Imprenditore suicida per i debiti. Ma era un errore delle banche: era in credito

suicida imprenditore-crisi-per-apePadova 2 Marzo – Era convinto di avere un debito gigantesco con le banche. Per questo un imprenditore della provincia di Padova ha deciso di farla finita e si è suicidato. Ma in realtà i suoi debiti erano tutti estinti. Anzi, era proprio lui a essere in credito. I due istituti finanziari che gli stavano alle costole gli avrebbero dovuto una cifra oltre pari a oltre 600 mila euro. “E’ stato strozzato da interessi gonfiati e spese non pattuite. Lo tenevano sotto il loro giogo, peggio degli usurai”. La famiglia dell’uomo ha chiesto un risarcimento di quasi quattro milioni.

L’episodio, spiega il Gazzettino, risale al 2011. Solo a due anni di distanza la Confedercontribuenti Veneto ha finito di analizzare i conti correnti dell’imprenditore dell’Alta Padovana e ha stabilito che in realtà erano le banche ad avere debiti nei contronti dell’uomo. La verifica è partita su rischiesta dell’imprenditore.

Il presidente di Confedercontribuenti ha spiegato al Gazzettino che “i familiari hanno appreso che, secondo due dettagliatissime perizie econometrico-matematiche eseguite dal nostro staff, non erano le banche creditrici rispettivamente di 54mila e 40mila euro, ma l’imprenditore stesso”.

Il credito vantato da una delle due banche ammonterebbe, secondo quanto riferito dall’associazione, “a ben 270.627 euro, dei quali 99mila circa di usura e 172mila di anatocismo bancario (il calcolo degli interessi sugli interessi, ndr). 407.060,98 euro il credito per il secondo istituto di credito, di cui 271 mila circa di anatocismo e 136 mila di usura”.

Insomma, “il povero imprenditore già dal 2002-2003, senza saperlo si era messo in pareggio con i propri debiti, e soltanto per effetto di interessi gonfiati, doppi interessi e composti, conditi con commissioni e spese non pattuite, né autorizzate e ingiustificate, le banche lo tenevano sotto il “giogo” dello strozzinaggio, superando di gran lunga il tasso di interesse “soglia” oltre il quale si commette l’odioso illecito di usura, soglia che oggi è circa il 18%”, dichiara Belluco sempre al Gazzettino. La vicenda ora sbarcherà al tribunale di Padova. La famiglia dell’imprenditore ha chiesto un ristoro complessivo di 3 milioni e 768.676 euro.

Affaritaliani



   

 

 

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