Città invase da gabbiani in estinzione, arrivano i falconieri

gabb8 giu – Contro l’invasione’ di gabbiani scende in campo il falconiere. Un tempo era considerata un’arte, una delle attività di svago preferite dai nobili, insieme alla caccia. Oggi c’è chi ha pensato bene di ‘rispolverare’ questo mestiere antichissimo (risale al Medioevo) e di farne un lavoro per ‘liberare’ tetti e terrazzi diventati terra di conquista di ‘volatili urbanizzati’. Chi addestra falchi sopravvive alla crisi, favorito anche da un fenomeno ambientale recente: il ‘trasloco’ nelle città di centinaia di gabbiani reali mediterranei, esemplari protetti di Larus michahellis. Pochi coloro che esercitano questa attività nelle città, per questo sono molto ricercati.

I cieli di Napoli, Genova e Trieste, ma anche di Roma, dove il mare è a 30 chilometri, ma il centro può essere facilmente raggiunto in volo risalendo il corso del Tevere, sono pieni di questi uccelli, che hanno spodestato storni e colombi, di cui vanno ghiotti. Attratti dalla nostra spazzatura se ne trovano ovunque, alla ricerca di cibo a portata di becco. Persino l’inquinamento è loro alleato: la cappa di smog attenua i rigori dell’inverno, aumentando così le probabilità di sopravvivenza nei mesi più freddi dell’anno.

Aggressivi durante la stagione degli amori e della cova, imbrattano di escrementi palazzi e monumenti e ‘bombardano’ di guano chi li disturba. Il falconiere può essere utile ad allontanarli, perché non possono essere uccisi: i gabbiani sono, infatti, una specie protetta dalla legge 157/92 sulla caccia e le uova possono essere portate via solo prima che si schiudano. L’operazione di bonifica, chiamata in gergo tecnico ‘bird control’, è un po’ cara (costa dai 200 ai 300 euro, a secondo del tipo di intervento), ma in molti casi inevitabile. Specialmente, quando la coppia ha nidificato, bisogna mettere in salvo i piccoli e non c’è dissuasore che tenga.

”Non mi posso lamentare, il lavoro c’è e ultimamente arrivano chiamate anche dai privati per ‘bonificare’ tetti e terrazzi dove coppie di Larus hanno nidificato durante il periodo invernale, quando questi non sono utilizzati”, racconta all’Adnkronos Gabriele Siccardi, romano di 33 anni, titolare della ditta omonima e proprietario di 14 esemplari di falchi, che in città fa esclusivamente attività di ‘bird control’ a mezzo falconeria. La sua passione nasce da lontano: galeotta fu la novella boccaccesca sul nobile Federico degli Alberighi e il suo falcone (”leggendo la sua storia, rimasi affascinato da questo mestiere”).

”L’allontanamento con i falchi -spiega- è il sistema più efficace e non cruento per bonificare le zone infestate da volatili”. Questa tecnica, racconta, ” prevede l‘immissione di un predatore in un ecosistema dove è venuto a mancare. La presenza dei rapaci fa scattare naturalmente, nelle potenziali prede, l’istinto di autoconservazione. Se la presenza dei rapaci diventa costante e continua, le colonie interrompono il ciclo riproduttivo per l’insorgere della sterilità da stress negli esemplari maschi, che preferiscono fuggire”. Vista l’alta prolificità delle coppie, laddove possibile si provvede alla rimozione dei nidi (costruiti sui propri escrementi e quindi fonte di infezione) e delle uova appena deposte, che non vengono considerate ancora, dalle nostre leggi, come esseri viventi. Solo a Roma, secondo gli esperti, ci sono più di 20mila esemplari di Larus. La nostra spazzatura e’ il loro buffet, le piccole discariche il loro paradiso. Come in un film di Alfred Hitchcock, di fatto, sono diventati i padroni dei cieli della capitale.



   

 

 

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