Banca mondiale: Italia peggio di Zambia e Mongolia, impossibile fare impresa

chiuso18 ago . L’Italia è all’87° posto al mondo dove fare business, ma potrebbe scivolare anche al centesimo posto alla fine del 2013. Lo anticipano gli esperti della Banca Mondiale che già lo scorso anno (rapporto Doing Business) avevano evidenziato uno scivolone del nostro paese dal 83° posto su 187 nazioni prese in esame. Siamo in pratica finiti dietro a Mongolia, Bahamas, Zambia, Brunei e Albania, tanto per farsi un’idea, ma potremmo finire in coda a molti altri stati africani e asiatici che in questi ultimi anni hanno innescato una marcia in più verso le riforme e la crescita. . E questo significa essenzialmente una cosa: meno investimenti da parte degli stranieri e delle multinazionali e recessione più lunga e profonda.

Burocrazia, giustizia, Imu e sindacati rallentano le iniziative imprenditoriali

La causa principale del crollo della capacità di fare impresa di un paese a forte vocazione industriale – secondo l’ufficio studi di Confindustria – è dovuto all’eccessivo peso della burocrazia e al mal funzionamento degli apparati pubblici. Per gli imprenditori, la burocrazia italiana è vista come un forte ostacolo all’avvio di nuove attività e alla risoluzione dei problemi contrattuali per i quali ci si deve rapportare a un sistema giudiziario inefficiente. Basti vedere la normativa sui contratti di lavoro che è regolamentata da una selva di leggi e regolamenti di difficile comprensione anche per legali e commercialisti. Oltre a ciò vi è ancora una forte quanto anacronistica presenza dei sindacati in ogni angolo di attività produttiva che spesso frena o impedisce la flessibilità del lavoro, come diversamente già avviene in molti altri paesi industrializzati. Se poi a tutto questo si aggiunge l’enorme pressione fiscale che viene applicata su ogni genere di attività, non c’è da meravigliarsi se l’Italia presto scivolerà agli ultimi posti al mondo per fare business. Termometro indicatore sono le migliaia di chiusure aziendali che ogni mese si registrano, vuoi per motivi di insolvenza, vuoi perché gli imprenditori italiani preferiscono migrare all’estero dove non vi sono selve burocratiche e legislazioni complicate da superare.

Anche l’Imu impedisce alle imprese di fare business in Italia

Ad aggravare la situazione – secondo la Banca Mondiale – è poi la questione dell’Imu. Il patrimonio residenziale italiano “ammonta a 6.355 miliardi di euro con una media di 4,2 volte il Pil nazionale. La tassazione indiscriminata del patrimonio immobiliare e quindi anche di quello a uso commerciale e industriale, sta creando notevoli problemi anche agli imprenditori italiani e stranieri presenti sul territorio, già soffocati da un’eccessiva pressione fiscale e da un costo del lavoro che non ha eguali in Europa se rapportato agli standard di vita.

.investireoggi.it/

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