Scandalo derivati travolge il Monte dei Paschi, titolo scende del 5%

mpsLo scandalo derivati pesa sul Montepaschi in Borsa: le azioni dell’istituto senese, all’indomani del passo indietro dell’ex presidente Giuseppe Mussari dal vertice dell’Abi, adesso perdono il 5 per cento a 0,26 euro. Forti gli scambi pari a 248 milioni di pezzi, vale a dire circa il 2,1 per cento del capitale. Secondo alcuni analisti, tra cui quelli di Equita sim, la vicenda derivati sta pesando soprattutto sull’immagine della banca, mentre dal punto di vista contabile la situazione sarà tamponata dalla sottoscrizione dei 3,9 miliardi di Monti-bond.

MUSSARI ADDIO ABI, PER MPS BUCO-DERIVATI DA 700 MLN – La mina derivati scoppiata al Montepaschi di Siena mette in ginocchio l’ex presidente Giuseppe Mussari. Stritolato dalla morsa delle polemiche sugli anni della sua gestione, l’avvocato calabrese – ma senese d’adozione – ha deciso di fare un passo indietro dal vertice dell’Abi, consegnando nelle mani del vicepresidente vicario Camillo Venesio le sue dimissioni “irrevocabili”. “Ritengo di dover rassegnare con effetto immediato e in maniera irrevocabile le dimissioni da presidente dell’Associazione bancaria italiana – scrive nella lettera -. Assumo questa decisione convinto di aver sempre operato nel rispetto del nostro ordinamento, ma nello tempo, deciso a non recare alcun nocumento, anche indiretto, all’Associazione”.

Mussari, al suo secondo mandato da presidente, ricopriva questo incarico dal 2010. Si chiude così una delle giornate più amare da digerire nella storia dell’istituto di Rocca Salimbeni. Già in mattinata si era intuito che la situazione stesse precipitando con le indiscrezioni di stampa che svelavano l’esistenza di un’altro contratto di finanza strutturata dal sapore ‘tossico’. Si tratta del derivato con nome in codice Alexandria e si va ad aggiungere a quello emerso la scorsa settimana (firmato con Deutsche Bank, denominato Santorini). Insieme queste esposizioni potrebbero costare adesso al Monte un buco nei conti del 2012 fino a 700 milioni che verrebbero tamponato con i soldi dello Stato, ovvero con i 3,9 miliardi di emissioni di Monti-bond.

A lanciare l’allarme stavolta è stato ‘il Fatto Quotidiano’ che ha ricostruito un’operazione di ristrutturazione del debito da centinaia di milioni con la banca giapponese Nomura (sbarcata in Europa con l’acquisto della Lehman Brothers) nel 2009. Responsabili dell’operazione, oltre a Mussari, gli ex Antonio Vigni (direttore generale) e Gianluca Baldessarri (capo della finanza). Il contratto, da qualche mese al vaglio della Procura di Siena, sarebbe servito a Mps per “abbellire il bilancio 2009” scaricando su Nomura le perdite di un derivato basato su rischiosi mutui ipotecari che poi i giapponesi avrebbero riversato sul Monte attraverso un contratto ‘segreto’ a lungo termine non trasmesso dall’allora vertice ai revisori dei conti Kpmg e a Bankitalia. L’accordo, secondo il quotidiano, è rimasto custodito per tre anni nella cassaforte di Vigni.

L’esistenza del derivato è stata confermata dalla banca che adesso vede alla guida il tandem Alessandro Profumo (presidente) e Fabrizio Viola (Ad). Con una nota è stato precisato infatti che l’incremento deciso lo scorso novembre di 500 milioni di euro dei Monti Bond è stato deciso proprio per assicurare la copertura “degli impatti patrimoniali” causati dai derivati, tra cui l’operazione Alexandria. Un’esame attento della situazione sarà fatto dal Cda entro metà febbraio (data da convocare). Intanto, la reazione della Borsa sul caso è stata pessima. Il titolo ha perso, tra una serie di sospensioni al ribasso, il 5,68% a 0,27 euro. Scambi da capogiro con 621,1 milioni di pezzi passati di mano, pari al 5,31% del capitale. Secondo alcuni analisti ciò che preoccupa non è tanto l’aspetto contabile, viste le coperture in arrivo dai Monti-bond, quanto il danno alla reputazione della banca. Non è da escludere che venga sollevato in consiglio il tema dell’azione di responsabilità ai danni della precedente gestione.

A gettare ulteriori ombre sul caso è poi il giallo emerso in giornata sulle modalità di sottoscrizione del contratto con Nomura e Mps, che vedono ora le due banche su posizioni diametralmente opposte. Da una parte infatti la banca giapponese sostiene che l’operazione Alexandria sia “stata completamente esaminata e approvata ai massimi livelli di Mps incluso il cda e il presidente Mussari”; mentre da Siena è stato precisato che la questione non è mai stata presa in esame dal consiglio. Infine, il ruolo dei consulenti di Kpmg. Secondo la ricostruzione de ‘Il fatto Quotidiano’, che cita una trascrizione telefonica tra Mussari e il numero uno di Nomura, Sadeq Sayed, il presidente avrebbe tenuto al corrente Kpmg sull’operazione ma non avrebbe poi inviato il contratto segreto ai revisori. Fatto sta che adesso Kpmg replica precisando di non essere “mai stata messa a conoscenza di alcun accordo di natura riservata” tra le parti e che “provvederà a tutelare la propria posizione in ogni sede”. Parola quindi alle autorità competenti, anche se qualche domanda verrà sicuramente posta venerdì prossimo in occasione dell’assemblea dagli azionisti. ansa



   

 

 

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