Siria: da Usa 123 milioni di aiuti ai ribelli

proteste siriaISTANBUL, 21 APR – Al termine di una riunione- maratona a Istanbul che si e’ conclusa all’una di notte, i ministri degli esteri degli 11 Paesi occidentali e musulmani del gruppo Amici della Siria, fra cui l’Italia, hanno chiesto l’avvio di trattative per una soluzione politica del conflitto, che ponga fine immediatamente all’attuale bagno di sangue.

L’opposizione siriana ha rassicurato la comunita’ internazionale, preoccupata per l’avanzata della componente jihadista, che non ci saranno vendette e che le armi non finiranno nelle mani sbagliate. E gli Usa, per bocca del segretario di stato John Kerry, hanno annunciato lo stanziamento di altri 123 milioni di dollari di aiuti ‘non letali’ all’opposizione armata.

Secondo la stampa americana, Washington dovrebbe fornire ai ribelli materiale militare ‘difensivo’ mezzi blindati, giubbotti antiproiettile o occhiali di visione notturna.

La riunione si e’ svolta in un clima segnato dalla recente ammissione da parte del Fronte al Nusra, punta di lancia della ribellione, di fare parte della rete di Al Qaida. Una conferma che ha creato disagio nei Paesi occidentali che appoggiano la ribellione sunnita. Il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle ha chiesto all’opposizione ‘moderata’ di prendere ”chiaramente le distanze dal terrorismo”. I ribelli chiedono armi e appoggio militare. Ma il timore, ha detto Westerwelle, e’ che le armi possano finire ”nelle mani sbagliate” cioe’ ai gruppi jihadisti vicini ad Al Qaida.

La coalizione nazionale siriana in una nota diffusa a margine della riunione si e’ impegnata a ”respingere e condannare” il terrorismo e l’estremismo e a garantire che le armi che saranno loro fornite non finiscano appunto nelle mani sbagliate.

La viceministtro degli esteri Marta Dassu’ ha detto che l’Italia considera ci siano ancora ”degli spazi” per una soluzione politica. Il documento finale della riunione di Istanbul chiede che si arrivi ad una transizione che porti ad elezioni per il dopo Assad, senza l’attuale presidente e senza i suoi associati, per i quali ”non c’e’ spazio nel futuro della Siria”.

(Di Francesco Cerri)(ANSAmed).



   

 

 

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