Napolitano al Papa: bisogna promuovere la solidarieta’ sociale

1 gen. – Esiste “l’urgenza di una rinascita insieme etica, culturale e antropologica, che ci consenta di recuperare e porre alla base delle formazioni sociali e delle istituzioni un ‘noi comunitario’, all’interno del quale si riconosca il fondamento e l’indivisibilita’ dei reciproci diritti e doveri”.

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Lo scrive il Presidente della Repubblica in un messaggio a Benedetto XVI. “In occasione della Giornata Mondiale della Pace, vostra Santita’ ha voluto porre al centro della propria riflessione il ruolo degli “operatori di pace”: donne e uomini che con la propria azione contribuiscono alla ‘ricerca del bene comune, allo sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo'”, scrive Napolitano nel suo messaggio, inviato al Papa in occasione della Giornata della Pace.

“Ancora una volta ho rinvenuto nel suo pensiero molti e profondi stimoli alla riflessione che mi hanno fortemente toccato, interpellandomi sia nelle mie funzioni istituzionali che in quanto cittadino”, sottolinea, “Le sue parole evocano l’urgenza di una rinascita insieme etica, culturale e antropologica, che ci consenta di recuperare e porre alla base delle formazioni sociali e delle istituzioni un “noi comunitario”, all’interno del quale si riconosca il fondamento e l’indivisibilita’ dei reciproci diritti e doveri. Non posso non raccogliere in particolare il suo appello, Santita’, al dovere, per tutti coloro che sono investiti di pubblici poteri, di farsi guidare dal bene comune e dall’interesse collettivo”.

“In un contesto, domestico e internazionale, investito dalle gravi conseguenze della crisi economica e finanziaria, e’ imprescindibile un alto richiamo alle responsabilita’ e al ruolo delle istituzioni”, prosegue il Capo dello Stato, “Spetta ad esse fornire gli strumenti a sostegno della famiglia e per la promozione della solidarieta’ sociale. Spetta ad esse far si’ che il diritto al lavoro, e a un lavoro dignitoso, venga pienamente tutelato, come preteso dalla Costituzione italiana che lo riconosce come elemento fondante della nostra forma di Stato”.

“Colgo con pari interesse il suo invito a ‘trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico‘ ponendo in essere, anche a livello internazionale, politiche ispirate a forme di sviluppo ‘integrale, solidale e sostenibile‘, necessariamente unite ad un’idea di economia rinnovata nei suoi presupposti etici e di pubblica responsabilita'”, scrive ancora, “Volgendo lo sguardo alla dimensione internazionale della vocazione alla pace, dobbiamo purtroppo ancora confrontarci con gravi crisi e situazioni di enorme complessita'”.

Infatti “tanti sono i motivi di preoccupazione per le guerre e le crisi in atto, che sconvolgono la vita di milioni di innocenti civili causando numerose vittime e inaudite sofferenze soprattutto alle persone piu’ deboli. In molti Paesi, soprattutto dell’Africa e dell’Asia, la condizione delle comunita’ cristiane, della loro liberta’ di culto e dei loro pieni diritti civili e’ oggetto di grande preoccupazione e di specifico impegno del Governo italiano. Su tutti questi temi e’ necessario un convinto impegno non solo della diplomazia ma anche, come Ella giustamente osserva, di tutti i potenziali operatori di pace”. (AGI) .



   

 

 

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