Frase choc di Miccoli: “Quel fango di Falcone”. D’Alia: radiatelo

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22 giu.  – Con i suoi gol, Miccoli ha fatto sognare una città intera, ma di lui, adesso che la sua storia rosanero è ormai archiviata, rischia di restare soltanto la delusione infinita per delle frasi choc pronunciate in compagnia di un amico, figlio del boss di Cosa nostra Antonino Lauricella. Come riporta oggi il quotidiano La Repubblica, infatti, la voce del bomber salentino è rimasta impressa due anni fa sui nastri degli uomini della Dia di Palermo, che da tempo seguivano il figlio del capomafia.

Le frasi sono chiare: “Quel fango di Falcone”, dice Miccoli riferendosi al giudice ucciso nella strage di Capaci; e ancora, per dare appuntamento ad un altra persona, il campione afferma: “Vediamoci davanti all’albero di quel fango di Falcone”. Frasi che suggellano nel peggior modo possibile il rapporto tra il giocatore salentino, la città che per sei anni è stata la sua seconda casa, e quella società di cui Miccoli è divenuto uomo simbolo, essendone stato il marcatore più prolifico della sua storia.

Nei dialoghi registrati dalle forze dell’ordine c’è però anche dell’altro. Qualcosa di più grave sul piano giudiziario, che è costato a Miccoli un avviso di garanzia, firmato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Francesca Mazzocco e Maurizio Bonaccorso, con l’accusa di estorsione. In pratica, il giocatore del Palermo si rivolse a Lauricella junior per il recupero di alcune somme di denaro. Ma non solo. Il Romario del Salento infatti è accusato anche di acceso abusivo a un sistema informatico, perché, come si legge sulle colonne del quotidiano, “avrebbe convinto il gestore di un centro Tim a fornirgli quattro schede telefoniche intestate a suoi clienti. Una di queste schede fu prestata a Lauricella, proprio nel periodo in cui il padre restò latitante, fino al settembre 2011”.

Ma le frequentazioni “pericolose” di Miccoli non si limitavano però soltanto a Lauricella. In un’altra intercettazione, il capitano rosanero invitava il nipote del numero uno di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, a non andare a seguire gli allenamenti perché “ci sono gli sbirri nuovi”. Un’amicizia che ha visto i due ospitarsi a vicenda una volta a Lecce, e una volta in provincia di Trapani.

Al di là del loro legame familiare con esponenti di spicco di Cosa nostra, sia Lauricella junior che il nipote di Messina Denaro, figlio tra l’altro di un corriere di “pizzini” tra Bernardo Provenzano e il boss trapanese, non hanno mai avuto guai con la giustizia, e Miccoli, impegnato in queste settimane a trovare una nuova squadra per il suo futuro calcistico, dal canto suo rivendica le amicizie fatte in Sicilia.

“Fabrizio Miccoli va radiato”. Così il ministro della Funzione pubblica Gianpiero D’Alia che aggiunge: “Miccoli non può continuare a giocare perché ha tradito la fiducia di migliaia di tifosi che in lui, simbolo dei rosanero, hanno visto un esempio in cui identificarsi. Per questa ragione e dopo le vergognose parole sul giudice Falcone, chiediamo alla Figc di intervenire pesantemente e di valutare la sua radiazione”.

(TMNews)



   

 

 

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