Settore turismo: i nuovi schiavi del lavoro arrivano dall’est

schiavi18 apr – Sono i nuovi schiavi, ma non per la legge. Indossano una divisa da cameriere o barista, oppure da manutentore o portiere. Lavorano in forza di contratti firmati in Romania e altri paesi dell’Est, a quanto sembra regolarmente riconosciuti dall’Unione Europea perché legittimati dal diritto del lavoro nei paesi di provenienza.

Contratti da poche centinaia di euro mensili che non prevedono contributi o li prevedono in maniera molto limitata, privi di diritti per i dipendenti quali ferie e malattia: un colpo di spugna per cancellare decenni di conquiste sindacali e imporre un mercato del lavoro al ribasso. Chi vorrà uno stipendio, dovrà accettare ed adeguarsi a queste nuove regole.

Forme di sfruttamento già viste nei cantieri edili di altre aree della Sardegna, ad esempio l’Ogliastra, e oggi pronte ad essere convertite anche al settore turistico. Le hanno segnalate ai sindacati in un centro di villeggiatura del Comune di Arzachena, dove i dipendenti locali verranno sostituiti da nuova forza lavoro d’importazione. La materia va peraltro maneggiata con cura anche sul piano della comunicazione, per sfuggire al rischio che ad una questione di civiltà vengano attribuiti connotati razzisti e discriminatori: non è una guerra contro l’immigrazione, ma una battaglia perché tutti abbiano condizioni di impiego dignitose.

I nuovi schiavi sono pronti a rimpiazzare i vecchi dipendenti dei villaggi vacanze della Gallura, riscaldati dal sole della vicina Costa Smeralda. Al posto dei contratti italiani – per quanto meno garantisti di una volta, ma pur sempre contratti – accordi zeppi di doveri ma dai quali è stata rimossa ogni forma di tutela.

Il rischio, in prospettiva, è che la liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro porti a strategie di dumping – cioè di abbassamento dei costi di produzione – cui tutti i concorrenti del settore dovranno giocoforza adeguarsi, anche a costo di vedere ridimensionato lo standard qualitativo del servizio.
Oggi Cappellacci firma ad Arzachena l’accordo di programma denominato “Turismo blu”. Punti di vista cromatici: tanti altri il turismo del futuro lo vedono nero.

Francesco Giorgioni



   

 

 

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