Se non hanno il pane, che mangino le brioches!

di Ernesto Micetich

pane8 apr – In un angoletto recondito della nostra memoria collettiva giace assopita questa frase alquanto bizzarra, evocatrice di un’era fosca e bigia nella quale i nostri disgraziati padri non erano altro che una vile massa affamata e soggiogata ad un potere nobiliare ormai anacronistico e parassitario.

Non diró il nome del personaggio per non essere il pappagalletto complice di una tradizione calunniatrice che infanga la memoria di una persona che credo proprio abbia sofferto abbastanza in questa vita perché venga offesa anche da  morta con l’attribuzione di quelle stolte parole, ma dal momento che tutti sanno di chi si tratta, allora sento il dovere morale di deragliare con una piccola digressione dallo scopo del mio articolo per informare coloro che ancora si ostinano a volerle garantire un diritto d’autore di cui sono sicuro farebbe sdegnosamente a meno, che proprio Rousseau, il quale forse fu l’origine involontaria della vile maldicenza dei suoi perfidi detrattori le rese giustizia nelle “Confessioni”.

Infatti, narrando un altrimenti insignificante momento della sua vita:<<Disgraziatamente non sono mai riuscito a bere senza mangiare. Come procurarmi del pane? Mi era impossibile metterne da parte. Farne acquistare dai servi significava tradirmi, e quasi insultare il padrone di casa. Comprarne io stesso, non osai mai. Un signore elegante, la spada al fianco, entrare da un fornaio e comprare un pezzo di pane: era mai possibile? Mi ricordai infine il ripiego di una gran principessa, cui dicevano che ai contadini mancava il pane, e che replicò: “Mangino focaccine.” Comprai focaccine.>> la scagiona poiché il ricordo di quella <<gran principessa>> avvenne mentre l’incolpevole regina stava galleggiando nella sala d’attesa della non esistenza e al suo turno per nascere mancavano ancora parecchi anni. Bisogna pertanto essere proprio cattivi per non ripulire definitivamente il suo ricordo da questa caligine di perfida calunnia, non vi sembra?

Ma anche se falsa nella maternitá questa frase, ricordandoci di Sbarbaro secondo il quale <<pietre sono le parole>>, é in realtá una granitica legione che marcia solidamente compatta nel paludoso silenzio dei secoli e continua ad accompagnarci nel nostro squallido  cammino in quanto nella sua apparente ingenuitá ci mostra in modo cristallino l’angoscia di un tempo nel quale i popoli europei erano soggiogati a dei poteri chiusi nella torre d’avorio di privilegi intollerabili e avevano perso ogni contatto con le sofferenze, le necessitá, la vita stessa di una collettivitá, che stava scivolando sempre piú nell’orrida condizione di una massa degradata e avvilita da una povertá oltraggiosa.

Infatti proprio in questi giorni é avvenuto qualcosa che mi ha indignato profondamente perché quale folgore epifanica che squarcia la coscienza e la fertilizza con il bagliore della consapevolezza mi ha permesso di osservare una volta di piú (perché é da tempo che a queste favolette ho smesso di credere) come al di lá degli orpelli d’ingannevole retorica incaricati dal sistema di illuderci che viviamo in una societá felicemente immersa nella luminescenza della libertá, in realtá siamo ancora sottomessi, proprio come al tempo di Rousseau all’arbitrio di un potere quanto mai distante dalla nostra vita popolare.

In pratica, decenni di delinquenza politica “democratica” hanno distrutto la nostra dignitá di popolo e ci stanno condannando ad esistere tra privazioni e umiliazioni come una grigia fanghiglia plebea calpestata dalla nuova oligarchia di questo perverso reame della globalizzazione.

Ragioniamoci insieme: Da tempo una crisi silenziosa aleggia sulle nostre vite e il popolo italiano (ma anche di altri popoli europei ai quali va la mia affettuosa solidarietá) ha cominciato, lentamente dapprima ma poi in maniera inarrestabile ad inabissarsi nel doloroso strazio di una povertá cosí angosciante che sul vacuo cicaleccio dei dannosi politici risuona ormai come una maledizione di sangue che spero prima o poi si compirá, un funebre gemito di campane per coloro che con italica dignitá hanno preferito uscire da questo mondo nel cui nuovo ordine non rientra la volontá di ospitare persone native d’Europa, invece di pretendere come sanno ben fare certi parassiti  (1) l’elemosina di un aiuto sociale (2).

L’ultima (ma per quanto?) tragedia che ha colpito ben tre persone ha avuto l’onore di un’attenzione speciale, la visita della presidente della camera (3) che si é recata a Civitanova per rendere omaggio alle povere vittime. La notizia é recentissima, siamo nell’aprile 2013, lo sottolineo perché rimanga impressa nel tempo la gravitá dell’affermazione che adesso leggerete. Sí perché tra le tante belle parole pronunciate da questa politica risuona una frase che potrebbe fare concorrenza a quella falsamente attribuita alla sventurata regina di Francia: <<Non immaginavo che in Italia oggi ci fosse tanta povertá, tanto bisogno delle cose essenziali>>.

A parte che il verbo immaginare non é proprio una scelta lessicale felice perché i politici devono sapere, conoscere, non immaginare, la domanda che mi viene spontanea é:<< ma dove ha vissuto fino ad oggi? (4) >> Probabilmente in qualche incantata oasi di benessere economico dalla quale é facile almanaccare con la fantasia e perdersi in iridescenti sogni umanitari in favore del povero “migrante” dal momento che non é un segreto per nessuno che la realtá nostra é quella di un popolo alla fame e che da anni ormai sta purtroppo scegliendo il suicidio come unica uscita dall’orrido incubo di questa maledetta societá affamatrice (5).

L’anno scorso una povera anziana di 80 anni si é uccisa dopo che ha visto la propria pensione decurtata da 600 a 400 euro. Capito? 400 euro! Un anno fa! E questa signora, la terza carica dello stato, solo adesso si accorge che gli Italiani stanno facendo la fame? Adesso non so che cosa ne pensiate voi, ma per quanto mi riguarda é veramente arduo ritenere credibile un governo che elegge come presidente della camera una persona con un’attenzione cosí limitata della nostra realtá sociale da scoprire solo adesso la straziante povertá della nostra gente e che, presumo dall’incarico che ha svolto di portavoce dell’alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati – unhcr,  fino ad oggi le sue battaglie pubbliche non hanno avuto altro scopo che invocare aiuti per i soliti immigrati, (parole sue <<Per oltre venti anni mi sono occupata di temi cruciali del nostro tempo: le crisi umanitarie, le migrazioni, la convivenza civile, i diritti.>> che ben raschiate non significano altro che immigrazione, piú immigrazione…) riguardo ai quali infatti il 14 gennaio, quando ancora non “immaginava” la drammatica situazione degli Italiani scriveva sulla sua pagina una proposta assolutamente inaccettabile <<Sull’integrazione di migranti e rifugiati bisognerà lavorare molto e investire di più per favorire la convivenza civile oggi messa a dura prova in molte parti del Paese>> e che mi sdegna profondamente soprattutto perché propone di <<investire di più>> per gli stranieri quando da oltre nove mesi una povera anziana italiana dormiva suicida al cimitero perché sulla magra pensione di 600 euro lo stato aveva messo le sue “arpagonesche” grinfie riducendogliela a 400.

Ma adesso che ha visto la disperata situazione in cui versano milioni di italiani, che cosa penserá l’attuale terza carica dello stato? Riterrá ancora doveroso spendere milioni su milioni per degli stranieri mentre i nostri compatrioti sono abbandonati alla sorte, in balia dei tormenti della disperazione senza che possano contare su un’istituzione che li aiuti? Se é cosí si sbaglia, lei e tutte le animucce pie dell’amore cosmopolita che infestano la nostra vita nazionale. Proprio cosí! Perché anche nella solidarietá, nell’amore per il prossimo e in tutti gli angelicali e zuccherosi sogni del vostro buonismo esterofilo ci devono essere delle prioritá, proprio cosí “devono” dal momento che attenendoci almeno per un istante al principio di realtá non viviamo in una pubblicitá del Mulino Bianco ma in Italia e poiché l’Italia fino a prova contraria non é un ente di beneficienza, ma una nazione anzi molto di piú, la nostra Patria, allora lo scopo del governo, anzi la sua ragion d’essere non deve essere quella di obbligare la Patria a fare la crocerossina caritatevole al servizio di tutta l’umanitá meno che per i nostri bisognosi ma di garantire il benessere e la prosperitá del popolo italiano, il quale pertanto DEVE avere la precedenza assoluta SEMPRE sugli stranieri purtroppo entrati e che, vi piaccia o no, sono solo una presenza allogena, degli estranei che bivaccano indecentemente sul nostro suolo! E questo anche per garantire quella convivenza civile alla quale si é dedicata per tanto tempo la presidente della camera; perché é ovvio che prima o poi gli Italiani al suicidio dignitoso, potrebbero scegliere altre soluzioni… e sarebbe ora!

(1) É bene che giustifichi questo termine molto forte con un esempio tratto dalla cronaca, uno solo per non appesantire la lettura. Eccolo qui, da Il Resto del Carlino << Modena, 4 aprile 2013 – Una profuga somala ha presentato una querela nella quale attribuisce al sindaco di Palagano, Fabio Braglia, la responsabilità per aver perso la bambina di cui era incinta. La 25enne era stata ospitata nel paesino dell’Appennino modenese quest’inverno. La straniera, assistita dall’avvocato Carlo Ugolini, nella denuncia ai carabinieri dice di aver abortito il 12 gennaio all’ospedale, a causa del freddo patito nella casa dove era stata sistemata con il marito, e accusa il comune di Palagano di non averla sufficientemente assistita, né aiutata negli spostamenti per le visite. Braglia si difende così: “Ho fatto di tutto per queste persone, li ho aiutati in tutti i modi, seguendoli personalmente e dando loro anche dei soldi miei. E ora mi trovo denunciato, sono amareggiato’’. Sulla vicenda la Procura modenese ha avviato accertamenti.>>

Quindi in una nazione dove le persone si suicidano perché non sanno come vivere, questa straniera si lamenta di non essere stata “suficientemente assistita”. Non posso pertanto non  definire questo atteggiamento (e altri simili provenienti sempre dall’ambiente dei migranti) di inaccettabile ingratitudine se non smisurata ingordigia parassitaria assolutamente riprorevole  non solo nell’ambito del contesto sociale nazionale, ma anche nello specifico di quello modenese dove la disperazione é tanta che, leggo in un articolo del 20 marzo 2013 (pochi giorni prima l’assurda denuncia della ragazza somala) dal titolo quanto mai emblematico “Modena: “Malati di spread”, un’impennata di casi e di suicidi” <<Solo nell’ultimo anno e mezzo un aumento della richiesta di aiuto quantificabile in un trenta per cento in più; un’impennata di intenti suicidari e turbe del comportamento, da quello alimentare, anoressia e bulimia, agli attacchi di panico; un disagio di vivere…>>. Non dimenticate inoltre che il giorno dopo la notizia dell’assurda denuncia, a Civitanova due persone si uccidevano per problemi economici (il terzo distrutto dalla morte della sorella). E mentre per questa somala un sindaco puó dire ” li ho aiutati in tutti i modi, seguendoli personalmente e dando loro anche dei soldi miei”, che cosa possono dire le “nostre” autoritá di fronte alle bare dei suicidi italiani?

2)<< Ancora suicidi. Uomini e donne che si tolgono la vita: non solo per disperazione, ma anche per un eccesso di dignità. Preferiscono la morte al disonore di non poter fare fronte agli impegni coi fornitori e col fisco>> osserva Vittorio Feltri nel suo articolo  “Strage di stato” (Il Giornale 6 aprile 2013)

3) La maiuscola é rispetto, ragion per cui troverete parecchie minuscole in questo scritto!

4) Ma siamo sinceri e diciamoci le cose come stanno: Al giorno d’oggi con internet non ci sono scuse! Chi non conosce la drammatica situazione del nostro popolo é solo perché non gliene importa nulla. Come possa pertanto pretendere di fare politica nazionale e addirittura con una simile carica é proprio un mistero dell’amor proprio!

5) << tra il 2008 ed il 2010, segnala la Cgia di Mestre, i suicidi per motivi economici sono saliti del 24,6%.>> Cronaca Milano 8 maggio 2012  “Suicidi Italia. Crisi económica, 34 vittime da inizio anno; analogie con il caso Telecom e analisi”.

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