Crisi e disoccupazione, crollo delle nascite in Spagna

baby24 lug – Poco lavoro e scarse politiche sociali: è il binomio negativo che ha fatto crollare il tasso di natalità in Spagna.Gli effetti sono evidenti sulla vita di persone come Nadine e Juan, poco più di 30 anni e un figlio. Lo portano all’asilo privato perché non hanno trovato posto in quelli pubblici, troppo pochi. Pagano oltre 500 euro di retta e in due arrivano a guadagnare 2300 euro al mese. “Se decideremo di avere un secondo figlio mi domando se non sarebbe più vantaggioso smettere di andare a lavorare viste tutte le spese – dice Nadine – Solo l’asilo costerebbe come uno stipendio. E’ tutto molto complicato”.

La Spagna è uno dei Paesi europei col tasso di natalità più basso, insieme all’Italia. Numeri che con la crisi sono peggiorati: dal 2008 le nascite sono diminuite del 13% mentre si è alzata l’età delle mamme; il primo figlio in media arriva intorno ai 31 anni. Julio Perez è un esperto di demografia.”In una situazione di disoccupazione forte e di crisi, al di là di quello che può fare lo Stato, se qualcuno vuole fare un figlio in condizioni buone la cosa più normale è decidere di aspettare tempi migliori”. Con l’inizio della crisi gli assegni familiari sono praticamente scomparsi.”Tutto questo pone una questione di sostenibilità dello stato sociale – dice Salomé Adroher Biosca, che si occupa di famiglia e infanzia al ministero della Salute –

L’età in Spagna è una preoccupante. Per fortuna la speranza di vita aumenta, ma bisogna occuparsi di questi anziani attraverso il sistema pensionistico. Poi nascono pochi bambini e alla fine, quando cominceranno a lavorare saranno loro ad alimentare il sistema. “E in attesa che il governo presenti il promesso piano di aiuti, ci pensa la solidarietà familiare a far crescere i figli: circa la metà dei nonni si prende cura quotidianamente dei nipoti.



   

 

 

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