Malagiustizia, giovane imprenditore accusa: io trattato come un pazzo

malagiustizia17 mar – Ha rischiato di finire in un ospedale psichiatrico e probabilmente si è salvato per il fatto di appartenere ad una delle dinastie più importanti d’Italia dal punto di vista industriale: la famiglia Tassara, un marchio indissolubilmente legato alla siderurgia. Dopo aver denunciato la sua ex compagna per spaccio di cocaina è finito lui stesso a processo per calunnia, diffamazione e addirittura per stalking. La donna che aveva accusato, di diciotto anni  più grande di lui, ricopriva un delicatissimo incarico: quello di giudice penale presso il tribunale di Genova.

FESTINI INSOSPETTABILI – Ex giocatore della primavera del Genoa, una laurea in Finanza, Carlo Carpi è un giovane imprenditore ligure. Quando nel 2005 conosce questa signora ha  22 anni e solo in seguito scoprirà che si trattava addirittura di un giudice. “Durante la nostra relazione – racconta ad Affaritaliani.it – la donna mi ha proposto della droga. Partecipava a dei veri e propri festini a base di cocaina in cui erano presenti anche altri magistrati e avvocati. Al mio rifiuto di diventare complice in questi affari il suo atteggiamento nei miei confronti cambiò drasticamente, arrivò in sostanza a minacciarmi.

Nel novembre del 2007 non sapendo come comportarmi chiesi consiglio a un avvocato e ad un pubblico ministero genovese decidendo poi di denunciare per minacce la mia compagna e per spaccio di droga gli altri componenti del suo giro. Raccontai tutto per filo e per segno all’allora procuratore capo di Genova. La notizia filtrò in modo chiaramente illecito e la mia ex lo venne a sapere: fui così contro denunciato per diffamazione, calunnia e molestie“. Mentre le denunce di Carpi finiscono sul cosiddetto modello 45 (un registro degli atti non costituenti reato troppo spesso utilizzato in Italia per archiviare accuse forse ritenute troppo scomode) quelle della donna procedono speditamente. Tanto che l’imprenditore subisce una perquisizione domiciliare, viene sottoposto a un tentativo di trattamento sanitario obbligatorio ed a tre perizie psichiatriche nelle quali viene riconosciuto sano, attendibile e in buona fede. A gettare un’ulteriore ombra sinistra in questa storia

MANDATO AL CONFINO – Durante le indagini, con l’entrata in vigore della legge sullo stalking, finisce addirittura al confino: “Parlare di stalking è veramente assurdo in assenza di telefonate, lettere, assenza di episodi di violenza, di ingiurie e minacce. L’accusa l’hanno costruita sulla base di due incontri casuali avuti con la donna. Il primo si è svolto in pieno centro a Genova nella via dove si trova la sede centrale della banca dove la mia società ha aperto un conto corrente  come ho dimostrato con la copia del contratto di apertura Il secondo incontro è avvenuto nel maggio del 2009 presso lo stadio del nuoto di Albaro: anche qui ho dimostrato. presentando i 12 scontrini di ingresso, di essere un frequentatore abituale di quelle piscine e dunque che quel giorno non mi trovavo certo lì per vedere la mia ex compagna. Circostanza confermata anche dall’addetto alla vigilanza. Nonostante questo i miei comportamenti sono stati ritenuti persecutori e come misura cautelare il tribunale mi ha obbligato a prendere dimora presso il comune di Sestri Levante, dove io non risiedevo e non avevo alcuna proprietà. Quei sei mesi sono stato quindi costretto a vivere a mie spese in un albergo e a non poter lavorare. Si è scomodato nel sorvegliarmi anche il personale della Digos in borghese. Come se non bastasse mi azzerano la difesa: il mio legale Mario Sossi, famoso magistrato sequestrato dalle Brigate Rosse, viene radiato dall’Ordine degli Avvocati  per motivi poco chiari su istanza della mia ex compagna”.

TOGA VOSTRA – In primo grado Carpi è stato condannato a due anni e 7 mesi per stalking, calunnia, diffamazione e procurato allarme. Da due anni attende che venga discusso il processo d’appello. “Durante il dibattimento la mia ex si è rifiutata di sottoporsi al test andidroga: sarebbe stato per lei il modo più facile, in caso di esito negativo, per smentire le mie accuse. La polizia giudiziaria ha ammesso di non aver svolto alcuna indagine di fronte alla corposa documentazione da me presentata in cui erano incluse le esplicite fotografie dei festini organizzati da alcuni magistrati, la testimonianza del presidente dell’ordine degli avvocati di Prato che delineava un quadro fortemente negativo della donna quando aveva prestato servizio in Toscana, la dimostrazione documentale dell’alto tenore di vita tenuto dai componenti della sua compagnia senza alcuna giustificata e dimostrata capacità reddituale: utilizzavano porsche, andavano in vacanza in Costa Azzurra, frequentazione abituale di ristoranti senza alcun reddito dimostrabile che potesse giustificarlo in modo verosimile. L’aspetto più grave della mia vicenda non è tanto legata al giro di droga ma al sistema giudiziario italiano: hanno cercato di farmi dichiarare incapace di intendere e di volere per rendermi non credibile nelle mie accuse e dall’altra hanno montato un’accusa e una condanna nei miei confronti in contrasto con tutti i documenti che provano l’esatto contrario. Io posso dimostrare che alcuni magistrati in Italia fanno letteralmente quello che vogliono in base ai loro interessi personali e politici, archiviano, rinviano a giudizio, assolvono e condannano con motivazioni false. La differenza che purtroppo esiste tra me e la signora Polak di cui Affaritaliani.it ha parlato nei giorni scorsiè che io appartengo ad una delle più importanti famiglie industriali d’Italia, e per questo motivo sono ancora in piedi.  Tra avvocati, perizie, soggiorno forzato in albergo avrò speso 120.000 euro. Se non ce li avessi avuti chissà dove mi sarei trovato in questo momento”.

Fabio Frabetti per affaritaliani



   

 

 

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