La lotta di Fabiana per sopravvivere, massacrata con 7 coltellate

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Corigliano Calabro (Cosenza), 27 mag.- S’e’ difesa strenuamente Fabiana Luzzi, la studentessa quindicenne uccisa a coltellate e poi bruciata viva dal fidanzato diciassettenne al culmine d’una dita per gelosia. La reazione di Fabiana emerge dal racconto dell’assassino che sabato pomeriggio e’ crollato dinanzi alle domande incalzanti dei carabinieri del comando provinciale e del pm di Rossano, Maria Vallefuoco, che inizialmente l’ha interrogato su delega della procura dei minori.

Il procuratore Beniamino Calabrese e il suo sostituto Simona Tartaglia ieri hanno firmato un decreto di fermo nei confronti del diciassettenne per omicidio volontario aggravato.
Il ragazzo, che ha indicato ai militari in luogo del dramma, ha spiegato d’essere andato a prendere Fabiana all’uscita di scuola col suo scooter venerdi’ mattina poco dopo le 13.30, per chiarire l’ennesima lite legata a gelosie da adolescenti. Lei non voleva salire, ma alla fine s’e’ convinta di fronte alle insistenze del ragazzo.

Un gesto di buon cuore che le e’ costato la vita. Si sarebbero appartati in localita’ Chiubbica di Corigliano, cominciando a discutere. Ma presto il dialogo si sarebbe acceso, coi due che si sarebbero rinfacciati delle piccole infedelta’. Il presunto omicida ha raccontato che Fabiana lo avrebbe offeso, accendendo la sua rabbia sfogata, e’ stato possibile ricostruire con una ispezione su quel che rimaneva del cadavere, con almeno sette coltellate inferte alla ragazza. Fabiana non era morta ma il fidanzato, ormai in stato confusionale, sarebbe salito sullo scooter lasciandola tra l’erba alta e i rovi della campagna alla periferia della cittadina vagando per un’oretta con suo scooter.

In questo frangente un’amica di Fabiana l’avrebbe incontrato e lui, forse per crearsi un alibi, le avrebbe chiesto se avesse visto la quindicenne. Ma la compagna le ha risposto osservando che era andata via da scuola assieme a lui. Ormai completamente incapace di muoversi con raziocinio, il giovane, almeno cosi’ hanno ricostruito gli inquirenti, avrebbe deciso di tornare in contrada Chiubbica per chiudere definitivamente il dramma con un epilogo agghiacciante. Cosi’, per strada, si sarebbe fermato a prendere un po’ di benzina. Quando s’e’ trovato nuovamente di fronte a Fabiana, la ragazzina era agonizzante ma ancora viva.
Questo lo ha raccontato lui stesso ai carabinieri.

Nonostante lo implorasse di aiutarla di non lasciarla morire, le avrebbe versato addosso il carburante dandole fuoco e guardandola bruciare tra i lamenti. E poiche’ il rogo era visibile dalla stradina che correva di fianco allo spiazzo in cui s’erano appartati, avrebbe trascinato il corpo in una boscaglia. In questa occasione si sarebbe ustionato le mani e il volto, tanto da dovere ricorrere venerdi’ sera alle cure prima dell’ospedale di Corigliano e poi del centro grandi ustionati di Brindisi, da dove e’ stato fatto tornare nella notte, quando, dopo la denuncia di scomparsa di Fabiana da parte dei genitori, gli investigatori hanno cominciato a sospettare di quel ragazzino agitato che aveva raccontato d’essersi bruciato con la marmitta dello scooter.

 



   

 

 

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