Monti nega il patto con Bersani: Di alleanze si parla dopo voto

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18 genn – La parola “patto” proprio no, nella lista Monti non la vogliono neanche sentire nominare. Perchè un “accordo” con Pierluigi Bersani, prima ancora del voto, il Professore non ha intenzione di siglarlo. E sicuramente non di renderlo pubblico. Allora semmai si può parlare di “chiarimento” sui toni della campagna elettorale, e sulla strategia che Monti ha finora seguito, anche se le fonti ufficiali di palazzo Chigi insistono nel dire che il colloquio è stato unicamente incentrato sui temi di politica estera di cui si fa riferimento nel comunicato: Mali e Consiglio Europeo, oltre alle nomine di alcuni prefetti.

Perchè in ogni caso, in casa Monti l’immagine di un Professore che già ora si siede a discutere con Bersani di future strategie politiche è quanto di più indesiderabile: “Dà fiato alla propaganda berlusconiana che ci dipinge come la stampella della sinistra“. E il dubbio è che la notizia sia stata fatta uscire dal Pd per polarizzare il voto tra Bersani e Berlusconi: un risultato deludente del centro consegnerebbe più seggi del Senato a Pd-Sel in quelle regioni dove dovesse vincere il centrodestra. Senza contare, ammette un centrista, che “un conto è ragionare col Pd avendo preso il 15%, un conto con l’8%”.

Ma altre fonti spiegano che in realtà di politica interna e della campagna elettorale si è parlato eccome. In particolare, della strategia seguita fin qui da Monti: fendenti sì contro Silvio Berlusconi, ma anche continui attacchi a Vendola e alla Cgil. Senza però – e questo sarebbe stato ribadito anche a Bersani – coinvolgere direttamente il segretario Democrat. Perchè la convinzione nell’area di centro è che “alla fine dovremo sederci a discutere con il Pd”, e allora “non avrebbe senso alzare i toni con l’unico interlocutore credibile per il dopo voto”.

Resta però la necessità, per i montiani, di chiarire il confine del dialogo a sinistra: e dunque continueranno le frecciate verso Sel, ma forse si attenueranno un po’ i toni nei confronti di Corso d’Italia. E magari a questo va ricondotta la dichiarazione di Susanna Camusso che, pur ribadendo le critiche di merito nei confronti delle scelte del governo, ha chiarito che “non siamo messi così male per colpa di 13 mesi di governo Monti ma perchè ci sono stati anni di governi di destra”.

Quello che non cambia, nella strategia di Monti, è dunque il negare con forza ogni accordo pre-voto: “Ora si esprimeranno gli italiani, e dopo vedremo i risultati che usciranno dalle urne”. Resta però l’irritazione per il fatto che la notizia del colloquio sia stata fatta uscire, e per i montiani gli artefici hanno un nome e cognome: “Sono stati gli uomini del Pd”. Col dubbio appunto che l’intenzione di Largo del Nazareno sia quella di penalizzare il centro – al limite anche a vantaggio di Berlusconi – per guadagnare seggi in Senato. Da qui le parole pronunciate da Monti ieri sera a Sky, e quindi già dopo il colloquio con Bersani: “I voti credo che giovino, ma governa chi è incaricato dal capo dello Stato e ottiene la fiducia del Parlamento”. Così come le frasi sulla sinistra “conservatrice” alleata del Pd.

Ma oltre questo, giurano dallo staff montiano, non si andrà: “La nostra campagna fatta di idee e contenuti e non di slogan e minacce, ci sta premiando con una crescita continua – spiega Lelio Alfonso, portavoce di Scelta Civica – e non abbiamo alcuna intenzione di cambiarla. Dimostra che siamo il nuovo modo di fare politica”.

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