Ecco i costi del Parlamento nell’era della ‘spending review’

euro-butt12 mar – Garantire ai deputati aria fresca d’estate e un giusto tepore nelle fredde giornate d’inverno, nel 2012 è costato agli italiani circa 17 mila euro al giorno, pari a circa 6 milioni 227 mila euro.

Consentire agli onorevoli di salire e scendere in ascensore è costato 1.484 euro al giorno, per un totale di oltre 540 mila euro, mentre tenere i locali della Camera adeguatamente puliti è costato alla collettività 8.219 euro ogni giorno, per un totale di oltre 3 milioni di euro.

Per l’acquisto e la manutenzione di programmi software in un anno sono stati spesi circa 7 milioni 369 mila euro e per consentire ai deputati di imparare ad usarli, con corsi di formazione linguistica ed informatica, ci sono voluti esattamente 400 mila euro.

Queste sono solo alcune delle spese ordinate dalla Camera dei Deputati nel 2012, per complessivi 124 milioni di euro, dopo che il 5 luglio scorso è stato approvato il decreto legge n.95/2012 che oggi tutti conoscono come ‘spending review’. Un provvedimento per una profonda revisione della spesa pubblica che prevede tagli e razionalizzazioni nell’apparato statale, promette benefici ai cittadini derivanti dalla riduzione degli eccessi di spesa ed un risparmio di 26 miliardi di euro entro il 2014.

Dopo le polemiche sui menu a prezzi stracciati serviti in guanti bianchi, il vento del cambiamento è partito proprio dai ristoranti di Camera e Senato.

I due locali hanno subito in breve tempo una profonda trasformazione. Il primo è diventato un self service con vassoi e tovagliette di carta e piatti a 12 euro, che il deputato deve pagare di tasca propria. Le pietanze de luxe, come ostriche o aragoste, sono ancora disponibili sotto forma di ‘piatto speciale’ del giorno, ma in questo caso il deputato deve pagare un conto livellato ai normali ristoranti.

Stessa cosa per il ristorante del Senato, dove il listino è stato alzato a tal punto che i senatori preferiscono andare a mangiare nei locali al di fuori del palazzo, che hanno prezzi più contenuti.

Proprio il risparmio è tra i principali obiettivi di palazzo Madama. Basti pensare che lo scorso 1 agosto l’Aula ha approvato a larghissima maggioranza il Rendiconto delle entrate e delle spese per l’anno finanziario 2011 e il Progetto di bilancio interno per il 2012 che, nel corso del triennio 2012-2014, dovrebbe permettere un risparmio di oltre 110 milioni di euro.

Intanto però, nella Gazzetta Ufficiale del maggio 2012, è stato pubblicato un bando di gara per la “fornitura in noleggio di macchine digitali da ufficio multifunzione e la relativa manutenzione e assistenza”. In altri termini, si parla di stampanti e fotocopiatrici, toner e inchiostri per una cifra di tre milioni e mezzo in 60 mesi, pari a circa 58 mila euro al mese.

I dati dell’ultimo Censimento permanente e monitoraggio dei costi delle auto pubbliche pubblicato da Formez Pa lo scorso 5 marzo, rivelano poi che le auto blu a disposizione degli onorevoli sono ancora molte, 59.202 unità, per una spesa di circa 1.100 milioni di euro. Da sottolineare, inoltre, che in seguito al Dpcm del 13 gennaio 2012, il numero delle auto ha già subito un taglio del 27% che ha determinato un risparmio del 15,4% rispetto al 2011.

E che la Camera dei deputati ha recentemente stanziato 5.656.000 euro per i prossimi tre anni, che prevede un accordo con il Comune di Roma per agevolare la mobilità degli onorevoli e l’ampliamento dei parcheggi riservati e gratuiti in piazza del Parlamento.

Pagare i conti non dovrebbe comunque essere un problema, visto che a fronte della tornata elettorale dello scorso mese di febbraio, i partiti incasseranno presto 91 milioni di euro di rimborsi.

Il calcolo termina con le spese destinate alle pensioni dei parlamentari. I titolari di assegno vitalizio sono 2.500 e percepiscono da un minimo di 2.340,73 euro mensili, nel caso di mandato di 5 anni alla Camera, ad un massimo di 7.203,30 euro nel caso di mandato al Senato di 15 anni.

La riforma Fornero approvata alla fine del 2011 ha eliminato gli assegni vitalizi sostituendoli con il metodo contributivo pro rata, calcolato in base ai contributi effettivamente versati. Tuttavia c’è da considerare che la nuova disciplina vale solo per i nuovi eletti, mentre tutti coloro che avevano maturato il diritto fino alla data di introduzione della nuova legge, continueranno a percepire il loro assegno regolarmente. adnk



   

 

 

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