Attentati in Libia, 500 marine pronti all’attacco

bengasi14 magg – Un’autobomba è esplosa presso un ospedale nella città libica di Bengasi, sono morte 15 persone. Tra le vittime ci sono donne e bambini.

Il  Ministero degli Affari Interni della Libia Abdullah Massoud ha parlato dei 30 feriti. Secondo le sue parole, l’onda d’urto ha distrutto un ristorante e ha danneggiato alcuni edifici vicini.

Bengasi è la prima città della Libia, che si è ribellata al colonnello Gheddafi nel 2011. Negli ultimi due anni in città sono avvenuti alcune attentati contro i servizi di sicurezza e le missioni diplomatiche dei Paesi Occidentali.

Una forza di pronto intervento per Bengasi e per una Libia sempre piu’ turbolenta, con un occhio al resto del Nordafrica in fermento, dal confine tra Algeria e Tunisia fino all’Egitto: e’ questo il motivo dello spostamento di 500 Marines dalla base di Moron, nel sud della Spagna, a Sigonella, in Sicilia, annunciato lunedi’ dal Pentagono. A Moron, proprio per eventuali operazioni in Libia, erano stati recentemente inviati 550 marines di un’unita’ ribattezzata “Bengasi” con sei velivoli MV-Osprey, un bi-turboelica in grado di decollare e atterrare come un elicottero per poi volare come un normale aereo.

L’Osprey puo’ trasportare fino a 24 soldati completamente equipaggiati e questi velivoli sono stati trasferiti nel fine settimana nella base aerea a sud di Catania insieme ai Marines e a C-130 da trasporto e rifornimento. Come ha spiegato il portavoce del Pentagono, George Little, compito primario dei Marines schierati a Sigonella sara’ quello di intervenire rapidamente nel caso di nuovi attacchi al personale diplomatico e agli americani presenti in Libia, procedendo se necessario alla loro evacuazione. Lo spostamento a Sigonella, che ospita anche droni Global Hawk e Reaper ed e’ sempre piu’ il fulcro delle operazioni Usa nel sud del Mediterraneo, rientra in una serie di misure per rafforzare la sicurezza degli americani in Libia, dopo l’attacco dell’11 settembre scorso al consolato di Bengasi in cui fu ucciso l’ambasciatore Chris Stevens.
Da gennaio 50 marines proteggono l’ambasciata americana a Tripoli e un team delle forze speciali di base in Germania e in forza ad Africom e’ in allerta. Mercoledi’ scorso l’ambasciata Usa a Tripoli ha anche annunciato una riduzione del proprio staff in seguito al deterioramento della sicurezza e gli assedi di miliziani ai ministeri. Negli Usa sono forti le polemiche, soprattutto dal fronte repubblicano, sul mancato intervento per salvare l’ambasciatore e il suo staff (quella sera sembra che, tranne pochi operativi della Cia situati in un altro edificio a Bengasi, le truppe Usa piu’ vicine si trovassero nella base di Aviano in Friuli), oltre che sulla ricostruzione degli eventi.
Polemiche che Barack Obama ha liquidato come “un circo politico” ma Responsabile dell’azione secondo la Cia fu il gruppo terrorista Ansar al-Sharia legato ad al Qaeda ma l’ambasciatrice all’Onu e fedelissima di Obama (si era alle ultime battute della campagna elettorale per le presidenziali), Susan Rice, racconto’ che Stevens era rimasto vittima della reazione spontanea della popolazione furiosa per un film islamofobo realizzato negli Usa. Negli ultimi giorni e’ emerso che l’allora portavoce del dipartimento di Stato, Victoria Nuland, aveva fatto pressione per modificare la prima versione del rapporto della Cia. (AGI) .


   

 

 

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