Pdl, Bondi e Galan: “Basta ideologie, è ora di riconoscere i diritti ai gay”

Bondi

25 mag.  – “A differenza dell’onorevole Roccella e di tanti miei amici non capisco, proprio non capisco, perché i cattolici debbano fare delle battaglie contro chi invoca il riconoscimento delle unioni fra omosessuali, al di là delle diverse e legittime posizioni sul significato del matrimonio”. Lo scrive in una nota il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi aprendo il dibattito.

Con Bondi per un allargamento dei diritti si schiera anche il presidente della commissione Cultura della Camera, Gianacarlo Galan che ricorda: “Lo Stato deve garantire diritti e non negarli. La nostra carta costituzionale lo sancisce molto chiaramente all’art 3, laddove si proclama il principio di uguaglianza, formale e sostanziale. Un divieto di discriminazione chiaro che dovremmo tenere tutti ben presente, a prescindere dall’appartenenza a un partito politico. E’ giunta l’ora che si riconosca il diritto di essere cittadini italiani anche agli omosessuali, garantendogli quei diritti civili che tutt’oggi si vedono negati. Se è vero che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, questa legislatura sarà occasione di più diritti”.

Sempre dal Pdl, Daniele Capezzone plaude alle “parole di civiltà, di ragionevolezza, di buon senso” di Bondi. “Su una regolamentazione moderna e liberale delle coppie di fatto, nel Paese le posizioni aperte sono maggioritarie. Personalmente, sono convinto – sottolinea – che anche in Parlamento sia possibile, superando ogni steccato antistorico, trovare soluzioni ragionevoli che possano unire maggioranze larghissime, senza che alcuna sensibilità sia ferita o trascurata, e senza diatribe tra laici e credenti che potrebbero essere alimentate solo da minoranze irragionevoli”.

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1 Commento per “Pdl, Bondi e Galan: “Basta ideologie, è ora di riconoscere i diritti ai gay””

  1. più che parlare di diritti per qualcuno sarebbe ora di parlare di diritti delle coppie di fatto e soprattutto riconoscendo quello forzato da eventi che impongono all’assistenza a vita dei famigliari portatori di patologie invalidanti che NON trovano e non hanno voce.

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