Monte Paschi: Nemmeno il FMI potrà salvare Mario Draghi

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13 febbraio 2013  – L’intervento del FMI a difesa di Mario Draghi sul caso Monte dei Paschi è la prova che la posizione del governatore della BCE è indifendibile e l’unica difesa possibile è quella politica. E così l’amica Christine Lagarde ha provveduto, ordinando al portavoce del FMI Gerry Rice una dichiarazione il 5 febbraio. “Il punto di vista della squadra degli ispettori – ha dichiarato Rice – è che la Banca d’Italia ha assunto un’azione appropriata e tempestiva – entro i limiti della cornice legale – per indirizzare i problemi di Mps”.

Gli ispettori del FMI si trovavano in Italia per il periodico controllo dei conti del governo. Come abbiano trovato tempo per ispezionare l’ispezione di Bankitalia su MPS è un mistero. Certo è che il FMI non ha alcuna competenza in materia.

Due giorni dopo, alla conferenza stampa della BCE, lo scopo della dichiarazione si è palesato. Rispondendo alle domande su MPS dei giornalisti “embedded”, Draghi ha prima fatto riferimento al rapporto pubblicato dalla Banca d’Italia che include una cronologia di tutti i passi informali intrapresi dalla vigilanza su MPS dal 2008 a oggi, e ha poi proceduto col leggere l’intera dichiarazione del FMI. Ha concluso con un’auto-incriminazione, affermando: “Non dimenticate che fui io a firmare entrambe le ispezioni. Fu la Banca d’Italia a fornire agli organi giudiziari la maggior parte delle carte e della documentazione”.

Peccato che proprio il documento di Bankitalia mostri che tutte le azioni intraprese da Via Nazionale risalgono a dopo che Draghi se ne era andato alla BCE. Solo dopo il 1 novembre 2011, infatti, Bankitalia si mosse per costringere i vertici di MPS a dimettersi, e “a partire dalla fine del 2011 la Banca d’Italia è stata informata dalla Procura di Siena delle indagini in corso ed è in costante contatto con i magistrati inquirenti”.

Inoltre, se è vero quanto pubblicato dal Wall Street Journal il 6 febbraio, Bankitalia sotto Draghi elargì un prestito segreto di due miliardi a MPS, in cambio di collaterale valutato con un “haircut”. Il rapporto non menziona questo prestito, ma riferisce che nell’autunno 2011 Bankitalia fu costretta a condurre operazioni di prestito titoli per permettere a MPS di aumentare il ricorso al rifinanziamento della BCE.

Se il prestito titoli è aggiuntivo al prestito segreto, significa che: 1. I titoli in possesso di MPS erano talmente scadenti da essere persino inferiori agli standard già “spazzatura” della BCE e 2. Bankitalia sotto Draghi comprò quella “sub-spazzatura” e prestò 2 miliardi in cambio di altra monnezza. Fonti di Via Nazionale citate dal WSJ affermano che il prestito fu ripagato. Nel frattempo, sappiamo come MPS fabbricava i soldi…

Inoltre, non è credibile che nell’agosto 2010, come scrive il rapporto riguardo al veicolo “Santorini”, “dall’ispezione non emergono elementi probanti per avviare una procedura sanzionatoria o una segnalazione all’Autorità Giudiziaria”. Eppure Mario Draghi è un esperto proprio sugli strumenti derivati come quelli usati nello schema Santorini, e ne raccomanda l’uso in uno scritto pubblicato nel 2003, quando era capo europeo della Goldman Sachs. Quello scritto si intitola “Transparency, Risk Management and International Financial Fragility”, fu scritto assieme a Robert Merton (il bancarottiere di LTCM) e Francesco Giavazzi, ed è reperibile in rete.

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