2 Giugno Re Giorgio commemora quella che fu la Repubblica Italiana

BANDIERA LUTTO61224_395542597150581_459204858_nRoma 2 Giugno 2013 – E’ un due giugno “sobrio”, non soltanto perchè vedrà i festeggiamenti ridotti in nome dell’austerity, ma soprattutto, perchè non vi è nulla da festeggiare. Mentre la maggioranza dei cittadini fa i conti con la spesa giornaliera, con l’impossibilità di curarsi e con Equitalia, la presa in giro continua. Nessuno ha il coraggio di dire a ciò che una volta era il “popolo sovrano” che la Repubblica Italiana non esiste più in quanto non da ora,  ha ceduto la propria sovranità all’europa dei bankster, e che questa giornata è una vera farsa.

Re Giorgio in un video-messaggio diffuso oggi dal Quirinale, ci ricorda che il lavoro “ormai si impone all’ordine del giorno come problema numero uno” in Europa. Ma nonostante tutto alla camera degli imputati, pensano, dicono e fanno tutt’altro.

Il capo di quello stato che non c’è più, chiede alle forze politiche di “mostrarsi a loro volta responsabili”. E assicura che vigilerà “perché non si scivoli di nuovo verso opposte forzature e rigidità e verso l’inconcludenza”, e, nel nome di una irrinunciabile “stabilità dello stato”, la politica porti avanti tanto le “scelte urgenti e vitali di politica economica e sociale” quanto “la legge elettorale e riforme istituzionali più che mai necessarie”. Parole, parole, parole mentre la disoccupazione crescce, il debito cresce, l’economicidio cresce, i suicidi crescono.
Quello di Re Giorgio è un monito agli utili idioti più che ai cittadini italiani: “Rivolgo a voi tutti un cordiale saluto ed augurio per l’anniversario della nascita della nostra Repubblica (?). Lo celebriamo nel modo più sobrio, riducendo all’essenziale lo stesso omaggio che non può mancare alle forze armate che servono con onore, anche lontano dal paese, la bandiera nazionale e – con l’apporto del volontariato civile – la causa della solidarietà insieme con quella della sicurezza”, ha detto Re Giorgio. “E’ giusto che in questa giornata del 2 giugno – ha aggiunto  – l’Italia dia di sé un’immagine di dignità (?), di consapevolezza (?), di volontà costruttiva (?). Viviamo con profonda preoccupazione il protrarsi e l’aggravarsi della recessione (cercata), la crisi diffusa (indotta), in molti casi drammatica (pilotata), delle imprese e del lavoro. Ma diciamo a noi stessi, come all’Europa e al mondo, che a queste difficoltà non ci pieghiamo (già fatto), che vi reagiamo convinti di poterle superare. Purché scatti uno sforzo straordinario di mobilitazione operosa e di coesione sociale, e insieme un impegno efficace e convergente di governo e Parlamento (ci auguriamo che ciò avvenga, ma per ribellarsi contro le vostre politiche suicide). E in effetti, ci si sta, in queste settimane, muovendo seriamente in direzioni nuove anche in Europa, dove ormai si impone all’ordine del giorno come problema numero uno quello del creare occasioni e prospettive di lavoro per vaste masse di giovani che ne sono privi. In questo senso, per la crescita e l’occupazione non meno che per il risanamento finanziario, ognuno – ha sottolineato Re Giorgio – deve fare la sua parte, perché è decisivo l’apporto di tutti. Vedete, se tocca ancora a me rivolgervi quest’anno il messaggio per il 2 giugno, è perché ho accettato – sollecitato da molte parti – l’onore e il peso di una rielezione a Presidente. Ma ho compiuto questo gesto di responsabilità verso il paese, confidando che le forze politiche, a cominciare da quelle maggiori, sappiano mostrarsi a loro volta responsabili. E il primo banco di prova sta nel discutere e confrontarsi tra loro liberamente ma con realismo e senso del limite, senza mettere a rischio la stabilità politica e istituzionale, in una fase così delicata della vita nazionale”. Parole, parole, parole soltanto parole….

“E quindi – ha aggiunto – vigilerò perché non si scivoli di nuovo verso opposte forzature e rigidità e verso l’inconcludenza, né per quel che riguarda scelte urgenti e vitali di politica economica e sociale, né per quel che riguarda la legge elettorale e riforme istituzionali più che mai necessarie. Occorre recuperare fiducia nella politica e nelle istituzioni, dando risposte concrete soprattutto ai molti tra voi che vivono momenti duri e penosi e sono in allarme per il presente e per il futuro. Ad essi mi sento e resterò vicino. Di qui al 2 giugno del prossimo anno, l’Italia – ha concluso re Giorgio – dovrà essersi data una prospettiva nuova, più serena e sicura. Andiamo avanti con coraggio per potervi riuscire. Ancora un augurio. Viva la Repubblica! (quale?)”.



   

 

 

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