Monti era nel Cda Fiat quando Craxi e Romiti trafficavano con i fondi neri

20 febbr – Smarrito e avvilito. Mario Monti ha reagito all’”italiana” alla nuova ondata giudiziaria sulla nuova tangentopoli. “Si chiude un’epoca”, ha detto. “Scurdammoce ‘o passato? Un’ansia di far finire la polvere sotto il tappeto più che un reale desiderio di chiarezza. Pochi lo ricordano ma il presidente del Consiglio è stato, tra le altre cose, un dirigente Fiat, dal 1979 al 1993. Diciamo, uno dei periodi più caldi per quanto riguarda il giro di tangenti tra gli imprenditori e la politica. La Fiat aveva tutte e due le mani in pasta.

Per quelle vicende fu condannato Cesare Romiti, allora amministratore delegato, e anche un nutrito drappello di colonnelli Fiat. Le tangenti andavano un po’ dappertutto, e fu lo stesso Romiti nei verbali a ricordare l’anticamera nella segreteria del Psi. Le tangenti servirono a varie cose: nascondere e finanziarie la rete di spie antisindacali e anticomuniste, ottenere commesse dalle pubbliche amministrazioni per le forniture di automobili e bus. Probabilmente servirono anche nella vicenda Alfa Romeo.

Uno degli argomenti sollevati dai pm per incastrare Romiti fu, il classico “non poteva non sapere”. E ci presero in pieno. Davvero Monti era all’oscuro di tutto, quindi? E alla Fiat, come ricorda lo Slai-Cobas non era un comprimario ma comandava: CdA Gilardini (Fiat) dal 1979 al 1983; CdA Fidis (Fiat, area finanza) dal 1982 al 1988; Cda e comitato esecutivo Fiat dal 1988 al 1993; oltre a Mario Monti, facevano parte del comitato esecutivo Fiat Gianni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.

“Dal 1° gennaio 1987 la Fiat – ricorda lo Slai-Cobas – ha avuto in regalo l’Alfa Romeo dall’IRI (Prodi) e dallo Stato (Craxi, Andreotti, Amato, Darida, ecc..) impegnandosi per iscritto con il Cipi a mantenere i 40.000 lavoratori di Arese e Pomigliano e a pagare quattro soldi allo Stato con 5 comode rate annuali a partire dal 1993. Ma nel novembre 1993 riduce a 4.000 (e poi a zero) i lavoratori di Arese e così poi con Pomigliano. E mentre la Fiat ridimensiona e poi chiude l’Alfa, riceve 1.000 miliardi dallo Stato solo per costruire gratis lo stabilimento di Melfi. E in questi anni la Fiat, mentre si sbarazzava di 40.000 operai Alfa Romeo, ha ricevuto “aiuti” di Stato di 2mila miliardi di lire per Arese e altrettanti per Pomigliano. Eccolo qui tutto lo smarrimento di Monti. Se è proprio così smarrito forse chiarire tutti questi passaggi in cui lui stesso non ha certo svolto un ruolo secondario lo aiuterebbe a ritrovare il filo, e agli italiani a capire come sono andate realmente le vicende.

Per le tangenti Fiat il 9 aprile 1997 il Tribunale di Torino ha condannato Romiti e Mattioli a oltre un anno di carcere, con sentenza confermata in Cassazione nel 2000 ma cassata qualche anno dopo con la legge di Berlusconi che ha depenalizzato il falso in bilancio. I 150 operai dello Slai Cobas che si costituirono parte civile nel processo di Torino furono comunque poi risarciti con 1milione e 600mila lire a testa. I giudici riconobbero che aver falsificato i bilanci per nascondere i giri “in nero” ha di fatto comportato dei tagli sulle buste paga perché una parte di queste è legata comunque all’andamento dei conti dell’azienda. “Una gran brutta notizia”. E’ questo il commento dell’amministratore delegato dell’ Ambroveneto, Corrado Passera, alla notizia della sentenza di Torino (Repubblica, 10 aprile 1997).

Sulla conoscenza da parte di Mario Monti delle tangenti Fiat rimane perlomeno un ragionevole dubbio. Monti, in realtà dall’inchiesta fu sfiorato. Lo si può leggere a pag.627 del libro “Mani pulite. La vera storia”(di Barbacetto, Gomez, Travaglio.”Poteva il presidente onorario della Fiat, il senatore a vita Giovanni Agnelli, non sapere nulla dei fondi neri e delle tangenti del suo gruppo? La Procura di Torino si è posta più volte questa domanda, ma non ha ricevuto alcuna notizia di reato nè alcuna risposta utile dalle centinaia di testimoni e imputati interrogati (Pomicino avrebbe voluto parlarne fuori verbale ma, quando i pm torinesi gli hanno spiegato che non si può, si è avvalso della facoltà di non rispondere; Craxi ha giurato che di vil denaro si occupava Romiti, mentre l’Avvocato si limitava all’alta strategia). Così la Procura non ha potuto indagarlo.

Senonchè il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” e le negazioni di chi potrebbe inguaiarli. Così alla Procura non rimane che chiedere l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”.Il 1° settembre 1998 il gip Paola De Maria archivia dunque il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni Agnelli avesse mentito agli azionisti nel negare” le tangenti Fiat, ma non è provato che le conoscesse. Anche se sulla conoscenza sua e degli altri quattro rimane perlomeno un “ragionevole dubbio”.

Romiti, secondo i magistrati di Torino, in soli 10 anni avrebbe accantonato fondi neri per almeno 1.000 miliardi. “Centododici miliardi di lire falsamente dichiarati per un solo bilancio: quello del 1991. Le riserve occulte tuttavia risalirebbero “a far data dagli esercizi precedenti ad almeno il 1984”. E fra queste disponibilità vi sarebbero pure i “versamenti per almeno 4 miliardi di lire nella primavera 92 destinati al PSI” (Repubblica del 13/12/95).Quindi, come è stato possibile nascondere ai vertici questo consistente giro di denaro in Fiat? Non solo, Mario Monti fa anche parte, come ricorda sempre lo Slai-Cobas, dell’Aspen Institute, “abbondantemente foraggiato con centinaia di milioni di lire al colpo con i fondi neri tangentizi Fiat, come comprovato dal processo Romiti a Torino. Lo Slai Cobas chiede quindi a Mario Monti di chiarire la sua posizione sulla Fiat “e sulle tangenti Fiat prima di dare altri soldi a sbafo a e alla Fiat er licenziare e portare gli stabilimenti e i soldi all’estero”.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/2/17/31336-tangenti-monti-era-nel-cda-fiat-quando-craxi-e-romiti/



   

 

 

1 Commento per “Monti era nel Cda Fiat quando Craxi e Romiti trafficavano con i fondi neri”

  1. massimo manetti

    Ma Napolitano sapeva tutte le marachelle del suo amico Craxi e chi era Monti. Lo ha nominato senatore a vita e gli ha consentito di fare lezioni di morale ai partitii e alla 1^ Repubblica per oltre 1 anno. Lo ha coperto sino all’impossibile e ha illuso gli italiani che poi sarebbe venuta l’equità e la crescita …l’attendiamo sempre. Napolitano è ancora saldo al Governo del Paese, delParlamento, della Presidenza della Repubblica.

Commenti chiusi

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