siriano e sostengono l’iniziativa occidentale di un attacco militare contro obiettivi militari in Siria. Ma il loro crescente sostegno a fianco di bande criminali e di estremisti islamici locali e stranieri non sembra favorire la causa dei siriani colpiti da due anni e mezzo dalla repressione della famiglia Assad, al potere da oltre 40 anni. Il governo saudita ha oggi invocato una presa di posizione “seria e decisa” ma il blocco dei Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), guidato di fatto da Riad, è unito sulla Siria solo in apparenza.

IL QATAR. Dopo la successione al potere avvenuta a giugno, non è ancora chiaro quale atteggiamento assumerà Doha, il cui regime è sponsor dei Fratelli musulmani egiziani e siriani e del principale gruppo delle opposizioni siriane in esilio. Fino alla fine del 2012, il sostegno del Qatar ai ribelli era condizionato alla loro adesione al progetto della Fratellanza, ma negli ultimi mesi si è registrato una leggera flessione dell’influenza di Doha negli affari siriani.

L’ARABIA SAUDITA. Parallelamente, il ruolo di Riad è cresciuto sia in ambito regionale (Egitto) sia in quello siriano. Si hanno notizia nel nord e nell’est della Siria di un aumento dell’influenza di gruppi di jihadisti sostenuti con armi e danaro dall’Arabia Saudita. Questi gruppi sono accusati da ribelli siriani meno radicali di crimini contro attivisti e miliziani dell’Esercito libero, piattaforma sempre più indebolita di civili e soldati disertori.

GLI EMIRATI ARABI UNITI E KUWAIT. I sette prìncipi federati di uno dei Paesi più ricchi della regione e il Kuwait hanno svolto sin dall’inizio della crisi un ruolo ambiguo: con la retorica hanno condannato la repressione del regime, ma dall’altra lo hanno sostenuto economicamente. E nella crisi attuale non si sono ancora schierati in modo esplicito.

L’OMAN E IL BAHREIN. Mascate e Manama non hanno invece svolto un ruolo di primo piano. Il Bahrein, vicino all’Arabia Saudita e alle prese con una crisi interna da più di due anni, si è limitato a seguire la retorica di Riad. L’Oman ha invece tenuto un profilo di maggior equidistanza, anche forte della necessità di mantenere intatti i suoi buoni rapporti con l’Iran, alleato principe degli Assad.

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