Re Giorgio, il Monte dei Paschi e il pateracchio politico italiano

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8 febbr – Il Sole24 ore di ieri si è lanciato nella campagna elettorale e riporta un intervista a Giorgio Napolitano titolata “Napolitano: Su MPS fare chiarezza e tutelare l’interesse nazionale”. Nell’intervista, rilasciata al suo quasi omonimo direttore del Sole, Roberto Napoletano, dice che in settimana alla Camera c’è stata una puntuale relazione del ministro dell’Economia e“..un’ampia nota scritta della Banca d’Italia. Quest’ultima ha documentato minuziosamente come Bankitalia abbia esercitato fin dall’inizio con il tradizionale rigore le funzioni di vigilanza nei limiti delle sue attribuzioni di legge. E in effetti, la collaborazione che essa ha prestato e presta senza riserve alla magistratura inquirente è garanzia di trasparenza per l’accertamento di tutte le responsabilità”. La novità assoluta è la riproposizione di un’idea, quasi desueta in epoca di europeismo dilagante, che “ci si deve far guidare in ogni momento da quella consapevolezza dell’interesse nazionale”.

Un cambio di passo importante in politica estera, una posizione strategica molto differente dalla quella del Governo Monti. Però, i grandi giornaloni e Mario Monti hanno fatto finta di niente. Questa riproposizione dell’interesse nazionale si accompagna bene con l’orgoglio nazionale che attribuisce a lui il titolo di Re Giorgio, come è stato definito dal New York Times, Espresso e Panorama. Purtroppo, c’è una nota stonata, che rovina la sinfonia quirinalizia. Infatti, conclude l’intervista non da uomo che rappresenta lo Stato, ma nella sua nuova veste di avvocato, difensore dei misteri d’Italia, con una venatura molto ambigua:“Sono altrettanto fermamente convinto che va salvaguardato il patrimonio di credibilità e di prestigio, anche fuori d’Italia, di storiche istituzioni pubbliche di garanzia, insieme con la riconosciuta solidità del nostro sistema bancario nel suo complesso”.

Peccato, l’ultimo “sovrano” ha perso davvero una grande occasione. Nella sua posizione di grande prestigio, avrebbe potuto utilizzare, come ha fatto altre volte, il “presidenzialismo bonario” di cui è titolare esclusivo, per dimostrare al popolo come si sta con la schiena dritta davanti ai poteri forti. Pazienza. Gli mancano novanta giorni prima di fare trasloco e può rimediare ancora. Certo, poteva decidere di giocare le sue ultime carte stando dalla parte della gente comune, dei deboli, una volta tanto. Potrebbe chiamare a rapporto al Colle, ad uno ad uno, quella banda di “scimiette” del non vedo-non sento-non guardo-ma intasco (un bellissimo stipendio con ricchi bonus).

Se vuole può ancora mettersi con i lavoratori del MPS e dell’industria, delle casalinghe che non sanno come tirare a fine mese, dei giovani che vedono il sistema che è tutto marcio e fasullo. Una volta tanto infilare i panni di chi onestamente cerca di fare il suo mestiere nelle professioni, giocando tutta la sua residua credibilità non come avvocato della nomenclatura bancaria e di governo, ma di difensore del popolo. Nell’intervista i due “napoletani”, come nelle vecchie gag di Totò e De Filippo, invocano le paure più profonde, per giustificare la mazzata finale. La difesa di questo fantomatico interesse nazionale, non è messo in pericolo dalla voragine del MPS, ma da chi pretende di far luce su controllori e controllati.

L’inizio dell’intervista è dedicato allo spread BTP-Bund, che forse sta crescendo in questi giorni. Già, lo spread, quasi lo avevamo dimenticato. Accidenti, dove sarà finito dopo tutto questo casino delle elezioni anticipate, delle dimissioni del governo a dicembre, con gennaio invaso dalla campagna elettorale. Ogni sera la Tv propina in dosi crescenti il verbo del triumvirato, quello dei tre leader politici veramente in corsa per il potere politico. Bersani, Monti e Berlusconi sono quelli che governano il paese da anni, che negli ultimi 14mesi hanno combinato disastri inimmaginabili con il loro triciclo. In più, non lasciano spazio al ricambio ed oscurano sulle TV tutti gli altri candidati: Ingroia, Oscar Giannino, Beppe Grillo e Magdi Cristiano Allam.

Se proprio si vuole essere ottimisti, dobbiamo ringraziare la provvidenza, che ha scoperchiato il vaso di pandora prima delle elezioni, per cui si spera che gli elettori ne tengano in debito conto una volta che saranno nel chiuso della cabina elettorale. In questi giorni, chissà cosa diranno le piazze europee di questo spettacolo triste e deprimente della politica italiana, del caso MPS, della gestione delle banche in Italia. In Europa saranno preoccupatissimi, l’economia reale sta veramente male, le fabbriche chiudono, la cassa integrazione è esplosa e certamente tutti gli indicatori dello spread staranno volgendo al peggio. Davanti c’è ancora un mese di campagna elettorale, dura, molto dura. Subito dopo ci sarà il tormentone delle alleanze per fare un governo delle “larghe intese”, visto che il PD di questo passo non ci arrivera ad avere una maggioranza al Senato, anzi, rischia di non averla neanche alla Camera.

Comunque sia si profila il solito “governicchio” dell’inossidabile triumvirato Bersani-Monti-Berlusconi, sempre e solo loro a gestire tutte le risorse di questo ricco Paese. Dopo di che, a partire dal 15 aprile, si andrà all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Il Parlamento, ad andare bene, potrebbe chiudere prima del ponte del 1° maggio, si spera con una persona degna, anche se le premesse non sono buone, perché da un mostro a tre teste non può venire fuori un buon pensiero. Però, mai dire mai. Subito dopo inizierà la campagna elettorale per le comunali di fine maggio, che saranno molto importanti, come lo sono state quelle del 2011 e 2012.

Il 26 maggio una parte degli elettori italiani avranno la possibilità di esprimere il loro giudizio,di votare in modo improprio sul nuovo governo e sul nuovo inquilino del Colle. Infine a giugno arriva l’estate, ci sarà il risveglio a suon di schiaffi, con gli obblighi del fiscal compact e le manovre correttive da lacrime e sangue. A proposito, a inizio febbraio, quanto sta lo spread? Ad occhio e croce, con tutto questo pateracchio politico, il governo dei tecnici che ha tirato i remi in barca, praticamente è in vacanza da un mese, come minimo sarà a mille. Invece no, lo spread è sceso in cantina, intorno ai 260 punti. L’altro giorno era persino a 246, in una lenta discesa, come dimostra il grafico preso dal sito del Sole24ore.

Che strano, l’Europa e i suoi temibili e inflessibili Commissari non si preoccupano più dei nostri conti, infatti sono tutti in campagna elettorale con Monti.

di Daniele Comero   IoAmolItalia



   

 

 

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