Cgia: “Aumento Iva colpira’ piu’ le famiglie povere e numerose”

Family and Their HouseRoma, 25 mag. – “Se fra poco piu’ di un mese non verra’ scongiurato l’aumento di un punto percentuale dell’Iva ordinaria attualmente al 21%, gli effetti negativi di questo incremento ricadranno in particolar modo sulle famiglie meno abbienti e piu’ numerose”. A mettere in guardia e’ la Cgia di Mestre. Secondo i calcoli dell’Ufficio studi dell’Associazione veneta, l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia pesera’ maggiormente sulle retribuzioni piu’ basse e meno su quelle piu’ elevate.
Inoltre, a parita’ di reddito i nuclei famigliari piu’ numerosi subiranno gli aggravi maggiori. Per un single, in base alla fascia di reddito, l’aggravio andra’ da 37 a 99 euro mentre per una famiglia di quattro persone da 61 a 120 euro.

“Questa ipotesi va assolutamente scongiurata – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – non si possono penalizzare le famiglie piu’ numerose e in particolar modo quelle piu’ povere”. Le simulazioni realizzate dalla Cgia riguardano tre tipologie famigliari (single, lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico, lavoratore dipendente con moglie e 2 figli a carico). Per ciascun nucleo sono stati presi in esame 7 fasce retributive: in relazione alla spesa media risultante dall’indagine Istat sui consumi delle famiglie italiane, su ognuna e’ stato misurato l’aggravio di imposta in termini assoluti e l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva su ciscun livello retributivo. Si sono tenute in considerazione le detrazioni e gli assegni familiari per i figli a carico, le aliquote Irpef e le addizionali regionali e comunali medie nazionali. Con l’aumento dell’aliquota Iva al 22%, si e’ ipotizzata una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20.000 euro, del 4,1% per quella da 25.000 euro e dell’ 8,2% per le rimanenti fasce di reddito.

L’analisi della Cgia non ha considerato eventuali spinte inflazionistiche che una scelta di questo tipo potrebbe produrre.
Nel dettaglio le simulazioni.

– Single: i 7 casi riguardano un lavoratore dipendente.
L’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sullo stipendio netto annuo si fara’ sentire maggiormente per le fasce meno abbienti. Infatti e’ dello 0,29% su un reddito annuo di 15.000 euro, si abbassa allo 0,27% su un reddito annuo di 55.000 euro.
In termini assoluti l’aumento di imposta cresce man mano che aumenta il livello retributivo. L’aggravio oscilla tra i 37 e i 99 euro.

– Lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico: nei 7 casi presi in esame l’incidenza percentuale dell’aumento e’ inversamente proporzionale al livello di reddito. E’ dello 0,33% per un reddito annuo di 15.000 euro, scende allo 0,30% per un reddito di 55.000 euro. In termini assoluti l’aggravio d’imposta, man mano che cresce il reddito, sale da 51 a 113 euro.

– Lavoratore dipendente con moglie e 2 figlio a carico: anche in questa tipologia famigliare l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva e’ inversamente proporzionale al livello di reddito. Si attesta allo 0,34% su un reddito annuo di 15.000 euro, diminuisce fino a toccare lo 0,31% su un reddito di 55.000 euro. Man mano che cresce il reddito, in valore assoluto la maggiore Iva annua passa da 61 a 120 euro. (Agi)

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