Siria, ribelli, armi chimiche e i dubbi dell’occidente

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Di Michael Sfaradi – Tel Aviv 9 dicembre 2012

Considerando che è dalla fine della guerra dello Yom Kippur del 1973 che truppe israeliane non operano in territorio siriano oltre la linea del cessate il fuoco, la notizia riportata dal Times di Londra, nella sua versione domenicale, ripresa da alcune fonti giornalistiche israeliane, è di quelle gravi e da il senso preciso di ciò che sta accadendo nel martoriato paese.

Secondo il giornale inglese e il sito online del settimo canale della televisione israeliana, Arutz Sheva, reparti speciali dell’esercito israeliano specializzati nella guerra N.B.C. (Nucleare, Chimico e Biologico) sarebbero penetrati nelle ultime ore all’interno del territorio siriano e starebbero monitorando lo spostamento delle armi chimiche di fabbricazione russa in mano all’esercito siriano.

Anche se le autorità israeliane mantengono il più stretto riserbo sulle attività di prevenzione all’uso di questo tipo di armi, una fonte, pur non confermando la presenza di truppe di terra oltreconfine, ha fatto chiaramente capire che Israele, fin dai primi giorni della rivolta, tiene sotto controllo i depositi di armi non convenzionali: “Sappiamo da anni la posizione esatta delle scorte di armi chimiche e  biologiche siriane”.

Satelliti e droni senza pilota devono aver volato incessantemente sulla Siria dando un costante aggiornamento della situazione sul campo, questo lo si deduce dal fatto che sempre la stessa fonte ha rivelato che la scorsa settimana c’erano stati chiari segnali che quel tipo di munizioni fossero state spostate in nuovi siti.

Anche se era spuntata l’ipotesi di un intervento mirato e risolutivo al fine di distruggere quelle armi, lo Stato Maggiore dell’esercito israeliano ha subito respinto l’idea di un intervento aereo o di terra, questo a causa dell’elevato rischio di coinvolgere la popolazione civile e provocare una catastrofe con numerosissime vittime innocenti nel caso di esplosioni in superficie con eventuali nuvole di gas nervino o iprite.

La situazione deve essere comunque cambiata dopo la pubblicazione di un video dove si vedono dei ribelli che prendono possesso di uno dei magazzini di armi chimiche, questa novità ha completamente scompaginato la situazione e creato nuovi e ulteriori motivi di preoccupazione.

Sia i ribelli che le truppe governative hanno ora a disposizione armi chimiche e, nel caso, non si potrà più dare con certezza la responsabilità dell’eventuale uso.

La diretta conseguenza di un botta e risposta a furia di armi non convenzionali farebbe diventare la già dolorosissima situazione siriana in uno dei più sconvolgenti eccidi dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi.

Quello che dovrebbe far ulteriormente riflettere l’opinione pubblica mondiale è la pericolosità del possesso di armi di distruzione di massa da parte di nazioni governate da individui che non si fanno scrupolo alcuno di bombardare indiscriminatamente le città di confine, di usare civili come donne e bambini per fare da scudo umano a postazioni militari, di costruire postazioni militari all’interno dei centri urbani e di costruirsi la bomba atomica e nel frattempo gridare ai quattro venti il fortissimo desiderio di distruggere un’altra nazione.

Perché se oggi ci troviamo sul filo del rasoio a causa di armi chimiche fra non molto l’incubo diventerà nucleare.

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