Robert Zoellick all’Italia: fare le riforme strutturali o la Germania potrebbe stancarsi

Zoellick24 mar. – Se Italia, Spagna e Grecia non metteranno seriamente mano alle necessarie riforme, la Germania potrebbe stancarsi e perdere interesse alla concessione di aiuti.

Lo afferma in un’intervista allo ‘Spiegel’ l’ex presidente della Banca mondiale Robert Zoellick (che ha cessato i suoi rapporti col Gruppo Banca Mondiale lo scorso 30 giugno 2012) , secondo il quale le misure adottate da Mario Draghi, tra le quali l’annuncio di acquistare in maniera illimitata i bond dei Paesi in crisi, “possono solo comprare tempo”, poiche’ “non toccano i problemi fondamentali dell’Eurozona, che sono di natura sia economica che politica, come mostrano i risultati delle elezioni in Grecia, Spagna e Italia, oppure il mancato controllo delle banche a Cipro”.

“Bisogna davvero chiedersi se questi Paesi intendono portare avanti i loro sforzi di riforme”, aggiunge Zoellick, poiche’ “se non lo fanno, in Germania potrebbe venir meno il pubblico sostegno alle misure di aiuto”.

La Germania ha ragione a premere sui Paesi in crisi per l’attuazione delle riforme di struttura, ma per arrivarci deve avere piu’ pazienza.

Robert Zoellick, il quale nell’intervista allo ‘Spiegel’ spiega che “i tedeschi hanno senz’altro ragione quando chiedono riforme di struttura nel resto d’Europa, ma trascurano il fatto che tra queste riforme ed i loro effetti passa del tempo”.
Proprio per superare questa fase, aggiunge il manager americano, “l’annuncio di Draghi e’ stato cosi’ importante. La psiche tedesca e’ pero’ influenzata anche dal fatto che la crisi, per quanto acuta possa essere in molti Paesi d’Europa, in Germania non e’ proprio arrivata“.

Dopo aver sottolineato che nella crisi attuale Angela Merkel ha dato prova di “forti capacita’ di decisione”, Zoellick spiega che il vero problema dell’Ue deriva dalla debolezza di Bruxelles. Dal giorno in cui Jacques Delors ha lasciato la presidenza della Commissione europea  “i governi nazionali hanno sistematicamente indebolito i vertici dell’Ue, dunque non possono quasi contare sull’aiuto di Bruxelles”. La conclusione di Zoellick e’ che “gli Stati europei hanno inviato il segnale di volere a Bruxelles personalita’ dirigenti deboli.
Adesso devono sopportarne le conseguenze”. (AGI) .



   

 

 

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