Donna incinta uccisa a Trapani, figlia: io sfuggita alla morte

anastasiTrapani, 2 mag. – “Il signor Savalli ha cercato di uccidermi piu’ di una volta”. Cosi’ in aula Simona Savalli, 17 anni, si e’ riferita al padre Salvatore Savalli, deponendo davanti alla Corte di Assise di Trapani al processo in cui l’uomo e’ imputato dell’omicidio della moglie, Maria Anastasi, la trentanovenne al nono mese di gravidanza uccisa e bruciata nelle campagne trapanesi lo scorso 4 luglio.

Con Savalli e’ imputata la sua amante, Giovanna Purpura. All’imputato, che la figlia in aula non ha mai chiama mai padre, sono contestati anche maltrattamenti nei confronti dei figli e della moglie.
Una volta mi ha preso per il collo e ha tentato di strangolarmi. Mi diceva: ‘Devi morire, tu non sei mia figlia’.
Avevo perso i sensi e se mia madre non mi avesse rianimato, sarei morta”, ha riferito la ragazza. Un altro episodio risale alla scoperta della relazione tra i due amanti. “Ho letto un sms sul suo telefono (di Salvatore Savalli, ndr) -ha detto Simona Savalli- inviato dalla signora Purpura in cui diceva ‘sei mio, ti amo tantissimo’. Ho chiesto spiegazioni alla Purpura e lei ha detto prima di essersi sbagliata, poi mi ha rivelato di avere una relazione con lui. Ho chiesto conferma a lui (il padre, ndr) e il signor Savalli ha preso un coltello e me lo ha puntato al collo dicendomi: ‘se parli, ti ammazzo'”.

La teste ha anche raccontato delle presunte violenze e percosse inflitte dall’imputato alla moglie e ai figli. “Tra quelle mura – ha detto la diciassettenne – la mia vita e quella dei miei fratelli era un vero inferno. Eravamo sequestrati in casa”.
Una mattina andai con il mio ragazzo e sua madre dai carabinieri che pero’ mi dissero che non potevo fare la denuncia perche’ ero minorenne. Andammo in un’altra stazione e li’ mi ripeterono la stessa cosa”, ha poi sostenuto Simona Savalli.

“Quel giorno -ha proseguito- andammo nell’abitazione del mio fidanzato, mio padre venne per riportarmi a casa e intervenne la polizia. Andammo in questura. Ai poliziotti -ha raccontato ancora la minore- ho detto tutto quello che mi faceva. La polizia ha poi sentito i miei genitori. Mia madre ha smentito tutto perche’ forse lui (Savalli, ndr) l’aveva minacciata e i poliziotti hanno creduto a lui.

L’indomani, il signor Savalli venne verso di me col dito puntato e mi disse ‘quello che ti faccio e’ per la tua educazione’. Poi mi picchio'”. La teste ha anche riferito che la madre e il fratello una volta sono finiti in ospedale. “Mio fratello per una ferita -ha spiegato- mia madre perche’ il signor Savalli le ha dato un calcio in faccia rompendole il setto nasale. Mia madre racconto’ in ospedale di essere caduta dalle scale perche’ lui la minacciava di non parlare. Lui la picchiava anche quando era incinta. Io non sono mai stata portata in ospedale, pero’ quando avevo gli ematomi il signor Savalli non mi lasciava andare a scuola”. (AGI) .



   

 

 

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