Escort comune di Firenze, ex assessore: era solo un’amica

mattei18 giu – ”La ragazza che sembra essere al centro delle inchieste la conoscevo bene. Era una mia amica da circa dieci anni, e’ stata dipendente della Cooperativa e di altre mie aziende in varie riprese e per vari periodi. Ha lavorato con profitto e responsabilita”’ e ”nessuno di noi sapeva, ne’ poteva neppur sospettare, che lei potesse fare un altro ‘tipo di lavoro’, diversamente, pur senza dar alcun giudizio morale, l’uso dell’appartamento le sarebbe stato negato”. L

o scrive l’ex assessore alla mobilita’ del Comune di Firenze Massimo Mattei, che si e’ dimesso nei giorni scorsi per motivi di salute. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, una delle escort coinvolte nell’inchiesta di Firenze su un giro di prostituzione di lusso avrebbe risieduto gratuitamente, per alcuni mesi, in un appartamento messole a disposizione dalla cooperativa sociale all’epoca presieduta dallo stesso Mattei (che aveva lasciato ogni ruolo attivo nel 2009 al momento della nomina come assessore).

Oggi l’assessore ha scritto una lettera aperta alla stampa cittadina, pubblicata online integralmente sul ‘Corriere Fiorentino’. ”Vero e’ – ammette Mattei – che, verso la fine del 2011, le e’ stata messa a disposizione un’abitazione, temporaneamente vuota, che, come altre, le aziende, in passato, utilizzavano per dare temporaneamente alloggio, ciclicamente, a decine dei propri dipendenti. Tengo a precisare che le aziende operano solo ed esclusivamente nel settore privato e non hanno nessun appalto pubblico”.

Mattei aggiunge che con la ragazza ”risulteranno certamente contatti telefonici, eravamo amici, tutto qua. Di detta amicizia erano a conoscenza tutti, collaboratori, amici e familiari cui, in varie occasioni, era stata presentata”. A proposito delle sue dimissioni, Mattei precisa che ”da mesi non stavo bene, le tante persone a me vicine – e le tante che ancora lo sono – possono confermare quanto sia stato difficile e gravoso portare avanti il mio lavoro negli ultimi tempi. Certamente le voci e qualche cattiveria sussurrata non mi hanno aiutato a stare meglio. Ho preso infine una decisione sofferta, che certo non fa parte della tradizione italiana: quella di fare un passo indietro”



   

 

 

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