Ipotesi di una proroga per Monti al governo e Napolitano al Colle

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2 marzo – “Non si puo’ escludere” l’ipotesi di un prolungamento dell’esperienza del governo Monti per varare la finanziaria, lasciando al Parlamento il compito di varare due o tre riforme fondamentali, come il taglio al numero dei parlamentari e la legge elettorale.

Lo dice all’Adnkronos il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, secondo il quale però, l’ipotesi di una proroga del mandato presidenziale di Giorgio Napolitano dovrebbe essere frutto di un gentleman agreement, perché per un mandato-bis ‘ridotto’ bisognerebbe modificare la Costituzione.

Per quel che riguarda il Quirinale, insomma, l’intesa potrebbe essere quella di rieleggere Napolitano in Parlamento, con il tacito accordo, da parte del Capo dello Stato, di lasciare l’incarico una volta completato il percorso-bis dell’esecutivo e una volta varato il mini-pacchetto di riforme. Nel frattempo, secondo Polillo, con Monti ancora a palazzo Chigi, il nostro Paese potrebbe cercare di rinegoziare i tempi del pareggio di bilancio, che gli altri Paesi europei hanno fissato al 2014, anche per rendere più fluido il meccanismo di restituzione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione.

Un’ipotesi, quella del congelamento di palazzo Chigi e Quirinale, che sembrerebbe gradita anche al Movimento 5 Stelle, come ha sottolineato il blogger Claudio Messora che ieri, sulla web tv del movimento: “Il governo in carica resta in carica, c’è una prorogatio e tutto il peso delle riforme passa al Parlamento”. E sempre ieri, proprio Grillo ha commentato positivamente la dura reazione di Napolitano alle parole del candidato della Spd alla Cancelleria tedesca Peer Steinbrueck, che aveva definito “due clown” lo stesso Grillo e Berlusconi, all’indomani del voto.

Sulla web tv del M5S: dare proroga al governo Monti fino a nuove elezioni

Mario Monti non crede che possa avere un seguito la proposta, rimbalzata ieri dal Movimento 5 Stelle, di una proroga del suo governo, mentre il Parlamento attua le riforme più urgenti. Considerazioni basate da un lato sul rispetto istituzionale nei confronti del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che una volta insediato il nuovo Parlamento sarà chiamato a sbrogliare questa complessa situazione politica per capire che tipo di governo dare al Paese; dall’altro su una realistica analisi politica alla luce dei risultati del voto e degli strascichi di una campagna elettorale che ha prodotto veleni ancora in circolo. “Può costituire una soluzione ponte, in funzione della costruzione di una soluzione politica organica, a condizione che questo si accompagni ad una convergenza ampia almeno sulle riforme istituzionali”, è disposto a concedere il senatore Pietro Ichino.

Ma dalle parti di Palazzo Chigi si è consapevoli che Pd e Pdl in questo momento non pensano certo ad una permanenza di Monti alla guida dell’esecutivo, né si dimenticano gli attacchi di cui è stato fatto oggetto sia da parte dei due maggiori partiti che lo hanno appoggiato in questo anno che da parte del Movimento 5 stelle. E allora, che siano loro ad assumersi le proprie responsabilità e ad avanzare una proposta e poi si vedrà come rispondere, naturalmente mettendo in primo piano gli interessi dell’Italia.

“Penso che sia necessario un grande sforzo di responsabilità nazionale -afferma ad esempio Mario Marazziti, neo eletto alla Camera per Scelta civica- l’Italia ha bisogno di riforme strutturali e di futuro, non di instabilità, ma dopo una campagna elettorale dove chi ha salvato l’Italia è stato usato come bersaglio, è bene che chi ha i numeri eserciti la prima responsabilità”. “Noi -aggiunge- abbiamo sempre avuto un programma radicale di riforme strutturali anche per il rilancio dell’economia e ce l’abbiamo anche adesso, ma tocca ad altri dire come vogliono fare”. Insomma, facciano le loro proposte e poi Scelta civica valuterà, ma certo non starà al gioco di chi pensa di trasformarla in un pungiball.

Attesa quindi di vedere materializzarsi in Parlamento i grillini; di valutare quali proposte arriveranno dalle forze politiche, a cominciare dal Pd e dal centrosinistra; di capire anche quali possano essere le reali intenzioni di Matteo Renzi. Ma anche la necessità di mettere a punto una posizione unitaria come forza politica, di fronte a un risultato elettorale definito da Monti “soddisfacente, alla luce del fatto che la notizia della nascita” della lista “risale ad appena il 4 gennaio scorso”, e che proprio per questo non va dilapidato ma capitalizzato.

Tuttavia le difficoltà non mancano. La conta di eletti ed esclusi ha fatto riemergere contrasti tra l’ala cattolica che fa riferimento ad Andrea Riccardi; la componente che si riconosce in Italia futura ed esponenti di più stretta osservanza montiana. Differenze che si cercherà di ricomporre in una riunione degli eletti prevista per la prossima settimana, che servirà per cominciare a mettere a punto una posizione politica con cui affrontare la fase che si apre e per iniziare a costruire gli assetti interni, in vista delle prime scadenze parlamentari. Questioni che naturalmente andranno di pari passo con la definizione dei rapporti tra Scelta civica e l’Udc. Per ora si è entrati in una fase di decantazione, che vede le due componenti dello schieramento impegnate nel rispettivo chiarimento interno e in quest’ottica giovedì prossimo il partito di Pier Ferdinando Casini riunirà il Consiglio nazionale.

Resta confermata la decisione di dar vita ad un unico Gruppo sia alla Camera che al Senato, scelta politica ma anche tecnica, in quanto altrimenti i parlamentari di via due Macelli sarebbero costretti a iscriversi al Misto. Poi, una volta che l’orizzonte interno e anche quello più generale andrà via via a definirsi, si capirà qualcosa in più sugli assetti interni e soprattutto la linea da tenere rispetto alle scadenze legate all’avvio della legislatura, al governo e poi all’elezione del Capo dello Stato.



   

 

 

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