Addio anche alla “Sergio Tacchini”, il marchio ora è dei cinesi

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NOVARA. 29 lug – Sergio Tacchini addio. Il 30 settembre chiuderà l’ultimo negozio monomarca della griffe, a Gallarate, e in questi giorni ha abbassato le serrande lo show room all’outlet di Vicolungo, nel Novarese. L’anno scorso aveva cessato l’attività lo storico spaccio di Caltignaga, la sede del primo stabilimento, dove era cominciata la straordinaria avventura del tennista che divenne manager e poi, coperto da un debito enorme, lasciò tutto ai cinesi. Ora nell’azienda di Bellinzago, sempre nel Novarese, dove erano stati trasferiti produzione ed uffici, è rimasto solo il settore amministrativo e commerciale.

«E’ accaduto quanto avevamo temuto: la cancellazione di quello che era un tempo la linea produttiva della Sergio Tacchini. La cessione ad una finanziaria cinese – dice Domenico Turri, responsabile del settore tessile per la Cisl di Novara – ha visto ridurre ai minimi termini la produzione in Italia, sino al totale trasferimento all’estero».

La bandiera cinese sulla Tacchini ha iniziato a sventolare nel 2007, quando a salvare la società, che all’epoca sfiorava i 70 milioni di euro di debiti, arrivò Hembly International Holdings, uno dei principali gruppi asiatici di outsourcing e distribuzione di abbigliamento quotato alla Borsa di Hong Kong. Per accelerare i tempi, la H4T, una holding cinese che fa capo a Billy Ngok, presidente del gruppo Hembly, aveva preso in affitto il complesso aziendale e siglato un accordo di fornitura. Poi l’intera società è passata in mano a H4T. Un’operazione storica nel panorama imprenditoriale nazionale: per la prima volta i cinesi acquisivano un’azienda e un brand italiano di fama internazionale. La proprietà asiatica ha costituito ora una nuova società, Wintex, che si occuperà della valorizzazione del marchio: Tacchini resterà un’icona dell’abbigliamento, ma di italiano avrà solo il nome. lastampa



   

 

 

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