Incredibile show della Kyenge: No al burqa, ma valga anche per le suore

KYENGE51 ago –  (ilmonti)  Qualche giorno fa il Ministro Cecile Kyenge è stata ospite alla Festa del PD a cantù, dove ha tenuto un dibattito/confronto con il Sindaco di Varese Attilio Fontana.

Nonostante la platea fosse naturalmente tutta dalla sua parte, generosa negli applausi e nelle ovazioni, la Kyenge ha fatto di tutto per confermare il tagliente giudizio che l’On. Roberto Castelli ha sintetizzato sulla sua pagina Facebook giusto ieri:

“Politicamente è vicina allo zero essendo prima una perfetta sconosciuta. Porta avanti delle idee a mio parere demenziali che non troveranno seguito in norme di legge,”

Riascoltando il faccia a faccia canturino tra il Ministro e il Sindaco, non ho potuto fare a meno di annotarmi alcune delle castronerie che la titolare del dicastero del nulla ha inanellato durante la serata, eccone un piccolo resoconto:
Minuto 20′ 00” – IL RAZZISMO DEMOCRATICO

Si parla di razzismo e si scivola verso i fatti di cronaca, parlando dei fischi e “buuu” indirizzati al milanista Kévin Constant. Quando, giustamente, Fontana fa notare che seppur condannabile, deprecabile e vergognosa come pratica, i tifosi insultano e apostrofano solo i calciatori di colore della squadra avversaria, e mai quelli della propria squadra, nella stessa misura in cui insultano (madri, mogli, fidanzate e sorelle comprese) i giocatori bianchi, gialli o rossi, sempre e solo della squadra avversaria. Senza parlare delle contumelie rivolte alla terna arbitrale. Messa chiaramente in fuorigioco, spiazzata dalla disarmante ovvietà della risposta, la kyenge se ne esce con una bizzarra invenzione:

“quando ci troviamo di fronte ad uno che urla ad un nero solo della squadra avversaria, è ipocrisia, è razzismo democratico”

Razzismo democratico? Ma cosa vuol dire? Come fa ad essere democratico il razzismo? Così facendo si sminuisce la gravità e le tragedie che si portano con se i fenomeni di razzismo, che con i fischi dello stadio hanno poco a che vedere.

Nota a margine: curioso che si sia preso l’esempio di Kévin Constant, senza considerare che il terzino rossonero è un cittadino nato francese, a Grejus, che ha deciso poi di acquisire la cittadinanza della Guinea nel 2007. Esempio poco indicato per chi fa dello Ius Soli una bandiera.
Minuto 31’30” – LE SUORE CON IL BURQA?

Si parla di usi e costumi e della necessità che lo straniero accetti e rispetti le leggi dello Stato che lo ospita, i suoi usi e costumi. Si arriva inevitabilmente all’esempio, classico, del Burqa e l’interlocutore chiede se sia d’accordo o meno all’uso del Burqa. Dopo un panegirico abbastanza vacuo su condivisioni, percorso, gruppi di lavoro e via dicendo, ecco che Cecile si esibisce nel più clamoroso degli svarioni:

   “il fatto che la legge obblighi a far vedere il viso deve valere per tutte le donne, comprese anche le suore, perchè non insistiamo su questo aspetto? Il principio è sempre quello. Applichiamolo senza avere pregiudizi.”

Ma perchè ora bisogna prendersela con le suore? Ma soprattutto, il Ministro Kyenge sa cos’è un burqa? Sa la differenza tra burqa, niqāb e chador? E sa che le suore hanno semmai un copricapo e non il volto coperto? Senza contare che non troverà mai una Suora che su richiesta neghi di toglierselo. Roba da matti!
Minuto 47’10” – DIMINUIRE LE TASSE DI SOGGIORNO

In un Paese, come l’Italia, oberato da tasse e balzelli, spesso evasi ed ignorati da parecchi extracomunitari (pensiamo, solo per esempio, alle migliaia di venditori ambulanti abusivi che affollano le città), ecco che si arriva a promettere che si batterà per diminuire le tasse! A operai, pensionati, artigiani o alle imprese? Ma va la! Secondo la Kyenge è scandaloso che venga chiesta una tassa di 100€ per il rinnovo del permesso di soggiorno ogni anno. No comment.
Minuto 53’46” – LA CITTADINANZA PRIMO PASSO PER L’INTEGRAZIONE

Ed ecco che si arriva a parlare finalmente di cittadinanza e ius soli. L’inizio è fulmineo, nel senso che fulmina la platea subito con una perla di rara insensatezza:

“poter avere la cittadinanza è il primo gradino di integrazione sul territorio”

È evidente come il tentativo sia quello di ribaltare ogni logica, di minare qualsiasi percorso di integrazione e di condivisione da parte dei cittadini stranieri. La cittadinanza la diamo subito appena arrivati, ovvero la diamo a tutti e quindi, in buona sostanza, non avrà più nessun valore.
Minuto 54′ 30” – I BAMBINI NON POSSONO ANDARE IN GITA

In conclusione della serata si arriva finalmente a denunciare le gravi violazioni e mancati diritti che sono costretti a subire i figli minori degli stranieri. La Kyenge denuncia che trovano difficoltà quando debbono partecipare alle gite scolastiche in Paesi Extra UE e soprattutto alcune federazioni sportive non tesserano gli stranieri. Sono queste le discriminazioni? Tutto qui? Detto questo, il disagio per questi due aspetti, seppur marginali, esiste. Quello che però la Kyenge continua a non capire, esercitandosi spesso in questa enorme gaffe, che se si pretende di collegare questi due disagi con la cittadinanza, sarebbe come sostenere che i figli degli stranieri arrivati in Italia all’età di 1 o 2 anni, dovrebbero continuare a vedersi negata la possibilità di partecipare alle gite scolastiche e a tesserarsi ad alcune federazioni. È evidente a tutti, tranne alla Kyenge, che tutto questo non c’entri niente con lo ius soli.
Minuto 55′ 50” – BALOTELLI GIOCAVA BENE MA HA DOVUTO ASPETTARE I 18 ANNI

E si chiude con una chicca.

“Lo sa a quanti anni Balotelli ha potuto rappresentare l’Italia? Pur essendo uno che giocava bene? Solo dopo che ha preso la cittadinanza italiana”

Una volta capito che il diritto a giocare al pallone ce l’hanno comunque tutti, la Kyenge attacca con l’esempio di Balotelli, che ha dovuto aspettare i 18 anni per giocare in nazionale, anche se giocava bene. Cosa c’entri il fatto di giocare bene o male al pallone con la cittadinanza è tutto da capire, ma soprattutto si dovrebbe conoscere la storia di Mario Balotelli, per comprendere quanto sia fuoriluogo parlarne come esempio rispetto all’impossibilità degli stranieri di fare sport.

Balotelli infatti ha iniziato a giocare a calcio all’età di 5 anni nella squadra dell’Oratorio di Mompiano (Brescia), dal 2001 ha vestito la maglia del Lumezzane e gli fu pure concessa una deroga per giocare già a 16 anni tra i professionisti. Senza contare che il motivo per cui Balotelli non ha potuto ottenere prima la cittadinanza è legato alla mancata trasformazione dell’affido alla sua famiglia in adozione, che gli avrebbe invece permesso di ottenere immediatamente la citadinanza italiana.

E dopo questa piccola cronaca, con note a margine, di una serata di ordinaria incompetenza, si riesce a dare un senso alla battuta di Giovanni Sartori, scritta sull’editoriale del Corsera il 17 luglio scorso:

“Capisco che un’oculista non deve leggere (semmai deve mettere i suoi pazienti in condizioni di leggere)”



   

 

 

11 Commenti per “Incredibile show della Kyenge: No al burqa, ma valga anche per le suore”

  1. Noi Italiani,esportiamo cervelli superdotati ed importiamo deficienti!Ma sta ministra del menga,che non capisce un cazzo ne di politica ne di Italianità,non mollerà mai e poi mai la poltrona,che le permetterà di vivere a sbafo,per il resto dei suoi giorni,a spese nostre!Chiamatela scema!!Quella non molla l’osso! Grazie Letta!Vai a dar via il culo!!!

    • Adriano Giuliano

      Moreno, guarda che la stronza della Kyenge ha mollato i mastini;attenti alle chiappe, che non siano vendoliani.
      afritalia è fallita.

  2. LA SIGNORA KYENGE FAREBBE BENE DI LEGGERSI (NON DICO STUDIARE) LA NOSTRA LEGGE SULLA CITTADIANZA PRIMA DI PARLARE A VANVERA!!!!

  3. Calma. Intanto vorrei che un qualche giornalista andasse in Congo (sì, proprio in Congo! Un cincino di fifa?) ad esplorare il suo passato, visto che è comparsa dal nulla. Vabbene le “facce nuove”, ma che siano “facce esplorabili”… Poi che sia cittadina italiana solo per”diritti di maritaggio” è evidemte. Non sapeva neanche che chiamarla “di colore” secondo la lingua italiana era una forma di riguardo, non qualciosa si cui ridacchiare coi collaboratori, come ha detto.Ma è altrettanto evidente che tantissimi italiani non meritano la cittadinanza italiana. Chi sa dire di colpo cos’è successo il 7 gennaio 1797? (per dire). Insomma, se NOI ITALIANI non abbiam o riguardo e ruspetto per la nostra cittadinanza e per la nostra Nazione (ripeto, Nazione, non Stato), perché dovrebbero averlo gli strranieri?

  4. Un minuto di silenzio per i neuroni della Kyenge

  5. Incredibile ignoranza!!!!

  6. Tra l’altro io vivo all’estero nelle Philippine e pur essendo sposato pago Il visto e non avro’ mai la doppia cittadinanza a differenza di mia moglie che potra’ avere I’ll passaporto italiano e anche tenere I’ll suo Filippino. E prima di essere sposato per stare li ogni mese ho pagato l’estenzione del visto 50 euro al mese per un anno e mezzo, poi non posso comprare pezzi di. Terrenoessendo straniero per aprire Qualsiasi attivita’ ho bisogno di un Filippino. Mi sa che in Italia siamo troppo progressivi.

    • hai ragione Moreno, anche io sono stato nelle Filippin ed in altri paesi orientali e la prassi è sempre quella:Prima i cittadini poi gli stranieri. Visto e considerato che nelle relazioni diplomatiche fra stati è sempre valso il principio del perfetto parallelismo. Perchè mai nei nostri paesi europei per gli stranieri ci sono molte agevolazioni e parificazioni che noi non abbiamo in terra straniera? La risposta è molto semplice: perchè i funzionari e i politici che dovrebbero fare il loro dovere per il proprio popolo non lo fanno…stranieri all’estero ed esuli in patria ecco come siamo ridotti noi italiani ed europei in genere…..

  7. Ho l’ impressione che la “ministra” non abbia mai visto una suora

  8. E’ sempre il PD,che importa deficienti,i latini dicevano:Asino sfrega Asino!

  9. La Ministra è fortemente ignorante! Ma lo è ancora di più chi l’ascolta, chi le da ragione e chi ce l’ha imposta al governo!

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