Financial Times: L’Euro finirà in una battaglia all’ultimo sangue

I leader politici dell’Eurozona pensavano forse di potersi godere le ferie quest’anno ad agosto, ma gli eventi dell’ultima settimana potrebbero sconvolgere i loro piani, scrive Tony Barber in un’analisi sul Financial Times. Dopo anni di turbolenze, sembrava che la crisi dell’Eurozona fosse finita, ma non è affatto così. Questa è solo una nuova fase che secondo l’autore si concluderà con una “sanguinosa battaglia”.

Financial Times: la crisi dell’Euro finirà con una sanguinosa battaglia (forexinfo)

Dopo la crisi politica in Portogallo, segnata dalle dimissioni del ministro delle Finanze, ci sono voluti sette giorni per riportare la situazione sotto controllo e far calmare i mercati finanziari. Per la Grecia, che come il Portogallo sopravvive grazie agli aiuti economici dei prestatori internazionali, si sta trovando il modo di mantenere aperti i rubinetti dei finanziamenti anche se non è stata rispettata la tabella di marcia delle riforme, prevista dagli accordi internazionali.

Con una panoramica più ampia notiamo una serie di segni che indicano il proseguimento del percorso verso la maggiore integrazione Europea. Vediamo infatti l’adesione della Croazia all’Unione Europea, la decisione di avviare i discorsi sulla membership della Serbia e l’approvazione della richiesta pervenuta dalla Lettonia per entrare nell’unione monetaria.

Aggiungiamo che gli ultimi indici PMI che misurano le prospettive future per le aziende private, hanno riportato un positivo miglioramento dal marzo del 2012. Secondo le stime, l’Europa dovrebbe portarsi fuori dalla crisi nella seconda metà di quest’anno.

La crisi non è finita: benvenuti nella nuova fase

I segnali dall’Europa sono incoraggianti, ma non forniscono alcuna evidenza del fatto che la crisi stia svanendo, questi ci dicono soltanto che per la crisi dell’Euro sta iniziando una nuova fase. I prossimi mesi saranno costellati da questioni politiche e sociali che porteranno i mercati a sfidare ancora una volta le capacità di risposta da parte delle istituzioni europee.

Questo accadrà per almeno due ragioni. Anzitutto, qualsiasi forma di recupero avvenga, prenderà forma in un contesto fatto di frammentazione. Le aziende in Italia, in Portogallo e in Spagna, dal punto di vista di accesso al credito, sono in costante svantaggio rispetto alle controparti in Germania o in Austria. Questo elemento sembra prendersi gioco dei benefici supposti in un’unione monetaria e rende altamente improbabile che il settore privato possa da solo contrastare la disoccupazione di massa che invece dilaga nel sud Europa.

Allo stesso tempo, non cambierà la forma mentis della lotta alla crisi: dare denaro ai peccatori in cambio di sofferenze, auto-criticismo e promesse di riforme virtuose. A questo proposito, è indifferente chi emergerà alle elezioni generali del 22 settembre in Germania, nessuno dei partiti più avanti nei sondaggi mostra interesse nel voler riequilibrare l’economia dell’Eurozona intaccando il sistema della Germania a favore del calo economico che colpisce il sud.

Verso l’ultima, sanguinosa battaglia. Sarà la fine?

A quel punto, l’ideale di Unione verrà messo sotto forti pressioni alle elezioni al Parlamento Europeo che si svolgeranno a maggio e che potrebbero portare alla sostituzione di José Manuel Barroso alla Commissione Europea e di Herman Van Rompuy come presidente del Consiglio Europeo, il top club dei leader europei. A quel punto dovremo aspettarci l’ascesa di partiti populisti ed euro-scettici.

Per il prossimo futuro il clima politico sarà gelido per chi parlerà a favore di ambiziose iniziative per l’integrazione. Come ad esempio l’unione bancaria. Non dimentichiamoci che il mese scorso dall’Olanda è stato apertamente dichiarato che “il tempo di una maggiore unione è scaduto”. La fragilità degli scopi comunitari emerge anche dal linguaggio di molti commenti, come quelli scambiati tra il presidente francese Hollande e Barroso.

Non si tratterà soltanto di un fuoco di paglia. Per portare avanti il nuovo round di supporto finanziario alle banche indebitate servirà una grande dose di spirito collettivo. Pensiamo ai piani di salvataggio triennali che riguardano Irlanda e Portogallo e che si concluderanno tra dicembre e gennaio 2013: i leader europei speravano di poterli concludere in tempo per dimostrare un’impeccabile gestione della crisi. Tuttavia, la lotta dell’Irlanda per emergere dalla recessione indica chiaramente che il ritorno sui mercati finanziari non è affatto garantito.

Per quanto riguarda il Portogallo, la crisi del governo ha evidenziato i limiti della tolleranza, pubblica e privata, all’austerity. Un’uscita dal piano di salvataggio è improbabile, visto che il debito sta aumentando al 130% del Pil: in altre parole, la crescita è un miraggio lontano e un quinto della forza lavoro è a spasso. Nel frattempo, secondo gli esperti, la Grecia può ancora evitare una nuova ristrutturazione del debito.

Dal primo salvataggio della Grecia nel maggio 2010, le condizioni politiche nelle nazioni creditrici sono divenute sempre più ostili nei confronti dei debitori. Il sipario della crisi dell’Eurozona si calerà sulla scena di una battaglia all’ultimo sangue.

IL NOSTRO COMMENTO: secondo Noi l’Euro finirà male perché è nato male. Prima di fare un’unione economica si doveva pensare ad un’ unione politica. Cosa che non è stata fatta. Ormai non è più possibile fare alcunchè. Gli Stati a furia di chiedere prestiti si sono indebitati fino alle ossa. Vivono in situazioni di estrema miseria. La loro sovranità è ridotta notevolmente. Il debito pubblico è alle stelle. L’Europa dei Paesi ricchi e le grandi lobbies finanziarie (FMI- BCE- Commissione Europea) dettano agli Stati richiedenti (vedi Grecia,Portogallo,Cipro, Spagna e tra non molto anche l’Italia) condizioni disumane per aver in prestito quel danaro che serve per la sopravvivenza.

Prendiamo ad esempio l’Italia ma gli altri Stati non sono di meno. L’Italia ha oltre 2.000 MLD di euro di indebitamento. Come e quando pensate si possa uscire da questa situazione? Secondo Noi, MAI. Perché? Perché ci siamo ridotti come il cane che si morde la coda. Allora! Facciamo un po’ di conti. L’Italia deve pagare annualmente 80 Miliardi di interessi per debiti contratti con  i Paesi dell’Eurozona + 50 miliardi l’anno, per venti anni, di fiscal compact (di questo regalo non finiremo mai di ringraziare  Monti Mario!) per ridurre di 1.000 MLD il nostro debito pubblico.

In totale l’Italia ha come spese fisse ed irrinunciabili la bellezza di 130 MLD di EURO. Con tutto questo ben di Dio di soldi che l’Italia deve (annualmente) sborsare  come cazzo  volete che si risollevi ? Non facciamoci prendere per il culo dai politici collusi con le lobbies finanziarie Europee. Ha ragione il Financial Times: la crisi dell’Euro finirà con una sanguinosa battaglia. Lo vedrete quando non ci saranno più i soldi per pagare stipendi e le pensioni. Allora che si farà? Vediamo un po’  se indovinate?



   

 

 

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