Prete osa appendere un volantino nella sua cappella: non puo’, è omofobia

Cona-volantino25 lug – (nocristianofobia) Affisso un volantino nella cappella dell’Ospedale di Cona (FE) per sensibilizzare sulla controversa legge contro l’omofobia. Ma è polemica. Il foglio, che invita anche alla raccolta firme promossa dalla Bussola Quotidiana, viene definito “un atto politico che a qualcuno è apparso come una vera e propria invasione di campo, in un luogo dedicato al raccoglimento e alla preghiera”. Quale campo? Quale invasione? Chi prega non vive nel mondo?
Forse non va bene che un proprio pensiero sia diventato “pubblico”. Forse si vuol far riferimento al solito ritornello “stato-laico” che per i distratti è sinonimo di “stato-ateo”. Un prete nella sua cappella non sarebbe dunque libero di manifestare il proprio dissenso verso una legge che vorrebbe introdurre un reato di opinione?
Don Stefano Piccinelli ha dovuto anche dare spiegazioni: “
Sì sono stato io ad affiggerlo. Perché l’ho fatto? Per motivi personali.
Flavio Romani, presidente nazionale, Arcigay lo ha definito: “
Un atto scorretto e inqualificabile per difendere il diritto all’offesa”. E ha scritto al dirigente Rinaldi: “Discriminazione in un luogo pubblico. Servono subito provvedimenti”. Provvedimenti?
Inoltre, secondo la giornalista Alessandra Mura, il volantino farebbe un improprio “salto da Dio a Cesare” perché propone un appello ai parlamentari e a tutti gli uomini di buona volontà. Guai fare appelli, meglio che i cristiani stiano zitti, bravi e in silenzio. Tanto il loro punto di vista non è interessante, né richiesto.
Quelli che seguono sono articoli con una nutrita serie di stereotipi verso la Chiesa e la religione.
Dovrebbero far riflettere, quando si vuole parlare di intolleranza.
Dovrebbero far riflettere, quando si vuole sostenere che la nuova legge non discriminerà nessuno per le proprie opinioni.

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23 luglio 2013
Ferrara/ Nella chiesa un no alla legge anti-omofobia
Tra il sorriso di Papa Francesco e gli orari delle messe, all’ingresso della cappella dell’ospedale di Cona è comparso un volantino “militante” per fermare la legge contro l’omofobia, corredato di invito a raccogliere firme online.

CONA (Ferrara). Tra il sorriso di Papa Francesco e gli orari delle messe, all’ingresso della cappella dell’ospedale di Cona è comparso un volantino “militante” per fermare la legge contro l’omofobia, corredato di invito a raccogliere le firme online sul sito di informazione cattolica “La Nuova Bussola Quotidiana”. Un atto “politico” che a qualcuno è apparso come una vera e propria invasione di campo, in un luogo dedicato al raccoglimento e alla preghiera.

«Sì sono stato io ad affiggerlo. Perché l’ho fatto? Per motivi personali», taglia corto don Stefano Piccinelli, cappellano dell’ospedale, senza dilungarsi oltre sulla natura di quei motivi personali nè la ragione per cui siano stati espressi in un luogo pubblico. In questo caso nel mirino della “Bussola” e dei “Giuristi per la Vita” non ci sono temi eticamente sensibili come i matrimoni gay o l’adozione da parte di coppie omosessuali, ma il decreto legge che punisce ogni forma di discriminazione contro gay e trans e che – tra emendamenti e tentativi di rinvio – si avvicina all’approvazione in aula.

E proprio nel giorno in cui il cattolico Dario Franceschini definisce «non più rinviabile» l’adozione da parte dell’Italia di norme contro l’omofobia, il volantino affisso davanti alla cappella dell’ospedale di Cona mette in guardia contro quelli che considera gli “effetti collaterali” della futura legge. Quali? Il rischio di essere incriminati, secondo Bussola e Giuristi per la Vita, per aver espresso contrarietà ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, o alle adozioni da parte di coppie omosessuali. Secondo il volantino inoltre la nuova legge «risponde a una mera prospettiva ideologica», per giunta superflua perché gli omosessuali sarebbero già tutelati dal codice penale e la legge «non merita di entrare nel nostro ordinamento».

Dunque gay e trans sono già tutelati, ragiona il volantino che don Piccinelli ha scelto di mettere sotto gli occhi di tutti i frequentatori della cappella dell’ospedale, solo che con la nuova legge si rischia di «non poter più affermare pubblicamente che l’omosessualità rappresenta una grave depravazione citando le Sacre scritture», nè che «gli atti compiuti dagli omosessuali sono contrari alla legge naturale in virtù del proprio credo religioso» e nemmeno che «gli atti compiuti dagli omosessuali sono contrari alla legge naturale perché precludono all’atto sessuale il dono della vita e non costituiscono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale».

C’è in gioco, si legge, «una pericolosa violazione della libertà di espressione del pensiero e del credo religioso». E, con un salto da Dio a Cesare, il volantino conclude con un appello ai parlamentari «e a tutti gli uomini di buona volontà per scongiurare il rischio dell’introduzione di una simile normativa nel nostro ordinamento giuridico».

di Alessandra Mura

Fonte: La Nuova Ferrara
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24 luglio 2013
«Atto scorretto e inqualificabile per difendere il diritto all’offesa»

Flavio Romani: il cappellano dell’ospedale ha sbagliato nella forma e nella sostanza La legge non limita la libertà di espressione: una cosa è un’opinione, un’altra l’incitazione all’odio

«Non è una difesa della libertà di opinione, ma del diritto di insulto». Flavio Romani, presidente nazionale Arcigay, definisce «inqualificabile» la decisione di don Piccinelli di affiggere un volantino per “fermare la legge contro l’omofobia” all’ingresso della cappella dell’ospedale di Cona.

Il cappellano ha detto di averlo fatto per motivi personali.
«È un atto inqualificabile, nella forma e nella sostanza. Nella forma perché mettere un volantino del genere, su un tema delicato e di attualità come la legge contro l’omofobia, in un luogo sacro e per di più carico di sofferenza come un ospedale è un’azione scorretta, cinica e molto lontana dalla pietas cattolica. Questo anche se si fosse trattato di un volantino elettorale».

E nei contenuti?
«Quel volantino è pieno di falsità e di nozioni semplificate al massimo fino a diventare slogan senza verità. Si sostiene che la legge contro l’omofobia limiterebbe la libertà di espressione e di opinione. È una bugia. La legge contro l’omofobia altro non è che l’estensione della legge Mancino (contro le discriminazioni e l’incitazione all’odio e alla violenza nei confronti delle minoranze ndr) alle fattispecie degli omosessuali e dei transessuali. La legge Mancino esiste da vent’anni e se si fosse creato un problema di limitazioni della libertà di opinione la Corte Costituzionale lo avrebbe fatto notare da tempo. Invece nessuno è mai stato processato per reati d’opinione legati alla legge Mancino, non si capisce allora perché con l’estensione a gay e trans dovrebbe cascare il mondo».

C’è chi sostiene che sarà reato esprimere contrarietà alle nozze gay o alle adozioni da parte di coppie omosessuali.
«È falso. Una cosa è esprimere un’opinione, un’altra è incitare all’odio e alla violenza. Le convinzioni legate alla propria fede religiosa per fortuna sono protette dalla nostra democrazia».

Allora perché questa legge fa così paura?
«Perché spesso e volentieri esponenti del clero nei confronti degli omosessuali usano parole che sconfinano nel disprezzo e nella violenza. Dare del malato e del depravato a una persona, o attribuire una sorta di inferiorità morale a una minoranza è come fornire un motivo per passare alla violenza. Invocando il rischio del reato di opinione si ricorre al vittimismo per tutelare la libertà di insulto».

Il volantino è riconducibile al quotidiano cattolico online “La Nuova Bussola Quotidiana” e ai “Giuristi per la Vita”.
«È un gruppo che porta avanti diverse battaglie cercando di interpretare le norme costituzionali in funzione del loro credo religioso, mistificandone i contenuti. Il fatto grave è che tra questi “Giuristi per la Vita”, una definizione che per me ha senso tanto quanto quella di “Matematici cattolici” per dirne una, ci sono nomi anche importanti legati a prestigiosi Atenei. Quando invece tutto ciò che regola la società civile di uno Stato laico non dovrebbe essere oggetto di letture religiose scambiate per dottrine giurisprudenziali».

Il 26 luglio la legge sarà sottoposta al voto della Camera. Cosa succederà?
«Temo un pandemonio, basti pensare ai tentativi di moratoria e ai 250 emendamenti».

Come valuta il testo licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera?
«Bene per l’inserimento di omofobia e transfobia nel titolo e nell’articolo 1 della Mancino, là dove si includono gay e trans tra le minoranze da tutelare contro le discriminazioni. Malissimo per la mancata l’integrazione all’articolo 3, ovvero l’introduzione dell’aggravante dell’omofobia per reati già contemplati dal codice penale: un’intollerabile discriminazione fra discriminati».

Il Ministro Dario Franceschini, cattolico, ha ribadito che l’approvazione della legge contro l’omofobia non è più rinviabile.
«La nostra speranza è che la mancata integrazione dell’articolo 3 possa essere rimediata con un emendamento. Noi seguiremo da vicino i lavori della Camera e vedremo chi lo approva e chi no. Sarà la prova del nove del Pd sul mantenimento delle promesse elettorali. Vedremo se i Democratici si mostreranno compatti e come si regoleranno Sel e il Movimento 5 Stelle. Ma anche il Pdl, che su questo tema si è mostrato diviso».

Fonte: La Nuova Ferrara
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24 luglio 2013
Legge sull’omofobia, un pericolo per il cappellano
Arcigay scrive al dg Rinaldi: “Discriminazione in un luogo pubblico. Servono subito provvedimenti”

Mentre in tutta Italia si cerca di far passare il messaggio che l’omofobia è un reato alla dignità dell’uomo e non un tema etico, il cappellano dell’ospedale di Cona a Ferrara appiccica sul muro della cappella un richiamo a contrastare l’adozione di una legge che punisca comportamenti discriminatori. In un volantino affisso da don Stefano Piccinelli si richiama all’appello lanciato dal quotidiano on line cattolico “La Nuova Bussola Quotidiana” dal titolo più che eloquente: “Fermiamo la legge contro l’omofobia”.

Nel messaggio ai suoi lettori il sito di informazione, diretto da un “gruppo di giornalisti cattolici, accomunati dalla passione per la fede, che vogliono offrire una Bussola per orientarsi tra le notizie del giorno”, teme che l’approvazione delle norme contro l’omofobia e la transfobia determini l’incriminazione, ad esempio, di tutti coloro che sollecitassero i parlamentari a non introdurre il matrimonio gay o l’adozione da parte di coppie omosessuali e, prosegue il giornale, di “tutti coloro che pubblicamente affermassero che l’omosessualità rappresenta una «grave depravazione», citando le Sacre Scritture” o di colore che “pubblicamente sostenessero che gli atti compiuti dagli omosessuali sono contrari alla legge naturale”.

Il volantino apparso nella cappella dell’ospedale, richiamandosi alla lettera della “Bussola”, spiega che l’eventuale legge sarebbe del “tutto inutile sul piano legale, godendo gli omosessuali degli strumenti giuridici previsti dal codice penale per i tutti i cittadini, contro qualunque forma di ingiusta discriminazione, di violenza, di offesa alla propria dignità personale. La proposta di legge sull’omofobia, pertanto, non merita di entrare nel nostro ordinamento”. E conclude con un appello ai parlamentari “e a tutti gli uomini di buona volontà per scongiurare il rischio dell’introduzione di una simile normativa nel nostro ordinamento giuridico”.

Scoppiato il caso, non si è fatta attendere la replica di Circomassimo – Arcigay e Arcilesbica Ferrara, che fa notare al direttore generale dell’azienda ospedaliera Gabriele Rinaldi (LEGGI LA LETTERA) che questa “iniziativa fortemente discriminatoria” è avvenuta “in un luogo pubblico”: “l’etica che scaturisce da questi atteggiamenti e comportamenti è agli antipodi dal messaggio morale cristiano, ma ancor più grave è che l’invito omofobico sia stato lanciato dal nuovo polo ospedaliero Sant’Anna, che ci auguriamo possa prendere provvedimenti immediati. Senza libero pensiero e senza libera espressione non vi è democrazia. Ma la stessa democrazia è perduta se non si frenano le pericolose tendenze a manifestare odio e intolleranza. Il diritto di esprimere il proprio pensiero deve essere attentamente bilanciato con la necessità di garantire comunque il rispetto della dignità e dell’uguaglianza per tutti. E il volantino affisso da don Piccinelli all’interno dell’ospedale della nostra città non va certamente in questa direzione”.

Circomassimo prende così le distanze dal “gesto sconsiderato” di don Piccinelli sostenendo che “gli italiani – conclude Circomassimo – devono prendere atto che tra i propri amici, parenti o vicini di casa possono esserci gay, lesbiche o transessuali, e che tutti hanno la stessa dignità e devono avere gli stessi diritti. Perché omosessuali e transessuali sono uomini e donne che amano, soffrono, desiderano costruire una famiglia esattamente come gli altri. In gioco non c’è la violazione della libertà di espressione del pensiero e del credo religioso, caro don Piccinelli. In gioco ci sono le vite di gay, lesbiche e transessuali che quotidianamente sono oggetto di omofobia. Anche la sua”.

Fonte: Estense



   

 

 

2 Commenti per “Prete osa appendere un volantino nella sua cappella: non puo’, è omofobia”

  1. Fortuna D'Antonio

    Cucitevi la bocca cari italiani, adesso non abbiamo neanche la libertà di esprimere la Nostra opinione.E non avendo nulla contro gli omosessuali sono libera di dire che sono contro i matrimoni tra di loro.e anche che sdottino bambini.

  2. Fortuna D'Antonio

    E se uno è ricchione e io lo chiamo cosi perché si deve offendere? Allora è lui ad avere problemi

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